Da Monza a Dubai per produrre l’app che salva il cuore: ecco i ragazzi di HearthWatch
Il team di #idontgiveanapp che ha ideato HearthWatch

Da Monza a Dubai per produrre l’app che salva il cuore: ecco i ragazzi di HearthWatch

Due ragazzi di Monza, uno di Lecco, uno di Mestre: insieme hanno creato HearthWatch, l’app salva cuore che dopo avere vinto i concorsi di Microsoft è stata selezionata da un incubatore di startup di Dubai.

A luglio i ragazzi di #idontgiveanapp non erano riusciti a vincere le finali mondiali di Imagine Cup 2015, la competition internazionale che annualmente Microsoft dedica a studenti appassionati di tecnologia, sviluppatori e aspiranti imprenditori. Ma, si sa, quando si chiude una porta si apre un portone. I quattro studenti del Politecnico di Milano, i monzesi Guido Magrin, 22 anni, e Matteo Pilotto, 23, assieme a Luca Montanari, 22enne di Lecco e Luca Bruno, 23 anni, di Mestre, avevano presentato a Seattle, davanti a una platea mondiale, HeartWatch, l’app in grado di monitorare il tracciato cardiaco e di segnalare in tempo reale possibili anomalie.

«Un’esperienza incredibile da cui non siamo tornati a mani vuote – spiega Magrin – Perché lì siamo entrati in contatto con un acceleratore di startup di Dubai». Si tratta di Falcon and Associates, azienda filogovernativa che si occupa di consulenza strategica impegnata, tra le varie e innovative attività, a promuovere, in vista di Expo 2020, “Dubai 100”. I ragazzi di #idontgiveanapp sono stati selezionati a livello mondiale assieme ad altre quattro realtà per partecipare a un programma intensivo focalizzato sul settore “Digital Health”. «Partiremo solo in due – racconta il giovane – io e Luca Bruno. Prenderemo l’aereo il 7 gennaio e ormai manca davvero poco. Ci stiamo preparando al meglio, tanto da un punto di vista psicologico quanto da un punto di vista tecnico». Il team al momento è impegnato a perfezionare il suo prodotto: sta studiando ed elaborando metodi per ottimizzare le raccolte dati e le loro successive elaborazioni. Il desiderio è quello di arrivare negli Emirati Arabi con l’HearthWatch il più completo possibile.

«Ci teniamo molto – prosegue Magrin – a mostrare fino a dove siamo riusciti arrivare con le nostre sole forze. Poi, siamo più che disposti ad accettare tutti i consigli e le modifiche che ci verranno suggeriti: l’obiettivo dei sei mesi di permanenza a Dubai è quello di arrivare ad avere tra le mani un prodotto finito, pronto a essere lanciato sul mercato». Il progetto, sviluppato con la collaborazione di alcuni medici del San Raffaele di Milano, si basa sull’interazione tra due dispositivi, uno smartphone e uno smartwatch. HeartWatch monitora la frequenza cardiaca tramite uno smartwatch ed è in grado di segnalare in tempo reale le anomalie. Tre i diversi tipi di allarme che possono essere lanciati: per le irregolarità meno gravi un avviso sul telefono, per quelle più importanti un allarme sonoro e, in caso di problemi molto gravi, un messaggio inviato a una lista selezionata di amici e familiari.


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