Asfalti Brianza, ecco i motivi del provvedimento preso dalla Procura
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Asfalti Brianza, ecco i motivi del provvedimento preso dalla Procura

Quasi un anno dal sequestro disposto dal pm alla revoca all’autorizzazione dell’utilizzo dell’impianto: ecco i motivi del provvedimento preso dalla Procura su Asfalti Brianza.

Asfalti Brianza in Procura. Una storia che nasce sostanzialmente lo scorso settembre, con il sequestro disposto dal pm Michele Trianni, e arriva ai giorni attuali, con la revoca all’autorizzazione dell’utilizzo dell’impianto stabilita la scorsa settimana, sulla scorta della relazione finale di Arpa su inquinamento, emissioni atmosferiche, e molestie olfattive che ammorbano la vita dei cittadini raggiunti dai fumi della ciminiera.
Quasi un anno, dunque, considerando ovviamente anche i mesi di stop all’attività giudiziaria dovuti all’emergenza Covid.

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Il 25 settembre 2019 il sostituto procuratore firma dunque il provvedimento di sequestro dell’area. Successivamente, su istanza dell’azienda stessa, autorizza il proseguimento dell’attività produttiva, ma sottoponendo l’atto a determinate prescrizioni, operative e tecniche, quali l’obbligo di operare solo in determinate fasce orarie, di utilizzare un additivo che abbassa la temperatura del prodotto finale (il conglomerato bituminoso) in modo da limitare le emissioni in atmosfera.
Il tutto nelle more dell’obbligo di smaltire la quantità abnorme di fresato di asfalto accumulato nel sito industriale (oltre alla produzione del conglomerato, l’azienda, nella parte esterna, si occupa del recupero del fresato): circa 25mila tonnellate. Una quantità abnorme rispetto al limite massimo di materiale che Asfalti Brianza, secondo quanto riferito da palazzo di giustizia, sarebbe autorizzato a trattare.

Nel frattempo, però, gli inquirenti monzesi incaricano i tecnici Arpa di redigere una relazione finale per approfondire gli effetti della produzione della società di Concorezzo in termini di ripercussioni su qualità dell’aria, ed emissioni. Il Covid ha portato a una dilatazione dei tempi, ma, secondo quanto riferito, settimana scorsa la relazione è stata depositata in procura, facendo tornare in essere il sequestro originario.


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