Frode e riciclaggio per 75 milioni: un indagato estradato da Abu Dhabi  e arrestato
La guardia di finanza di Monza

Frode e riciclaggio per 75 milioni: un indagato estradato da Abu Dhabi e arrestato

Da Abu Dhabi al carcere, in Italia: è rientrato nel nostro Paese, scortato da operatori di polizia, con un aereo proveniente da Abu Dhabi, L.P., destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa a fine 2016 dal Giudice per le Indagini Preliminari di Monza – su richiesta della Procura della Repubblica del capoluogo brianzolo – nei confronti di 5 persone per associazione a delinquere, frode fiscale e riciclaggio internazionale.

Da Abu Dhabi al carcere, in Italia: è rientrato nel nostro Paese, scortato da operatori di polizia, con un aereo proveniente da Abu Dhabi, L.P., 62 anni, piacentino, destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere (a Roma, a Rebibbia, ma verrà chiesto il trasferimento in quello di Monza) emessa a fine 2016 dal Giudice per le Indagini Preliminari di Monza – su richiesta della Procura della Repubblica del capoluogo brianzolo – nei confronti di 5 persone per associazione a delinquere, frode fiscale e riciclaggio internazionale.

Su L.P. - considerato il regista dell’operazione- e gli altri soggetti coinvolti nell’indagine “Hidden accounts”, conclusa a dicembre del 2017, le Fiamme gialle monzesi guidate dal colonnello Massimo Gallo hanno indagato 2 anni scoprendo che l’organizzazione operava in ambito internazionale riciclando denaro provento di evasione fiscale perpetrata soprattutto nel settore delle sponsorizzazioni automobilistiche, dalla Formula 1 alle gare minori.

L’attività investigativa ha richiesto numerose rogatorie internazionali con l’Inghilterra, la Germania, la Svizzera e il Principato di Monaco, acquisizioni e perquisizioni – effettuate anche all’estero – audizioni di testimoni ed intercettazioni telefoniche così da individuare numerosi conti cifrati riconducibili a società offshore (con sede a Panama, Emirati Arabi, Isole Vergini, Mauritius e Isole Marshall) gestite dai membri dell’associazione a delinquere tramite alcune fiduciarie svizzere.

Le Fiamme Gialle avevano appurato che 85 imprese operanti sull’intero territorio nazionale, negli anni tra il 2007 e il 2014, si erano avvalse dei servizi illeciti forniti dal gruppo criminale, sottoscrivendo contratti di sponsorizzazione con società di diritto inglese, tutte prive di reale consistenza economica ed aventi la sola funzione di permettere ai soggetti economici italiani l’evasione delle imposte sui redditi, l’esportazione di capitali all’estero e la creazione di fondi neri.

La restituzione dei fondi riciclati, dopo i vari passaggi finanziari estero su estero, avveniva a favore degli amministratori e dei soci delle imprese italiane beneficiarie della frode mediante accredito su conti cifrati accesi oltre confine agli stessi riconducibili oppure con restituzione di denaro contante o in altri casi ancora con investimenti in immobili di pregio siti all’estero.

L’attività d’indagine della Guardia di Finanza, coordinata dalla Procura della Repubblica di Monza (pm Rosario Ferracane e Michele Trianni), aveva portato all’arresto dei 5 indagati e alla denuncia di 82 persone per associazione a delinquere, frode fiscale e riciclaggio per un importo complessivo di 75 milioni di euro, al sequestro di beni e disponibilità finanziarie fino a concorrenza di 10 milioni di euro, alla presentazione di dichiarazioni integrative da parte di diverse imprese che hanno provveduto a regolarizzare la propria posizione fiscale versando volontariamente all’erario 9 milioni di euro.

Nel processo penale scaturito a Monza dall’operazione “Hidden Accounts” sono intervenute sinora 8 condanne a pene detentive irrogate con il ricorso a riti alternativi, mentre è in fase avanzata il dibattimento a carico dell’estradato L.P.

Di fatto l’indagine ‘Hidden Accounts’, come è stata ribattezzata dai finanzieri, era nata dagli accertamenti condotti negli anni passati sulla malagestione dell’autodromo di Monza, in particolare il filone dei reati fiscali che ha già portato a varie condanne in primo grado. Una delle figure chiave di questo seguito d’indagine,si era rivelato un brianzolo domiciliato a Lissone, che si proponeva come procacciatore di sponsorizzazioni nel mondo dell’automobilismo, (secondo quanto riferito dalla formula uno in giù, ma soprattutto serie minori). Oltre al brianzolo, erano stati raggiunti da misura cautelare nel corso degli ultimi 12 mesi il piacentino, un abruzzese di stanza a Londra e due svizzeri a cui facevano riferimento delle fiduciarie di Lugano.


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