Coronavirus, lissonese bloccato a Santo Domingo: «Qui con altri 200 italiani, vogliamo tornare a casa»
Lissone: Giuseppe Ranieri bloccato a Santo Domingo

Coronavirus, lissonese bloccato a Santo Domingo: «Qui con altri 200 italiani, vogliamo tornare a casa»

Sarebbe dovuto rientrare a fine marzo, ma l’emergenza coronavirus ha cambiato i piani in tutto il mondo e Giiuseppe Ranieri, di Lissone, è bloccato a Santo Domingo. Insieme ad altri 200 italiani over 65.

Giuseppe Ranieri da tredici anni ha la sua seconda casa durante i mesi invernali a Santo Domingo. Lì si è creato amicizie e relazioni tra i tanti over 65 che, come lui, hanno scelto l’isola caraibica per godere di mare e sole. E anche quest’anno Ranieri, 70 anni il prossimo 1 maggio, di Lissone, è arrivato sull’isola il 9 gennaio e sarebbe dovuto rientrare in Italia il 29 marzo. Con la pandemia in corso, però, tutto è cambiato. E ora, con altri duecento italiani, è bloccato a Santo Domingo senza possibilità di ripartire.

«Già un mese fa, quando abbiamo saputo che in Italia si stava diffondendo l’epidemia di coronavirus, molti hanno cercato di cambiare il biglietto di ritorno, chiedendo di anticipare il rientro – racconta - L’agenzia viaggi però ci ha spiegato che tutti i voli erano stati bloccati».

Sull’isola la situazione è ancora sotto controllo: 1.300, stando a quanto riferiscono i media locali, i contagi e ancora pochi i decessi.

«Le strutture sanitarie qui non sono assolutamente in grado di sopportare una crisi di questo tipo – spiega Ranieri – se il virus dovesse diffondersi in maniera massiccia qui ci troveremmo i morti per le strade. È per questo motivo che io e tutti gli altri italiani vogliamo rientrare in Italia al più presto, prima che il contagio si diffonda anche qui».

Giuseppe Ranieri in queste settimane ha più volte tentato di contattare l’ambasciata italiana per spiegare la situazione e chiedere aiuto. «Gli italiani che sono qui sono soprattutto anziani, molti di questi presentano anche diverse patologie, io stesso sono stato operato al cuore. Servono medicine e cure, ci devono riportare a casa il prima possibile».

Le autorità locali, in accordo con l’ambasciata, hanno già organizzato due voli di rientro, il 22 e 29 marzo. «Il costo del biglietto per quei voli era di 1000 euro, decisamente troppo per la maggior parte di noi pensionati. Hanno potuto permetterselo solo alcuni. Adesso qui a Santo Domingo sono rimasti circa duecento anziani, provenienti da tutta Italia, che non possono permettersi di pagare queste cifre, anche perché noi il biglietto aereo per il ritorno l’avevamo già pagato».

Giuseppe Ranieri, che è stato per anni dirigente infermieristico all’ospedale San Gerardo di Monza, fa da referente per le tante necessità dei suoi compagni di viaggio.
«Mi chiedono consigli sulle medicine da prendere che però qui costano decisamente di più. Inoltre hanno dovuto prolungare il contratto di affitto e molti di loro stanno finendo i soldi».

Ritorno a maggio? Ranieri è riuscito a convertire il suo biglietto di rientro, posticipando la data al 5 maggio. «In un mese però può cambiare tutto, per questo mi auguro di riuscire a ripartire prima. So che l’ambasciata sta già organizzando un terzo volo. Per i primi due avevo presentato una lista di anziani che sarebbero potuti partire, ma nessuno di quelli che ho scritto in quella lista è stato imbarcato sui due voli già partiti. E nessuno dalla nostra ambasciata ha mai risposto alle mie mail».

Anche sull’isola sono già state adottate le misure di protezione e distanziamento. «Restiamo chiusi in casa, molti negozi hanno abbassato la serranda, c’è il coprifuoco dopo le 18. Per ora stiamo bene, ma tutti vogliamo ritornare a casa il prima possibile».


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