CentoVenti, 16 febbraio 1899: corpi mutilati e il sospetto di magia nera in Brianza
Rubrica 120: la Rivista monzese del 16 febbraio 1899

CentoVenti, 16 febbraio 1899: corpi mutilati e il sospetto di magia nera in Brianza

LEGGI LA NOTIZIA ORIGINALE - CentoVenti, una rubrica per ripercorrere le cronache del primo anno di vita del Cittadino. Nel febbraio 1899 le cronache di episodi quantomeno inquietanti, forse di magia nera.

Magia nera in Brianza? Forse no, forse si tratta di ladri sacrileghi ma insomma: i dettagli lasciano intendere bene altro. E la Rivista monzese, fedele alla sua identità cattolica, 120 anni fa lasciava solo intendere che la Brianza fosse attraversata da episodi quantomeno inquietanti.

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Si tratta delle cronache del mese di febbraio del 1899 quando il giornale settimanale che ha anticipato il Cittadino raccontava in quindici giorni due fatti accaduti fuori dal territorio comunale (perché anche allora, prima della nascita delle edizioni brianzole, il giornale della città si occupava anche del suo circondario).

E allora il numero di giovedì 16 febbraio, quando sulla terza pagina, destinata di norma a raccogliere le cronache di Monza e del territorio, è apparso il titolo “Vandalismo raccapricciante”.

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“A Limbiate venne la notte di venerdì scorso nel cimitero di quel comune svaligiata la cassetta delle offerte: forse per non rinvennero che pochi centesimi, quegli snaturati di ladri deliberarono di turbare la pace dei morti” raccontava la Rivista. “Scopersero prima una tomba di recente tumulazione, levata ,a salma, la spogliarono dei pochi indumenti che la ricoprivano; dissotterrarono poi le salme di due bambini, morti di difterite, e pur queste spogliarono di loro piccoli indumenti”.

Rubrica CentoVenti

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Fin qui niente di diverso dalle premesse di un episodio raccontato nella settimana precedente, ma a Velate. In entrambi i casi, però c’è altro.

A Limbiate “a quanto pare però l’intento di questi necrofori di nuovo conio, non fu solamente quelli di spogliare i cadaveri (per i tessuti, all’epoca preziosi, ndr) perché il cadaverino di una bambina non fu altrimenti rinvenuto, mentre alcune vesti furono lasciate sparse sul terreno. Quale sarà stato il motivo?!” diceva la Rivista a sette giorni dal fatto di Velate, dove “venne da ignoti scoperchiata una tomba”. Una tomba “nella quale era tumulata la bambina di cinque mesi Giuseppina Motta. Il cadaverino venne rinvenuto nudo sul tavolazzo della camera mortuaria col ventre squarciato da cui uscivano le intestine. Pare si tratti di qualche eccesso di fattucchieria”.

“Nefanda violazione di una tomba” era il titolo di un trafiletto a pagina tre del giornale, al termine della pagina di cronaca locale: ma un fatterello (cruento) avrebbe trovato poi una settimana dopo delle conferme capaci di raccontare una linea nera di credenze che attraversavano ancora la Brianza.


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