«Perdono chi ha ucciso mia figlia»L’intervista ad Antonella Rossi

Antonella Rossi Mamma di Greta Casiraghi, giovane arcorese, 17 anni, morta domenica 27 novembre, alle 16, a Villasanta. Era in auto con tre amici, una ragazza e due ragazzi: il più grande, Diego, l'unico patentato, guidava a folle velocità. Ecco l'intervista.
«Perdono chi ha ucciso mia figlia»L’intervista ad Antonella Rossi

Antonella Rossi E’ la mamma di Greta Casiraghi, giovane arcorese, 17 anni, morta domenica 27 novembre, alle 16, a Villasanta. Era in auto con tre amici, una ragazza e due ragazzi: il più grande, Diego, l’unico patentato, guidava a folle velocità. L’auto fuori controllo ha sbandato finendo la sua corsa contro un pilone di cemento del distributore. Greta è morta sul colpo; poco feriti gli altri.

Arcore
– Il colpo le è arrivato poco dopo le quattro di pomeriggio di domenica 27 novembre. Al telefono. Un amico di Greta, sua figlia di 17 anni, le dice piangendo: “Si è ribaltata l’auto su cui viaggiavano…” In un momento, Antonella Rossi e suo marito Giorgio Casiraghi, si muovono verso Villasanta. L’altra sorella, Gloria, 21 anni, è in montagna. Greta si stava dirigendo in compagnia di un’amica e due amici, diretta a una festa di compleanno. Subito dopo il cavalcavia che segnala la fine di Arcore e l’inizio di Villasanta vedono davanti al distributore una raffica di lampeggianti: vigili del fuoco, carabinieri, ambulanza. «Ho capito subito – ci dice Antonella – che era successo qualcosa di grave. L’auto era rovesciata, i pompieri stavano tagliando le lamiere per estrarre qualcuno. E quel qualcuno era mia figlia visto che gli altri ragazzi erano in piedi. Poi l’hanno caricata sull’ambulanza, ma l’ambulanza non è partita. E’ lì che capito che era morta». Non piange Antonella Rossi, ora, a distanza di giorni, come non pianse allora: «Giorgio è scoppiato in lacrime, un pianto liberatorio e si è allontanato. Io invece mi sono sentita triplicare le forze e chiedevo notizie su mia figlia».

Quando ha saputo che era tutta colpa del guidatore, non ha maledetto nessuno?

«No. Vale quello che ho letto sul pulpito ai funerali. Mi rincuora il fatto che Greta vivrà in ogni cuore di chi l’ha conosciuta, per la sua infinita bontà e per la sua grande sensibilità e dolcezza. Ho trovato tante lettere sul pc di Greta, che non sapevamo neanche esistessero. Una parla di me. Ed ha parole bellissime nei miei confronti. Abbiamo scoperto che sotto un atteggiamento sbarazzino aveva riferimenti a valori saldi. In una parola: sono orgogliosa di mia figlia. Quanto a Diego, il guidatore, va il mio perdono perchè sta soffrendo un inferno interiore e avrà la vita segnata. Greta avrebbe fatto lo stesso, perché diceva sempre che è un bravo ragazzo. E non si può condannare un ragazzo per un errore, per quanto grave. La giustizia farà il suo corso, ma non sono io a condannarlo».

Lo ha più rivisto, Diego?

«Noi lo conoscevamo appena. Dopo la tragedia mi ha chiesto di venire a parlarmi: gli ho detto sì. I suoi zii mi hanno chiesto scusa. I suoi genitori, che sono saliti dalla Calabria, mi hanno chiesto il permesso di partecipare ai funerali di Greta e glielo ho accordato. Greta non avrebbe voluto che lo condannassi. Per lo stesso motivo, cioè conoscendo la bontà di mia figlia, non ho voluto che Letizia, la figlia di mio fratello, spostasse il matrimonio, celebrato a tre giorni dal funerale».

Avete intenzione di ricordare Greta in modo particolare?

«Certo. Non è ancora chiaro come, ma vorrei dare un segnale ai ragazzi perché capiscano il valore della vita. Penso a una campagna di prevenzione».
Antonello Sanvito