Grandi opere, occupazione e investimenti: le priorità del Green New Deal per Monza e Brianza
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Grandi opere, occupazione e investimenti: le priorità del Green New Deal per Monza e Brianza

Dieci le opere selezionate da Legambiente per la Lombardia nel dossier “Green New Deal Italiano” per fare aprire i cantieri e rilanciare investimenti e occupazione: l’elenco di quelle che riguardano Monza e la Brianza.

Sono dieci le opere pubbliche individuate da Legambiente nel dossier “Green New Deal Italiano” per fare aprire i cantieri e rilanciare investimenti e occupazione anche in Lombardia, inserite nelle 170 opere considerate prioritarie in tutte le regioni d’Italia, oltre a undici emergenze nazionali in attesa di risposte concrete. A farla da padroni in Lombardia sono i temi dei trasporti e delle infrastrutture: opere grandi, medie o piccole che consentirebbero ai lombardi di vivere e spostarsi meglio. I criteri adoperati per la selezione delle priorità sono quelli dell’utilità per i cittadini e il territorio, del miglioramento della sicurezza e della salubrità, dell’innovazione nel sistema della mobilità, di un minore consumo delle risorse naturali e di materia.

Innovazione e sprechi. «La Lombardia è una delle regioni che vanta le più importanti eccellenze nel campo dell’innovazione, eppure proprio qui si registrano tra i più i grandi sprechi di risorse per opere incompiute, mobilità interrotta, infrastrutture obsolete e insicure, progettazioni che non tengono conto dei reali bisogni del territorio ma solo degli interessi economici degli appaltatori - dichiara Barbara Meggetto, presidente di LegambienteLombardia -. Il futuro della Lombardia è necessariamente legato alla riqualificazione delle strade e dei ponti esistenti e al miglioramento delle connessioni ferroviarie, quando al contrario in Regione si continua a tenere in vita progetti di grandi opere stradali e autostradali impattanti e inutili».

Le opere selezionate «raccontano di una regione dove inadempienze, contenziosi, cattiva progettazione, piani finanziari incerti, progetti troppo ambiziosi di project financing, lievitazioni dei costi, tengono bloccate o fanno procedere a rilento opere importanti per il territorio».

Il primo capitolo di priorità è stato definito: “Connettere lo spezzatino ferroviario pedemontano”. «Sulla carta i binari esistono già» annuncia Legambiente: si parte da Novara, a binario unico fino alla diramazione per Malpensa Aeroporto per arrivare a Saronno (VA) su doppio binario poi fino a Seregno su binario unico. «E fin qui tutto (quasi) bene» spiega Legambiente. Male invece se da Seregno, su linee di proprietà Rfi, si vuole proseguire verso Bergamo e Brescia. Il primo tratto, Seregno-Carnate, da dicembre 2018 è chiuso al traffico, mentre il secondo, da Carnate a Bergamo è stato interrotto all’altezza del celebre ponte di San Michele, sulla forra dell’Adda a Paderno e ripristinato il 9 novembre scorso al solo traffico veicolare.

«Il ponte, opera in ferro chiodato, dopo 130 anni di onorato servizio, dalla scorsa estate non offre le minime garanzie di sicurezza per la circolazione dei treni che si prevede possa ripartire nella seconda metà del 2020. Non c’è, quindi, una ferrovia capace di decongestionare il traffico di un’area che da sempre lamenta carenza di trasporti trasversali, ma un rosario di segmenti ferroviari, in parte in uso e in parte dismessi, che collegano sulla carta le più popolose province della metropoli lombarda (Novara, Varese, Como, Lecco, Monza, Bergamo e Brescia) con i due aeroporti di Malpensa e Orio al Serio».

Per quanto riguarda la gronda merci est, l’associazione rileva una situazione di stallo totale: non si parla più del collegamento a doppio binario tra la linea internazionale del Gottardo (Milano-Chiasso via Seregno-Monza) e la ferrovia Bergamo-Treviglio, un raccordo di aggiramento merci rispetto al nodo di Milano nella connessione tra Europa Centro-Occidentale e i porti adriatici. Nello stesso ambito anche la connessione con i valichi svizzeri che potrebbe dare una risposta all’atteso aumento dei flussi di traffico merci del sistema svizzero Alptransit, procede a rilento. La direttrice che collega Milano alle strutture intermodali del Varesotto di Busto Arsizio e Gallarate e, da qui, si innesta sulla linea svizzera del Gottardo, passando per Luino su binario unico ha subito un blocco dovuto a ricorsi ed errori.

Pedemontana. Un altra opera che riguarda da vicino la Brianza e finita nel mirino dell’associazione ambientalista è Pedemontana. «Bisogna fermarla. Il progetto autostradale della Pedemontana Lombarda, anche se non ufficialmente, è naufragato - continua l’associazione -. Un progetto di project financing velleitario, inappropriato, fallito. L’opera, da 4.500 milioni di euro, doveva essere realizzata con contributi pubblici per 800 milioni e, per il resto, con finanziamenti privati, che però non si sono mai mobilitati. I soldi pubblici sono serviti a realizzare il primo, e speriamo unico, tronco dell’opera, che ha devastato centinaia di ettari di preziosi boschi tra il Varesotto e il Basso Comasco. Ma resta del tutto irrisolto il vero nodo di congestione, quello della Brianza centrale, che avrebbe dovuto giustificare l’opera. Non si può e non si deve proseguire il progetto autostradale, anzi va subito azzerato. Deve però essere risolto il grave nodo di congestione con un’opera stradale che colleghi la ex SS35 con la SS36 a nord di Monza, nonché con la tangenziale Est a Vimercate. Serve un’opera veloce ma molto più ‘leggera’, sia in termini finanziari che territoriali, per rispondere alla domanda di spostamenti di breve gittata per il pendolarismo e la consegna delle merci. Si tratta di riqualificare alcuni tronchi stradali, in gran parte già esistenti ma non connessi. Rispetto alla mega opera costerebbe almeno 2.000 milioni di euro in meno».

L’ordinario. Infine, la manutenzione ordinaria della viabilità già esistente: «Troppi anni di mancate manutenzioni e aggiornamenti, uniti a vagheggiamenti su grandi opere autostradali che avrebbero dovuto sostituirle, hanno ridotto le prestazioni di molte direttrici viarie fondamentali. Adesso è davvero urgente correre ai ripari prima che il sistema collassi.

Alcune priorità: la ex-SS35 Milano-Lentate e SP46 Rho-Monza: la superstrada, una delle arterie a massima intensità di traffico della città metropolitana (100.000 veicoli al giorno) deve essere urgentemente riqualificata, aggiornando la carreggiata a standard di sicurezza, risanando ponti e scavalchi, oltre che ponendo termine alla eterna cantierizzazione della Rho-Monza e alle sue opere accessorie.


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