Monza – Se il servizio di bus urbani di Monza fosse pagato solo dagli 800mila euro che d’ora in poi dovrà versare il Comune, le corse rischierebbero un taglio di almeno 800mila chilometri. Sono questi i numeri che stanno togliendo il sonno agli amministratori provinciali, alle prese con la sentenza del Consiglio di Stato che, di fatto, scopre per oltre due terzi la copertura finanziaria del servizio. Una bella botta, solo l’ultimo dispetto, in ordine di tempo, riservato dal palazzo comunale agli organi provinciali.
Cura da cavallo – I dati parlano chiaro. Di fronte a un importo, contestato dal Comune di Monza, di circa 3 milioni di euro, i pullman delle linee Net (che ha preso il posto di Tpm nella gestione) effettuano un servizio di circa 2 milioni di chilometri percorsi ogni anno. Ai quali poi vanno aggiunti i servizi di altre linee di Brianza trasporti, previsti nell’intesa: ad esempio le tre linee che operano sull’assevia Manara-via Lario-Muggiò. La diversa valutazione fatta dal Consiglio di Stato porterà quasi certamente a un ridimensionamento del servizio offerto. In una prima fase, il rischio è che il trasporto urbano subisca un taglio del 10% dell’offerta. Ipotesi che, ogni giorno che passa, si fa sempre più concreta. Poi si dovrà pensare ai soldi che non ci sono. Chi metterà i 2 milioni e 200mila euro che mancano all’appello? Non certamente la Provincia di Monza, che ha già dichiarato di non avere a disposizione i fondi necessari per garantire il servizio. Da Regione Lombardia difficilmente arriverà un euro. E quindi chi pagherà?
Cornuti e mazziati – Ovvio, gli utenti. Che potrebbero vedere decurtato del 40% il servizio offerto da Net in città. Così i chilometri macinati dai bus in un anno potrebbero pas- sare da quasi due milioni a poco più di un milione. Un crollo verticale. Che non lascia, al momento, alcuno spazio di manovra per eventuali ripensamenti o accordi. Il Comune vuole indietro dalla provincia di Milano 6,8 milioni di euro indebitamente versati negli ultimi anni. La Provincia di Monza e Brianza, invece, non può metterci un euro.
Figli e figliastri – Ma chi ha stipulato l’accordo di programma affondato dal Consiglio di Stato? La convenzione, seppur stipulata nell’ottobre del 2002 dalla nuova giunta Faglia, è figlia di un lungo lavoro tra la provincia di Milano, allora guidata da Ombretta Colli del centrodestra, e due assessori della precedente giunta comunale monzese guidata da Roberto Colombo: Tito Baldo Honorati con delega ai Trasporti e proprio da Cesare Boneschi, allora titolare delle deleghe per le Municipalizzate. Quest’ultimo, ancora oggi assessore nell’esecutivo Mariani, anima di quell’accordo e oggi presente e trionfante al suo funerale. I contratti, però, furono stipulati solo nel 2007, dopo un fitto e complesso contenzioso che ritardò l’avvio delle gare d’appalto.
Cerino in mano – Ad andarci di mezzo, oggi, è un’altra giunta provinciale di centrodestra, quella monzese guidata da Dario Allevi, ex collega di giunta di Boneschi quand’era vicesindaco e oggi chiamato a gestire la patata bollente della sentenza. Insomma, un bel guazzabuglio. Che se da un lato risolleva le esauste casse comunali, dall’altro mette in seria difficoltà quelle provinciali, così vuote che di più non si può.
Davide Perego