Asili chiusi e nidi no, il pediatra: «Dal punto di vista medico non c’è alcuna differenza»
Il pediatra Massimo Bonomi

Asili chiusi e nidi no, il pediatra: «Dal punto di vista medico non c’è alcuna differenza»

Perché le scuole materne sono chiuse e gli asili nidi no? Se ragioni ci sono, non sono quelle mediche, chiarisce il pediatra Massimo Bonomi, segretario dell’Ordine di medici a Monza e Brianza.

«Dal punto di vista medico non c’è alcuna differenza tra i piccolini del nido e i bambini della scuola dell’infanzia. Non capisco quindi per quale motivo si sia deciso di tenere aperti i nidi e chiudere le materne». Massimo Bonomi, pediatra con studio a Biassono, consigliere segretario dell’Ordine dei medici di Monza e Brianza, non riesce a trovare alcuna valida spiegazione scientifica all’ordinanza regionale firmata giovedì 4 marzo dal governatore Attilio Fontana, che ha imposto la chiusura di tutte le scuole, di ogni ordine e grado, esclusi gli asili nido.

«Se l’intento era quello di agevolare le mamme lavoratrici si sarebbero dovute tenere aperte non solo le materne ma almeno tutte le elementari – continua Bonomi -. È evidente che non è possibile lasciare un bambino piccolo, ma anche un ragazzino di 11 o 12 anni a casa da solo. I genitori hanno quindi dovuto chiedere aiuto in fretta e furia principalmente ai nonni, esponendoli così a eventuali contagi. La verità è che non è stato mai registrato fino a ora alcun caso grave di contagio da Covid – 19 nella popolazione sotto i 14 anni, tranne la ragazza ricoverata a Firenze che ovviamente fa notizia. I bambini manifestano sintomi aspecifici, non ha senso quindi creare differenze di età sotto i 14 anni».

Un problema, quello della chiusura inaspettata e repentina anche delle materne, che ha gettato nel panico i genitori, che a fatica sono riusciti a comprendere il senso di una simile decisione. Al nido come alla materna i piccoli non indossano la mascherina e non rispettano il distanziamento, ma vengono scrupolosamente contenuti dentro le cosiddette “bolle”. Non c’è infatti alcuna possibilità di incontro con i bambini di altre classi, in modo da poter facilmente contenere la diffusione del virus in caso di contagio in una classe. «Forse l’unica spiegazione potrebbe essere proprio il numero di bambini per ciascuna di queste bolle: al nido ci sono al massimo otto o dieci bambini per classe, alla materna anche il doppio. Sinceramente questa è l’unica motivazione che posso trovare».


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