Blocco degli straordinari e treni da museo: i pendolari pagano con ritardi e cancellazioni
Treni, ritardi venerdì 9 marzo

Blocco degli straordinari e treni da museo: i pendolari pagano con ritardi e cancellazioni

Uno stillicidio di ritardi e cancellazioni che prosegue ormai da più di una settimana, anche dopo l’emergenza del “Piano neve” che aveva portato a cancellazioni e soppressioni e lo sciopero. Perché? Per il blocco degli straordinari e treni quasi da museo.

Uno stillicidio di ritardi e cancellazioni che prosegue ormai da più di una settimana. Sono giorni da allarme rosso sulle linee pendolari che attraversano Monza e la Brianza. Giovedì 8 marzo c’è stato lo sciopero. Se la scorsa settimana la Caporetto di Trenord aveva un nome e un cognome, il “Piano neve” messo in campo per affrontare il temibile strato di 3 centimetri caduto che ha portato a cancellazioni di decine di corse e alla soppressione dell’intera linea S9 , apparentemente meno spiegabile pare essere la galassia di disservizi che vanno dai ritardi sempre più cronici alle cancellazioni dei treni che stanno costellando le linee da domenica.
Nessuna esclusa: da Como, Saronno, Bergamo via Carnate e da Lecco, prendere un treno che non sia in ritardo (molti vengono soppressi) già prima della partenza o che non accumuli minuti su minuti di gap durante il percorso è un vero miracolo.

Il motivo? Meteorologicamente parlando nessuno: il generale inverno sta battendo in ritirata. Ma alla base della nuova ondata di problemi sembra esserci il blocco degli straordinari imposto da Trenord ai suoi dipendenti. Una decisione che, unita ai cronici problemi di manutenzione o di preparazione di un materiale rotabile museabile, sta creando non pochi disagi ai viaggiatori.

Ressa alla stazione di Lissone per prendere uno dei treni disponibili: foto pubblicata su Facebook dai pendolari

Ressa alla stazione di Lissone per prendere uno dei treni disponibili: foto pubblicata su Facebook dai pendolari


Si tratterebbe di una decisione assunta dal gestore del trasporto pubblico regionale a seguito della dura lettera spedita in piazzale Cadorna (sede di Trenord) dall’Ansf, l’Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie. Una missiva pubblicata in esclusiva dal sito Business insider nei giorni scorsi, che elenca le “non conformità rilevate” dagli ispettori dell’ente nel corso delle verifiche effettuate sul Sistema di gestione della sicurezza di Trenord.

Tra le “numerosi e gravi carenze rilevate” da Ansf, a pagina 10 del rapporto c’è il capitolo riguardante la “Gestione de turni e del carico di lavoro”.
“Da un controllo dei dati relativi alle ore di lavoro straordinario si è riscontrato che 337 agenti (condotta e accompagnamento treni) nell’arco dell’anno 2016 hanno superato in maniera significativa il limite massimo di 250 ore di lavoro straordinario annuo. Non c’è evidenza di analisi delle cause delle anomalie e di azioni correttive adottate atte e evitarne la reiterazione”. Dice Ansf: in casa Trenord oltre 300 dipendenti impegnati direttamente sui treni (in totale sono 4.100 secondo gli ultimi dati, compresi amministrativi, addetti alla vendita, assistenza alla clientela e addetti alla manutenzione) hanno sforato con gli straordinari.

Inoltre Ansf ha rivelato come “da un controllo a campione sui dati dal 1 gennaio 2017 al 30 settembre 2017 effettuato per tre agenti di condotta e tre agenti di accompagnamento, si è riscontrato in quattro casi il mancato rispetto dei limiti minimi di riposo tra turni successivi (11 ore) e settimanale (35 ore)”. Dunque: un personale che lavora tanto, troppo, con turni di riposo sempre più compressi. Sarà un caso, ma c’è una sorpresa se si guardano alcune coincidenze sulle date. L’ispezione di Trenord da parte degli uomini di Ansf è stata effettuata dal 16 al 20 ottobre. Il giorno successivo Trenord ha annunciato un piano per l’assunzione di 120 tra capotreno e macchinisti da completare entro il 2019. Alle selezioni hanno partecipato 19mila candidati.

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