Coronavirus e ritorno a scuola, domande e risposte nel vademecum di Ats Brianza
Un’aula scolastica (Foto by Fabrizio Radaelli)

Coronavirus e ritorno a scuola, domande e risposte nel vademecum di Ats Brianza

Il vademecum predisposto da Ats Brianza per la gestione del rientro in classe degli studenti con l’emergenza Coronavirus ancora in corso. Domande e risposte dalla gestione dei sintomi alla comparsa della febbre a scuola al pranzo in aula.

Arriva il vademecum predisposto da Ats Brianza per la gestione del rientro in classe in tempi di convivenza forzata con il coronavirus. Una serie di domande e risposte per coordinare al meglio quella che sarà la nuova quotidianità scolastica: dalla gestione dei sintomi alla comparsa della febbre a scuola, dal posizionamento dei banchi alla predisposizione di un locale in cui isolare (temporaneamente) i sospetti positivi fino alle regole per il pranzo in aula.

1. Quali le condizioni per poter accedere alla scuola?
Fondamentale per gli studenti e per tutto il personale l’assenza di febbre superiore a 37.5 °C e di sintomatologia respiratoria - rilevate non solo il giorno stesso, ma anche nei tre giorni precedenti. E non bisognerà essere stati a contatto con persone positive per almeno 14 giorni. La presenza di genitori (nonni o altre persone delegate) all’interno della scuola, se non strettamente necessaria come per l’ingresso o per l’uscita dalla scuola dell’infanzia, dovrà essere ridotta al minimo.

2. Quale distanziamento è previsto nelle scuole?
Per le primarie e secondarie il distanziamento minimo previsto tra i banchi, con gli studenti seduti, è di un metro. Almeno due metri sono richiesti tra la cattedra e il primo banco più vicino. L’utilizzo della mascherina è necessario in situazioni di movimento e in generale in tutte quelle situazioni in cui non sia possibile garantire il distanziamento prescritto. Nelle scuole dell’infanzia la necessità, dove possibile, è quella di garantire la stabilità dei gruppi, evitando l’uso promiscuo degli spazi da parte di bambini appartenenti a diverse sezioni e garantendo il principio di non intersezione tra gruppi diversi. Per i bambini al di sotto dei sei anni non è previsto l’obbligo di indossare la mascherina.

3. Servono spazi liberi nel caso sia necessario isolare temporaneamente persone (bambini, alunni, operatori) con febbre e sintomi respiratori?
Per le scuole elementari e medie i documenti tecnici del Comitato tecnico scientifico indicano di adottare una procedura particolare, adatta all’accoglienza e all’isolamento di tutte le persone che dovessero manifestare sintomatologie respiratorie e febbre. In questo caso la persona, a cui sarà fornita una mascherina chirurgica nel caso in cui indossasse quella di comunità, dovrà tornare a casa. Il locale individuato potrà ospitare anche più persone contemporaneamente, a patto che indossino la mascherina e si rispetti il distanziamento. Il locale, poi, andrà pulito e disinfettato in maniera approfondita, secondo le indicazioni fornite dal ministero. Anche nelle scuole dell’infanzia è opportuno organizzare spazi dedicati a ospitare bambini e operatori con sintomatologia sospetta.

4. Cosa fare se a un bambino, mentre è a scuola, sale la febbre oltre 37,5 °C e sviluppa sintomi da infezione respiratoria?
Deve essere immediatamente isolato in un locale dedicato e, nel caso in cui indossasse una mascherina di comunità, dovrà essere invece dotato di una mascherina chirurgica. Se minore, deve essere informata la famiglia e deve essere organizzato il suo rientro, quanto prima possibile, al domicilio, raccomandando ai genitori di contattare il proprio pediatra.

5. Che differenza c’è tra le cosiddette mascherine di comunità e le mascherine chirurgiche?
Le mascherine chirurgiche sono le mascherine a uso medico, sviluppate per essere utilizzate in ambiente sanitario e certificate in base alla loro capacità di filtraggio. Le mascherine di comunità hanno lo scopo di ridurre la circolazione del virus nella vita quotidiana e non sono soggette a particolari certificazioni.

6. Cosa succede quando un alunno risulta positivo all’infezione Covid-19? O un docente? O il personale scolastico?
La segnalazione viene gestita direttamente dal Dipartimento di prevenzione di Ats, che valuta caso per caso e fornisce all’interessato, ai familiari e alla scuola le indicazioni e le disposizioni conseguenti, a seconda del quadro emerso dall’inchiesta epidemiologica.

7. Come vengono puliti gli ambienti scolastici?
Le operazioni di pulizia dovranno essere effettuate quotidianamente secondo le indicazioni dell’Istituto superiore di sanità previste nella circolare del ministero della Salute.

8. Tutte le superfici vanno pulite allo stesso modo?
Nella sanificazione si dovrà porre particolare attenzione alle superfici più toccate: ad esempio maniglie e barre delle porte e delle finestre, sedie e braccioli, tavoli, banchi e cattedre, interruttori della luce, corrimano, rubinetti dell’acqua, pulsanti dell’ascensore, distributori automatici di cibi e bevande. Nel caso in cui vengano usati prodotti disinfettanti e la struttura educativa ospiti bambini al di sotto dei 6 anni, si raccomanda di fare seguire alla disinfezione anche la fase di risciacquo soprattutto per gli oggetti, come i giocattoli, che potrebbero essere portati in bocca dai bambini.

9. Sono previste indicazioni per quanto riguarda la refezione scolastica?
Per il consumo del pasto in mensa si devono garantire le stesse misure di distanziamento fisico di almeno un metro già indicate per gli altri locali destinati alla didattica. Per il consumo del pasto in classe si utilizzerà la disposizione e il distanziamento già previsti per le ore di didattica. Riguardo alle misure igienico-sanitarie si rimanda quelle già in essere per la refezione scolastica. In particolare: regolare l’accesso ai locali mensa prevedendo il mantenimento della distanza di sicurezza di un metro tra le persone, areare spesso i locali e valutare, dove possibile, l’istituzione di percorsi obbligati unidirezionali per garantire un flusso ordinato dei bambini e ragazzi individuando percorsi di entrata e di uscita differenziati. E poi garantire un microclima idoneo, evitando correnti d’aria fredda o di caldo eccessivo durante il ricambio naturale dell’aria ed eliminando la funzione di ricircolo dell’aria condizionata per evitare l’eventuale trasporto di agenti patogeni nei locali di somministrazione alimenti. Sono vietati buffet a self service con alimenti esposti, mentre nei banchi di distribuzione si raccomandano mono porzioni preconfezionate oppure la somministrazione diretta da parte degli addetti. Privilegiare anche l’utilizzo di condimenti, pane, frutta, acqua in confezioni monodose o attraverso la distribuzione diretta ai singoli bambini da parte degli addetti ed evitare, al momento del consumo del pasto, la condivisione dell’utilizzo di posate e bicchieri da parte di più studenti.

10. È possibile utilizzare le aule didattiche per il consumo dei pasti?
Sì, ma è necessaria un’adeguata pulizia delle superfici prima di utilizzarle per il pranzo. La pulizia va effettuata anche al termine del pranzo, prima della ripresa dell’attività nella stessa aula e sugli stessi banchi.

11. Se si usano le aule didattiche per il consumo dei pasti, quali documenti vanno predisposti?
Agli atti del gestore della ristorazione deve essere tenuto l’aggiornamento del documento Haccp.

12. Come deve essere gestita la condizione di “fragilità” dei lavoratori?
La tutela dei “lavoratori fragili” si realizza attraverso la sorveglianza sanitaria eccezionale definita all’articolo 83 del decreto legge del 19 maggio 2020 n. 34 (attualmente in corsi di conversione in legge), assicurata dal datore di lavoro ed effettuata dal medico competente. In assenza del medico competente, il datore di lavoro potrà nominarne uno ad hoc per il solo periodo emergenziale o rivolgersi ai servizi territoriali dell’Inail, che provvederanno con i propri medici del lavoro.


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