25 Aprile, a Seveso l’Anpi prende la parola: era previsto solo il discorso del sindaco
25 aprile a Seveso: il sindaco Allievi (Foto by Giorgia Venturini)

25 Aprile, a Seveso l’Anpi prende la parola: era previsto solo il discorso del sindaco

LEGGI A Lentate - A Seveso l’Anpi ha preso la parola nelle celebrazioni per il 25 aprile nonostante la decisione dell’amministrazione Allievi di far intervenire solo il sindaco nei discorsi di commemorazione.

«L’Anpi non si censura. L’Anpi continuerà a parlare. Ora e sempre resistenza». Così si è concluso il discorso dell’Associazione nazionale partigiani d’Italia nel fuoriprogramma a margine della cerimonia del 25 aprile a Seveso iniziata alle 9 a Baruccana e proseguita al monumento dei caduti in piazza IV novembre. Questa la risposta dell’Anpi alla decisione dell’amministrazione Allievi di far intervenire solo il sindaco nei discorsi di commemorazione. Lo stesso sindaco Luca Allievi aveva già settimana scorsa giustificato questa scelta così: «Il sindaco rappresenta l’unità della comunità e quindi ritengo che sia l’unico che debba parlare durante le manifestazioni che celebrano le nostre ricorrenze storiche. Per non escludere nessuno».

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25 aprile a Seveso

25 aprile a Seveso
(Foto by Giorgia Venturini)

L’Anpi, tuttavia, non è rimasta a casa: ha prima sfilato nel corteo per le vie del paese e ha poi preso parola dopo il discorso del sindaco e l’esibizione della banda.
«Uno dei compiti della nostra associazione – ha detto Giulia Spada, presidente dell’Anpi di Seveso nel suo discorso – che qualifica ulteriormente la nostra adeguatezza rispetto all’oggi, ai nostri presidi in ogni luogo, è mantenere alta la guardia laddove si tenta di annacquare la memoria presentando narrazioni sostitutive volte a cancellare parte della storia o a riscriverla del tutto. È evitare che ciò che è stato non si ripeta».

Il sindaco nel suo discorso ha invece voluto sottolineare che «al 25 aprile viene meno quell’unità che vedo durante le altre commemorazioni. Come se il popolo si dividesse in due fazioni e venisse messo in pista una specie di macabro gioco della corda in cui si cerca di tirare sempre di più verso di sé, come se si volesse dimostrare che ci sono stati più giusti dalla propria parte piuttosto che dall’altra».


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