Cinquant’anni e tanta diplomazia: chi è il nuovo negoziatore dei carabinieri di Monza e Brianza
L’intervento di un negoziatore

Cinquant’anni e tanta diplomazia: chi è il nuovo negoziatore dei carabinieri di Monza e Brianza

Figura specializzata, è operativa da qualche giorno al Comando provinciale: è stato inviato - senza dover intervenire - a Verano Brianza dove un uomo si era barricato in casa: «Mi sono voluto mettere in gioco con questa nuova esperienza»

Intervenire con polso e diplomazia in situazioni estreme, con persone, magari armate, che minacciano i familiari o loro stesse o in rapine con ostaggi. In casi come questi, quando la pur grande professionalità dei carabinieri delle stazioni locali dell’Arma non basta, interviene lui, il “negoziatore”.
Una figura specializzata, reduce da una dura preselezione e da un corso intensivo di tre settimane all’Istituto Superiore di Tecniche Investigative di Velletri tra lezioni teoriche, fondamenti di psicologia, psichiatria, nozioni mediche ed esercitazioni e simulazioni d’emergenza che mediamente si conclude positivamente per la metà dei frequentanti.

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Ebbene, da qualche giorno anche il Comando provinciale dell’Arma di Monza e Brianza ha il suo negoziatore. Ha cinquant’anni, origini siciliane, luogotenente effettivo al Nucleo Investigativo del comando provinciale di Monza e Brianza, 14 anni trascorsi alla Compagnia di Seregno, e ora proiettato a risolvere situazioni complicate: “Che con l’emergenza sanitaria si sono moltiplicate”, dicono dall’Arma locale.

La nuova figura è fresca di corso, quindi non ha ancora attività ufficiali sul campo, ma ha già “rischiato” di intervenire qualche giorno fa, a Verano Brianza, dove un padre di famiglia, dopo aver picchiato la moglie davanti ai figli, si è asserragliato in casa, con in pugno una pistola che si è in seguito rivelata un’arma giocattolo. È stato chiamato e si è messo a disposizione, ma nel frattempo la porta si è aperta e tutto si è concluso con un arresto.

“Mi sono voluto mettere in gioco con questa nuova esperienza perché sono convinto che occorra sempre andare oltre” racconta, rivelando solo il suo nome di battesimo, e per questa nuova vita si dovrà rendere reperibile 24 ore su 24 e sette giorni su sette, quasi tutto l’anno. Una eventualità che non sembra affatto spaventarlo, già abituato com’è, da anni, a svegliarsi in piena notte per svolgere le attività d’indagine e i pedinamenti. Fare il negoziatore è anche una questione di carattere, bisogna avere quello giusto.

E lui ce l’ha, dice il comandante del Reparto operativo di Monza: “ha una personalità molto umana che lo porta a cercare punti di contatto ed empatia con gli altri, già propria dell’indole del carabiniere, ad ascoltare le persone”. Infatti, come spiegano ancora dal Comando, il negoziatore deve innanzitutto mettersi nei panni nell’altro, essere sincero con lui, professionale, capire i motivi del suo gesto, del suo disagio, ascoltarlo.

L’obiettivo è di arrivare ad avere almeno un negoziatore – figura professionale introdotta dalla Benemerita nel 2004, unica forza di polizia in Italia ad essersene dotata, inizialmente con il Gruppo di Intervento Speciale e poi dal 2009 negli organici territoriali e nei singoli comandi provinciali - per ogni Comando provinciale. Attualmente in Italia sono operative un centinaio di figure, anche donne, ai quali si aggiungono i negoziatori di secondo livello del GIS, il Gruppo intervento speciale, reparto dell’Arma dedicato agli interventi ad altissimo rischio.

Oltre alle necessarie doti psicologiche il negoziatore deve avere anche una attrezzature ad hoc: in aggiunta ai classici telefonini, ricetrasmittenti e megafono possiede un kit di attrezzi speciali che gli permettono di aprire porte e operare su centraline elettriche e telefoniche, un altro di pronto soccorso e gli immancabili fogli e penne oltre a una lavagnetta per comunicare con la controparte e raggiungere l’obiettivo, che talvolta significa salvare delle vite umane. Un lavoro di convincimento che può durare a lungo. Ed ecco che allora che ha a disposizione un equipaggiamento che gli permette di essere autonomo fino a 72 ore. E nel frattempo non è mai solo, sempre supportato dalla linea di comando e dai colleghi.


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