Caso Panem: gli imprenditori interessati c’erano, il curatore li scoraggiava
muggiò panem corteo (Foto by Luca Scarpetta)

Caso Panem: gli imprenditori interessati c’erano, il curatore li scoraggiava

Gli imprenditori interessati all’acquisto della Panem c’erano, il curatore li scoraggiava. La vendita dell’immobile dell’azienda nelle indagini della Procura: ecco come venivano allontanate le società interessate. Per il curatore si profila la richiesta di giudizio immediato. Ma si indaga anche su altro.

Le proposte c’erano. Imprenditori interessati a rilevare la Panem di Muggiò. E dare quella “continuità di produzione”, che significava posti di lavoro. Ma, da quanto rivelano gli atti dell’inchiesta aperta dalla procura di Monza per corruzione e turbativa d’asta in relazione alla vendita del capannone della fallita azienda muggiorese (per la quale si profila la richiesta di giudizio immediato), sarebbe stato lo stesso curatore a scoraggiare gli interessati, perché di fatto quel capannone era già assegnato.

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Il 28 novembre 2017, per esempio, gli investigatori della Guardia di Finanza intercettano una telefonata tra il rappresentante di un’azienda di Bollate, socio della stessa al 60%, e Cristiano Poponcini, il curatore fallimentare e commercialista brianzolo arrestato nei mesi scorsi assieme all’agente immobiliare Patrizia Cattaneo per la vicenda Panem. Il primo si dice interessato all’acquisto assieme ad altri soci legati in un consorzio “a trecentosessanta gradi per stabile, marchio e pure i macchinari”, aggiungendo di essere già attivo professionalmente in quel settore (“facciamo già questo tipo di attività”), e che “ovviamente” volevano fare “un discorso di continuazione della produzione”. Anche perché, il potenziale acquirente si sarebbe presentato mostrandosi sicuro di conoscere la situazione dell’azienda muggiorese.

Solo l’immobile. Ma Poponcini, secondo quanto emerge dalle indagini, come successo in altre occasioni avrebbe cercato subito di dissuaderlo, replicando che in vendita c’è solo l’immobile (“non aveva più senso partecipare alla gara quando si vendeva tutto no?…” – dice Poponcini - La situazione adesso diventa più complessa…. nel senso che ciò che va in vendita a gennaio è solo l’immobile…”).

Il curatore, che per il suo ruolo deve fare l’interesse dei creditori, si spinge ad affermare che l’asta sarebbe andata sicuramente deserta e che successivamente si sarebbe proceduto alla vendita dell’immobile, dell’azienda, del marchio e dei macchinari, ad un prezzo sicuramente più vantaggioso. E ugualmente sarebbero stati scoraggiati anche altri soggetti interessati (un azienda di Senago, e altri ancora) a continuare la produzione o ad acquistare non solo l’immobile ma anche i macchinari, facendo leva sul fatto che all’interno dello stabile fosse in corso un affitto di ramo d’azienda e che quindi i tempi per la consegna dello stesso sarebbero stati abbastanza lunghi. In realtà quel capannone (solo quello), secondo le tesi dell’accusa, era destinato ad un cliente della Cattaneo, il brianzolo Gianni Battista Giussani (anche lui raggiunto da misura cautelare per questi fatti, definito nelle conversazioni “l’interlocutore perfetto”).
Perché tra Poponcini e la Cattaneo c’era in essere un “gentlemen agreement”, così lo definiva la donna, in base al quale “se i clienti sono miei (sempre riferito alla Cattaneo) propongo tranquillamente a Cristiano di fare metà per uno sulla provvigione”.

Poponcini, la scorsa settimana, era in Procura. Oltre al caso Panem, i magistrati hanno in corso ulteriori accertamenti.


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