Coronavirus, la situazione nelle case di riposo di Monza e Brianza
Casa di Riposo (Foto by Fabrizio Radaelli)

Coronavirus, la situazione nelle case di riposo di Monza e Brianza

Dalla scorsa settimana Regione Lombardia ha stretto le misure anche per le residenze per anziani, tornando a vietare l’ingresso ai parenti per tutelare gli ospiti. Perché il virus è tornato a circolare nelle strutture.

Dalla scorsa settimana Regione Lombardia ha stretto le misure anche per le residenze per anziani, tornando a vietare l’ingresso ai parenti per tutelare gli ospiti. Perché il virus è tornato a circolare nelle strutture. Oltre al caso di Concorezzo, dove nel mese di ottobre si sono registrati una cinquantina di casi positivi e quattordici decessi a Villa Teruzzi che aveva evitato la prima ondata, si registrano positività alla casa di riposo “Fondazione Giuseppe Besana Onlus” di Meda. Anche qui la prima ondata della pandemia non aveva colpito, ma venerdì 16 ottobre due ospiti sono risultati positivi al tampone. Sono stati isolati e fortunatamente stanno benino: «Dopotutto devono già affrontare i problemi dell’età. Ora attendiamo l’esito del secondo tampone», ha sottolineato il direttore Eriberto Motta nei giorni scorsi al Cittadino.

All’interno della Rsa di vicolo Rho ci sono 79 ospiti, il potenziale è di 80 posti letto. Da giovedì 15 ottobre la struttura è tornata a chiudersi completamente all’esterno: niente più visite da parte dei parenti, fatto salvo casi eccezionali come ospiti in gravi condizioni di salute. La “Besana” è stata sin dall’inizio dell’epidemia una Rsa Covid free.
«Stavamo tornando lentamente alla normalità – prosegue il direttore – Ora facciamo un tuffo nel passato e purtroppo torniamo alle restrizioni del mese di marzo. Proseguono naturalmente le videochiamate, ma per le visite di persona bisogna avere molto pazienza». All’interno della casa di riposo “Fondazione Giuseppe Besana Onlus” lavorano 60 operatori, costantemente monitorati. Anche loro nella prima ondata non erano stati toccati dal virus, un caso rarissimo in ambito sanitario.

Le strutture avevano già cominciato a chiudere prima ancora dell’ordinanza regionale, tra dubbi e malumori di famigliari e amici. Ma per una scelta necessaria.

Alla Sant’Andrea di via Crescitelli, in zona parco, la direzione aveva deciso già da qualche tempo di diradare la possibilità di andare a trovare i familiari: «Incontri ogni due settimane per un solo parente maggiorenne - ha precisato Lucia Cassani, direttrice gestionale della struttura - A fronte di un aumento di aggiornamenti realizzati attraverso chiamate e videochiamate. Abbiamo anche stampato e distribuito un vademecum con un lungo elenco di suggerimenti e di buone pratiche da seguire nella vita quotidiana per ridurre il rischio del contagio».

Situazione monitarata anche alla San Pietro di vialone Battisti e alla Bellani di via Lipari. Tamponi eseguiti a tappeto per scongiurare il rischio anche se, rispetto a prima, i risultati arrivano in tempi leggermente più lunghi e sono garantiti entro 72 ore.

In questi mesi le rsa hanno fatto scorta di dispositivi di protezione individuale per farsi trovare pronte a gestire una nuova emergenza. Mascherine chirurgiche, Fpp2, guanti e tutto quello che può servire è stato acquistato e messo da parte. Non mancano nemmeno le stanze tenute appositamente vuote, così da poter accogliere persone in isolamento e in quarantena.
«Siamo pronti - ha confermato Gian Mario Colombo, direttore generale della residenza Don Angelo Bellani - anche se spiace davvero tanto che i rapporti tra gli ospiti e familiari debbano di nuovo ridursi a telefonate e videochiamate: vedersi di persona, scambiarsi un abbraccio sarebbe tutt’altra cosa. Ma dobbiamo tenere duro, e agire tutti correttamente secondo le procedure».

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A Seregno, lo status quo appare sotto controllo, poiché fino al fine settimana non sono stati comunicati nuovi contagi né nel Centro Ronzoni-Villa, che la Fondazione don Gnocchi gestisce in via Piave, né nel Piccolo Cottolengo don Orione di via Verdi (LEGGI L’aggiornamento di lunedì). In primavera, era stato soprattutto il Centro Ronzoni-Villa a far parlare di sé, con 13 decessi tra i degenti anziani, mentre in via Verdi la conta si era fermata a quota 3.

Un operatore e due ospiti positivi (su 13) al Covid, altri cinque dipendenti a casa nell’attesa dell’esito del test. È chiuso da venerdì 16 ottobre il centro diurno Alzheimer della Fondazione Residenza Amica di Giussano. A seguito, infatti, dell’attività di screening decisa dalla Fondazione (mappatura mediante tampone e prelievo ematico settimanale), la scorsa settimana, è emersa la positività di un operatore, che è subito stato allertato e sono scattate le misure previste dai protocolli.
«Tale circostanza – hanno spiegato in una nota il direttore sanitario Goran Novkovic, il direttore generale Alessandro Luigi Giudici e il presidente Giancarlo Pierro – ha portato alla decisione di sospendere le attività del centro e di mappare, tramite gli esami del caso, tutti gli ospiti e il personale ».

Oasi di nome e di fatto, a Besana l’Oasi domenicana è Covid free dall’inizio della pandemia. Oggi conta 65 ospiti, tutte donne, su una disponibilità di 66 posti letto. «Abbiamo nuovamente chiuso alle visite, anticipando le direttive e mettendo lo stop già il 15 ottobre».
Sulla gestione delle visite c’è un occhio di riguardo alla rsa San Camillo dove - spiega il neo direttore padre Lorenzo Testa - si mantengono le massime precauzioni «ma vogliamo continui almeno il contatto visivo: usiamo un teatro a vetrate che affaccia sul parco. I parenti non entrano in struttura ma le famiglie vedono i propri nonni. I nostri ospiti ne traggono enorme beneficio».
Se qui c’erano stati durante la prima ondata alcuni contagi, ad oggi non se ne riscontrano. Idem alla Scola di Brugora, dove gli attuali ospiti sono 161.
«L’attenzione è massima, stiamo facendo uno screening sui nostri 159 dipendenti» dice la presidente Luisa Villa, che ha promesso alle famiglie degli ospiti aggiornamenti costanti e implementazione delle videochiamate.


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