Coronavirus, Monza ricorda i morti  e invoca San Gerardo:  «In città sono 36 dall’inizio dell’emergenza»
Monza sindaco Dario Allevi (Foto by Fabrizio Radaelli)

Coronavirus, Monza ricorda i morti e invoca San Gerardo: «In città sono 36 dall’inizio dell’emergenza»

Sono 36 a Monza le persone morte per conseguenze del coronavirus dall’inizio dell’emergenza sanitarie. Lo fa sapere il sindaco Dario Allevi alla vigilia del minuto di silenzio in memoria delle vittime. Martedì alle 12.

Sono 36 a Monza le persone morte per conseguenze del coronavirus dall’inizio dell’emergenza sanitarie. Lo fa sapere il sindaco Dario Allevi, in una nota, anticipando i contenuti dell’iniziativa in programma per martedì 31 marzo alle 12: il momento in cui, con fascia tricolore e bandiere a mezz’asta, i Comuni ricordano con un minuto di silenzio le persone che non ce l’hanno fatta. Una iniziativa promossa dalla provincia di Bergamo e sposata da Anci. Col sindaco è attesa la presenza del comandate della polizia locale Pietro Curcio.

«È un gesto simbolico – spiega il sindaco Dario Allevi – per onorare tutte le persone che non ce l’hanno fatta, per colpa di questo maledetto virus. Non sono numeri. Sono donne e uomini con un nome e un cognome, una famiglia, una storia. Donne e uomini che resteranno per sempre nel nostro cuore. Come lo straordinario lavoro che, in tutti gli ospedali, ogni giorno fanno altre donne e uomini. Domani il nostro pensiero sarà rivolto anche ai medici e agli infermieri che da oltre un mese sono in trincea. Noi che siamo la retroguardia di questa guerra li dobbiamo sostenere adottando tutti i comportamenti che ci chiedono le autorità sanitarie. Solo così potremo vincere tutti insieme. E solo così onoreremo i nostri morti».

Sempre martedì, alla stessa ora, il parroco di San Gerardo don Massimo apre l’urna che ospita il corpo del Santo dei Tintori per invocare la sua protezione sulla città. Era già successo nella storia. Pochi giorni dopo la sua scomparsa, nell’anno 1207, gli abitanti di Olgiate Comasco fecero un voto: stremati e terrorizzati per il dilagare della peste, decisero di invocare su di loro la protezione di Gerardo, che a Monza aveva fondato il primo ospedale aperto anche a chi non poteva permettersi di pagare le cure dei medici. Il principio su cui si basa, ancora oggi, la nostra sanità che sta combattendo contro il coronavirus.


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