A Monza il processo Carate Nostra bis:

l’ex sindaco Pipino chiamato come teste

A Monza il processo Carate Nostra bis:  l’ex sindaco Pipino chiamato come teste

L’ex sindaco Marco Pipino nella lista testi della procura di Monza, al processo ‘Carate Nostra bis’. L’ex primo cittadino, dimissionario nell’ottobre 2012 proprio a causa della seconda tranche dell’inchiesta su corruzione e urbanistica, verrà con ogni probabilità chiamato sul banco dei testimoni dal pubblico ministero Donata Costa, nell’ambito del processo penale il cui inizio è previsto il 20 giugno.

L’ex sindaco Marco Pipino nella lista testi della procura di Monza, al processo ‘Carate Nostra bis’. L’ex primo cittadino, dimissionario nell’ottobre 2012 proprio a causa della seconda tranche dell’inchiesta su corruzione e urbanistica, verrà con ogni probabilità chiamato sul banco dei testimoni dal pubblico ministero Donata Costa, nell’ambito del processo penale il cui inizio è previsto il 20 giugno.

Il nome di Pipino (mai indagato nella vicenda) compare infatti tra la lista dei testimoni depositata agli atti della procura, a disposizione delle parti. Si preannuncia un’istruttoria interessante, per chi fosse interessato a capire i retroscena della precedente amministrazione comunale di centrodestra (Pdl-Lega), letteralmente travolta dagli scandali delle inchieste ‘Carate Nostra’, e ‘Carate Nostra 2’

Imputati, in questo filone, sono gli imprenditori Calogero e Angelo Miceli, 51 e 47 anni, di Desio, Walter Longoni, 57, caratese, e il cinquantaduenne Giorgio Giussani, nato a Carate, ma con residenza a Lugano, con accuse di corruzione contestate relativamente al Pgt cittadino. Oltre a questi, anche Antonino Brambilla, 67 anni, ex consigliere comunale, già vicepresidente della Provincia di Monza e Brianza, e condannato a 5 anni in primo grado nell’ambito del processo a Massimo Ponzoni.

Al centro delle accuse ci sono alcune operazioni immobiliari legate al piano di governo del territorio approvato il 31 marzo 2009. La prima contestazione agli atti riguarda una presunta tangente di 870mila euro (dei quali “391mila effettivamente versati”) che Brambilla e l’ex membro della commissione urbanistica Maurizio Altobelli, quindi due pubblici ufficiali, avrebbero incassato in cambio della “modificazione di destinazione d’uso” delle due aree di via Marengo e viale Lombardia. Mazzette per rendere edificabili i terreni di Carate: questa la tesi della procura alla base dell’inchiesta denominata ‘Carate nostra’.

L’altra accusa mossa a Brambilla, già vicepresidente della provincia di Monza, professionista esperto di questioni urbanistiche, riguarda un’altra presunta tangente da 150mila euro, che lo stesso avrebbe ricevuto (“per intero”) allo scopo di eliminare i vincoli edilizi che gravavano su un terreno di via Tagliamento, all’interno del Parco Valle Lambro.

Brambilla, imputato per questa vicenda assieme a Giussani e Longoni, è coinvolto non solo per il ruolo all’interno del consiglio comunale, ma anche in qualità di consulente dello stesso ente Parco Valle Lambro. Altra accusa per i due Miceli, inoltre, per un altro presunto versamento da 30mila euro in favore di Altobelli, in relazione ad un’area di via Padova.


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