Covid, Speranza su prossimo dpcm: “Non possiamo allentare le misure”
Ministro Salute Roberto Speranza

Covid, Speranza su prossimo dpcm: “Non possiamo allentare le misure”

“Non possiamo allentare le misure”. Lo ha detto il ministro della Salute Roberto Speranza intervento alla Camera e al Senato per illustrare il nuovo Dpcm, il primo del governo Draghi, che entrerà in vigore dal 6 marzo e fino al 6 aprile, vacanze di Pasqua comprese.

“Non possiamo allentare le misure”. Lo ha detto il ministro della Salute Roberto Speranza intervento alla Camera e al Senato per illustrare il nuovo Dpcm, il primo del governo Draghi, che entrerà in vigore dal 6 marzo e fino al 6 aprile, vacanze di Pasqua comprese. Un documento in linea col precedente (di Giuseppe Conte) e presentato in largo anticipo per poter contare sul confronto tra forze politiche.L’aula della Camera ha approvato la risoluzione di maggioranza sulle comunicazioni del ministro della Salute sulle nuove misure anti-Covid.

Tre gli obiettivi principali: ultimare il più rapidamente possibile la prima fase della campagna vaccinale per mettere in sicurezza tutto il personale socio-sanitario, le RSA e i cittadini italiani con più di ottant’anni; dare massima attenzione alle categorie particolarmente fragili, affette da una o più patologie gravi, così come individuate d’intesa con il Consiglio superiore di sanità; avviare le prenotazioni e le prime vaccinazioni per il personale scolastico, “che rappresenta una priorità per alzare il livello di sicurezza delle nostre scuole e favorire la didattica in presenza, e per il personale dei servizi pubblici essenziali”.
Per queste immunizzazioni è utilizzato il vaccino AstraZeneca, che ad oggi è riservato alle persone con meno di sessantacinque anni (il limite di età nei giorni scorsi è stato alzato da 55 a 65 anni).

Speranza ha sottolineato: “Non ci sono oggi le condizioni epidemiologiche per allentare le misure di contrasto alla pandemia. Quello che esprimo è una valutazione condivisa, supportata dai nostri scienziati, dall’Istituto superiore di sanità, dal Consiglio superiore di sanità e dal nostro Comitato tecnico scientifico. Siamo all’ultimo miglio, a un passaggio delicato e decisivo per vincere, finalmente, questa lunga e difficile battaglia che stiamo conducendo da mesi. Adesso, ancor più che in altre fasi dell’emergenza, serve uno sforzo unitario e una leale collaborazione, a Roma come in tutte le Regioni”.

“È fondamentale mantenere un approccio di grande prudenza. Con questo livello di incidenza di casi abbiamo 5 regioni con terapie intensive sopra la soglia critica e l’Rt medio è 0.99, secondo ultimo rilevamento. Quindi l’Rt si avvia con le misure attualmente in vigore a superare la soglia di 1”.

“Dovremo verificare, passo dopo passo – ha detto Speranza - se le misure siano adeguate a fronteggiare la situazione che va delineandosi. La bussola, per me, nella scrittura del prossimo DPCM, che sarà in vigore dal 6 marzo al 6 aprile, deve essere sempre il principio di tutela e salvaguardia del diritto fondamentale alla salute. Nella battaglia a questo virus, che ci ha colpito così duramente, non dobbiamo avere esitazioni: limitare la diffusione del contagio fino a quando, con la campagna di vaccinazione, non argineremo definitivamente il Covid e le sue varianti, è il presupposto indispensabile per tornare a far crescere in modo stabile e sostenibile il nostro Paese. La vittoria sanitaria è la prima e indispensabile mattonella per far ripartire davvero l’Italia: non ci può essere vera crescita, senza sicurezza sanitaria.

Con l’impegno del governo a congrui ristori per le attività che stanno soffrendo.

“Per battere la pandemia - ha continuato il Ministro - l’arma in più, quella determinante, è la collaborazione attiva di ogni persona; è una consapevolezza diffusa delle nostre comunità di osservare tutte le buone pratiche per tutelare la sicurezza individuale e collettiva e i provvedimenti adottati”.

Il Ministro ha poi voluto rivolgere al Paese un messaggio di fiducia: “Argineremo il virus, grazie alla scienza e grazie al lavoro quotidiano del nostro personale sanitario, che non smetteremo mai di ringraziare per il lavoro instancabile che svolge ogni giorno”.
“Il Covid-19, con il progressivo aumento delle consegne dei vaccini, è destinato ad essere arginato. Non è una frase retorica, priva di fondamento, continuare ad affermare che, finalmente, vediamo la luce in fondo al tunnel”.

“I dati – ha detto Speranza - come sempre, sono più chiari e precisi delle parole. In Europa, ci avviciniamo alla soglia di un contagiato ogni 10 abitanti e siamo ad un deceduto ogni 530 abitanti. Un contagiato ogni 10 abitanti credo sia un dato che esprime da solo la forza e la pericolosità di questo virus che stiamo combattendo. Nel mondo, siamo a 112 milioni di casi confermati dall’inizio della pandemia e a 2,5 milioni di persone che hanno perso la vita.”

E per quanto riguarda l’Italia il ministro ha ricordato: “Il 20 marzo nella giornata più drammatica della prima ondata, avevamo registrato 6.237 casi, con una capacità di fare tamponi allora molto ridotta. Dopo il lockdown, a luglio, la media giornaliera era scesa a 237 casi al giorno. In estate, dopo l’allentamento delle misure e alcune riaperture, siamo passati dai 778 casi di luglio ai 1.600 di agosto ai circa 10.000 casi di media a settembre. A ottobre, poi, siamo arrivati a 183.000 casi a settimana. Poi, ancora un rafforzamento delle misure, grazie alle tre fasce, ci ha consentito di superare quelle difficoltà e abbiamo affrontato positivamente le festività natalizie. Nella indiscutibile chiarezza di questi numeri c’è la ragione di fondo che ci spinge a essere particolarmente prudenti, tanto più in questa fase in cui si diffondono varianti pericolose e contagiose”.

Dando uno sguardo all’Europa il ministro ha sottolineato che “la Gran Bretagna da due mesi è nel terzo lockdown in un anno e riaprirà le scuole l’8 marzo; il Portogallo è in lockdown. La Spagna ha adottato un sistema differenziato con misure molto restrittive. In Germania, dove nell’ultima settimana sono stati registrati solo 7.000 casi al giorno, fin dalla metà di dicembre è stato istituito un lockdown generale, il secondo per loro, con chiusura delle scuole, massima implementazione del lavoro a distanza e chiusura degli impianti sciistici; In Francia continuano a perdurare importanti misure restrittive, con chiusure di bar e ristoranti, ininterrotta da ottobre, e coprifuoco che dalla metà di gennaio è stato anticipato alle 18 del pomeriggio. Gli impianti di risalita nelle località sciistiche rimangono chiusi e non si prevede un vero e proprio avvio della stagione invernale. Per la prima volta anche la Svezia, che non ha mai prima adottato misure severe e restrittive di contenimento, si è dotata di una legge nazionale che conferisce al Governo il potere di decidere lockdown totali”.

Sulla situazione in Italia ha detto: “L’Italia si muove nel solco della linea europea di prudenza, di cautela e di primato della difesa del diritto alla salute. Questa valutazione ha portato il Governo, già lunedì scorso, ad approvare in Consiglio dei Ministri il decreto che proroga al 27 marzo il divieto di spostamento tra Regioni e il limite delle due persone per le visite alle abitazioni private in area gialla e in aria arancione. Credo sarebbe un grave errore se all’improvviso, senza una chiara evidenza scientifica, non confortata da robuste analisi tecniche, affrontassimo in modo diverso dalle grandi Nazioni a noi vicine la parte finale della lunga emergenza sanitaria che stiamo vivendo”.

“Differenziare le misure sul piano regionale, legando le scelte a parametri scientifici, ci consente di agire in modo proporzionale all’effettiva situazione di contagio di ciascun territorio e ci ha permesso finora di non ricorrere ad altri lockdown generalizzati oltre a quello del marzo scorso.”

Con il problema delle varianti da affrontare dato che rappresentano il “17,8 per cento dei casi per quella inglese, in crescita per la velocità di trasmissione maggiore, di circa il 35 - 40 per cento e rispetto al ceppo originario. Questa variante presto sarà prevalente nel nostro Paese, come lo sta già diventando negli altri Paesi europei. Altre due varianti, la brasiliana e la sudafricana, sono maggiormente insidiose, in quanto potrebbero ridurre, seppur parzialmente, l’efficacia vaccinale”.

“A seguito della comparsa delle varianti e in conseguenza dell’emergere di focolai caratterizzati da intensa attività virale, sono state implementate diverse di queste zone rosse o arancioni rafforzate, anche a livello sub-regionale. Proprio negli ultimi giorni, infatti, è stata segnalata, da parte di cinque Regioni, la necessità di 25 zone rosse, alcune decise a causa dell’insorgere di focolai epidemici dovuti a variante inglese, altre alla presenza di variante brasiliana o sudafricana. Tali misure restrittive sono indispensabili. Siamo consapevoli che esse comportano sacrifici, ma non vi è altra strada, in questo momento, per evitare un peggioramento del quadro epidemiologico”.

Accelerare la campagna di vaccinazione è, anche in questo senso, l’obiettivo fondamentale da perseguire.

Sulla riduzione del numero di dosi di vaccini ha chiarito: “L’Italia non si rassegna alla riduzione delle dosi, che sulla base dei contratti siglati dalla Commissione europea definisce nel 13,46 per cento la quota di vaccini spettante al nostro Paese per ogni accordo sottoscritto. Con i vertici delle istituzioni comunitarie, d’intesa con le grandi Nazioni europee, stiamo esercitando il massimo di pressione nei confronti delle aziende produttrici affinché si trovino soluzioni necessarie al fine di aumentare la produzione dei vaccini.” “Il nostro Paese, che sin dall’inizio della pandemia ha promosso e sostenuto l’iniziativa comunitaria per l’acquisto centralizzato dei vaccini, sempre d’intesa con la Commissione europea, è al lavoro da tempo per verificare concretamente la possibilità di mettere a disposizione impianti farmaceutici italiani per accelerarne la produzione. Più in generale, la scelta che il Governo intende promuovere con determinazione è quella di continuare ad investire per sostenere e sviluppare il sistema industriale italiano della farmaceutica, che è un asset strategico fondamentale per il nostro Paese, non per coltivare un’illusoria autosufficienza nazionale, ma per essere un partner sempre più forte ed autorevole del sistema produttivo europeo e mondiale”.


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