Quelli che… i due portieri che hanno conquistato il cuore degli appassionati

In un calcio dominato da attaccanti da copertina, gol spettacolari e stelle da centinaia di milioni di euro, ogni tanto il palcoscenico più importante del mondo decide di rendere omaggio agli ultimi della lista: i portieri. Quelli che spesso restano nell’ombra fino a quando non arriva il momento di fare la differenza. Nelle prime giornate del Mondiale sono stati soprattutto loro a prendersi la scena. Da una parte Luca Zidane, erede di uno dei cognomi più celebri della storia del calcio. Dall’altra Vozinha, quarantenne di Capo Verde che ha trasformato una partita contro la Spagna in un’impresa destinata a entrare nella memoria del suo Paese. Il primo porta un cognome che non ha bisogno di presentazioni. Luca Zidane, figlio di Zinedine, ha scelto di rappresentare l’Algeria grazie alle sue origini familiari. A 28 anni ha realizzato il sogno di disputare un Mondiale, costruendo un percorso personale lontano dai riflettori che hanno accompagnato il padre per tutta la carriera. Il debutto non è stato semplice. Davanti c’era l’Argentina campione del mondo e soprattutto Lionel Messi, autore di una prestazione da fenomeno culminata con una tripletta. Il 3-0 finale non racconta però tutta la storia di una serata che per Luca resterà comunque indimenticabile. Per la prima volta un altro Zidane è sceso in campo nella più importante competizione calcistica del pianeta.
Ma se Luca rappresenta il futuro di una dinastia calcistica, Vozinha è l’emblema della perseveranza. A quarant’anni, quando molti ex calciatori hanno già iniziato una nuova vita lontano dai campi, il portiere di Capo Verde continua a sfidare il tempo. Contro la Spagna ha compiuto una serie di interventi che hanno permesso alla sua nazionale di strappare uno storico pareggio per 0-0. Una prestazione che ha attirato l’attenzione degli osservatori di tutto il mondo. La storia di Vozinha racconta anche qualcosa di più grande. Racconta il calcio delle nazionali emergenti, di quei Paesi che arrivano al Mondiale senza la pressione dei favoriti ma con l’entusiasmo di chi sa di poter scrivere una pagina di storia. Capo Verde, arcipelago di poco più di mezzo milione di abitanti, ha trovato nel suo numero uno un simbolo di orgoglio nazionale.
In fondo, pur essendo diversissimi, Luca Zidane e Vozinha condividono la stessa lezione. Uno combatte con il peso di un cognome leggendario, l’altro con l’età che avanza. Uno rappresenta la continuità di una grande tradizione calcistica, l’altro la forza dei sogni che non vogliono arrendersi. Entrambi dimostrano che il Mondiale non è fatto soltanto di campioni celebrati e favoriti annunciati. È fatto anche di storie inattese, di uomini.
di Marco Pirola

Nella foto: Vozinha, il portiere eroe di Capo Verde

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L'autore

Marco Pirola fu Arturo. Classe 1962, quando l’Inter vinse il suo ottavo scudetto. Giornalista professionista cresciuto a Il Giornale di Montanelli poi approdato su vari lidi di carta e non. Direttore del settimanale L’Esagono prima e di giornali “pirata” poi. Oggi naviga virtualmente nella “tranquillità” (si fa per dire…) dei mari del sud come direttore responsabile de Il Cittadino.