Caso Segre, a Lissone il consiglio comunale  ha deciso, con il “no” della Lega: «Meroni si deve dimettere»
Fabio Meroni (Foto by Fabrizio Radaelli)

Caso Segre, a Lissone il consiglio comunale ha deciso, con il “no” della Lega: «Meroni si deve dimettere»

Durante la seduta di lunedì 29 novembre approvato (18 consiglieri a favore, 2 contrari (Lega) e 1 astensione al voto da parte di Forza Italia), l’ordine del giorno con la richiesta di dimissioni del consigliere del Carroccio.

Caso Segre: il consiglio comunale di Lissone ha approvato (18 consiglieri a favore, 2 contrari (Lega) e 1 astensione al voto da parte di Forza Italia), l’ordine del giorno con la richiesta di dimissioni del consigliere Fabio Meroni. Dura la condanna espressa in aula dalle forze e dai gruppi di maggioranza, fautori del documento posto con urgenza come primo punto all’ordine del giorno della seduta di lunedì 29 novembre durante la quale Meroni ha preso parola spiegando (l’intervento è in seguito stato pubblicato sulla sua pagina Facebook) le sue ragioni e i futuri intenti. Il consiglio comunale si è espresso condannando senza se e senza ma il gesto dell’esponente politico della Lega. Simone Ravasi (lista Concetta Monguzzi Sindaco) parla di «scritte offensive, inopportune e vergognose che vanno condannate», precisando che «sono altrettanto ignobili e vergognose le parole offensive rivolte al consigliere Meroni da parte di chi, fingendosi dalla parte giusta, lo ha minacciato. Noi condanniamo non la persona alla quale va tutto il rispetto, ma il suo gesto».

Secondo Ravasi, le dimissioni consentirebbero a Meroni di riconoscere il suo errore e di ridare credibilità alla politica. «Chi ricopre incarichi pubblici deve adempiere alle sue funzioni con disciplina ed onore, tali principi non sono stati rispettati» ha aggiunto.

Duro l’affondo del consigliere Giovanni Angioletti (Lissone Bene Comune) Meroni ha evocato «un sentimento di odio e disprezzo profondo dell’essere umano» e come un coltello «ha sfregiato le istituzioni, che dovrebbe rappresentare, e Lissone». E aggiunge. «La scelta era tra chi è tatuato e chi tatua, tra vittime e carnefici, lui ha scelto di stare dalla parte di chi tatua e, offendendo l’umanità, ha offeso libertà e democrazia e non ha più diritto di rappresentarla». Dal Listone, Daniele Mariani si dice «basito» perché «detto non da uno sprovveduto, ma da chi ha cavalcato scenari politici che contano e le scuse non bastano». Aggiungendo che «non c’è stata una caduta di stile, ma si tratta di un messaggio che ha avuto un fine, e dobbiamo essere resistenti davanti a questi avvenimenti, in grado di dire ci stiamo o non ci stiamo. Questa è una delle poche volte in cui non si può sbagliare».

Se il consigliere Attilio Brivio (Pd) precisa che «diffamare ed offendere non può far parte dell’attività politica», il sindaco di Lissone, Concettina Monguzzi, ribadisce che «le parole di Meroni sono risultate violente» e che «di fronte a quanto letto non si doveva rimanere in silenzio». Anche dall’opposizione giungono prese di distanza. Ruggero Sala (Fratelli d’Italia) rimarca però di «apprezzare il discorso fatto da Meroni in aula perché ha capito di aver sbagliato» e parla di un’assise che «mi sembra un tribunale». «Posso condannare quello che ha scritto, però ho anche apprezzato quello che ha detto in aula e mi rivolgo a lui, lo conosco da 30 anni, non è fascista, nazista - ha aggiunto Sala guardando Meroni negli occhi -però ho fiducia, mi affido al tuo senso di responsabilità nei confronti dei cittadini lissonesi, della coalizione che ti ha candidato. Comportati di conseguenza, e noi saremo sempre al tuo fianco, nel rispetto delle persone, sempre».

«Fabio non è negazionista, è solo critico verso certi provvedimenti. In questo caso prendo le distanze dall’assolutismo e dal pensiero unico e lo dico da tri-vaccinato - afferma il consigliere comunale della Lega, Ambrogio Fossati che con Meroni ha evidentemente un legame politico ed affettivo - l’ho conosciuto 32 anni fa; la nostra è una vita politica binaria e sono certo che Meroni non si dimetterà, in caso contrario lo farò anch’io».

«È un fatto che mi ha fatto venire la pelle d’oca» afferma Daniele Fossati (Forza Italia). «Sono d’accordo su qualsiasi tipo di contestazione, ma ci sono alcune situazioni che hanno dei limiti. Pur condannandolo, non parteciperò alla votazione sull’odg, decido di astenermi perché non foglio fare il «Maramaldo»: quando uno è in difficoltà, non sono uno che infierisce». «Non condividiamo le calunnie sul suo conto antisemita» afferma Elisa Ratti (Gruppo Misto), che definisce il post di Meroni «errore grossolano e greve».

«Le scuse le ho sentite molto sincere, però il fatto rimane in tutta la sua gravità» dichiara Roberto Perego (Lissone in Movimento) che parla di «parole indifendibili sotto ogni punto di vista» e chiede a Fabio Meroni «un passo indietro per lui, per il suo partito e per Lissone. Un atto di coraggio che dovrebbe fare». Pier Marco Fossati (Movimento 5 Stelle Lissone) afferma che il post di Meroni «ha evocato qualcosa che fa male a tutti, un numero che annienta l’identità di una persona; il limite si è superato».


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