Sarò sincero (Carlo Monguzzi)

Leggere, scrivere e comunicare. Leggere per conoscere, comprendere, migliorarsi. Scrivere per talento, mestiere, diletto. Scrivere soprattutto per raccontare e per raccontarsi.

di Carlo Monguzzi
Martedì 06 Novembre 2018

Non riesco a lasciarti

La vita riserva sempre delle sorprese. Scandisce il tempo senza riserve. Tu moglie, io figlio. Tu senza marito e io senza padre. E crescevamo. Ricordo la tua vestaglia cui mi aggrappavo ogni notte. Piano senza disturbarti. Con vergogna. Il buio era strano. Mi avvolgeva e mi metteva paura. Mi isolava. Non bastava la preghiera prima del sonno..."Papà tu che sei in cielo aiutaci". Non bastava.

Ero piccolo e mi accontentavo di poco. Così il giro sulla mia biciclettina rossa mi ripagava di tutte le paure notturne. E pedalavo, pedalavo, fino a sudare. Fino ad ammalarmi. Ricordo la frebbre a quaranta. Le tue paure. E crescevo, crescevo. E tu diventavi grande. Avevi trent'anni, io cinque. Lavoravi tanto. E attorno a te il mondo viveva senza interpellarti. Tutti ti guardavano e si aspettavano qualcosa da te. Allora la vedovanza aveva delle regole morali. Che tu rispettavi e hai sempre rispettato fino alla fine. E io crescevo.

In collegio per otto anni. Figlio unico di madre vedova. Ai tempi si diceva. E pesava .Tanto. Specialmente quando la solitudine era la tua unica compagna di viaggio. Tu facevi quel che potevi. Il lavoro era duro e il tuo sacrificio necessario. Così anche il mio. Mi mancavi tanto. La notte stringevo i pugni e mi addormentavo tutto raccolto come se mi trovassi dentro di te.

Lì tutti mi volevano bene. Anche tu me ne volevi. Non c'eri, ma so che mi amavi tanto e che soffrivi. Eri bella. E io crescevo, crescevo. Ti eri immolata al mio destino che non controllavi più. Fuori da quelle mura collegiali, mi ero un pò perso, ma tu mi offrivi sempre delle possibilità. Qualche volta mi sgridavi, urlavi, per contenere la mia pazzia di adolescente. Senza freni. E crescevo. Mi perdevo e poi ritrovavo la strada. Tu eri sempre lì. Io non capivo. Ero troppo arrabbiato con te, con lui e con Lui. Sempre solo. Nessun amico. E tu non mi facevi mancare niente. Gli oggetti dei miei desideri erano sempre reali. Mi avresti dato il sangue, il cuore , i reni...La vita no. Ma solo per non lasciarmi solo. E crescevo. E crescendo cominciavo a capire. Cominciammo a parlare. A guardarci. A vivere insieme. Così ci scoprimmo figlio e  madre. Capimmo il valore dell'uno e dell'altra. E parlavamo, parlavamo e crescevamo. Ci raccontavamo di noi, di papà e dell'amore che ancora provavi per lui. Anche tu eri sola. Tutto avava fatto presagire che lo saresti stata. Ma la cosa non ti preoccupava.

Io c'ero. Crescevo e c'ero. Sempre e ovunque. E tu mi aiutavi ad esserci. Mi lasciavi a briglia sciolte e io capivo. Mi amavi e soffrivi annunciandoti  il possibile distacco. Le guardavi per capire quale di loro mi avrebbe portato via. E poi avvenne. Ma nulla ruppe il nostro patto d'amore e di vita. E anche lei capì che noi eravamo eternamente insieme e allora ci accolse come una sola persona. Lei non ti ha mai tradito e tu l'hai sempre amata come una figlia. Quella nuora che avevi sempre voluto, quella moglie che avevi sempre sognato e che al momento del trapasso ti avrebbe dovuto sostituire.

E così in parte è accaduto. Ma sono solo. Mi manchi. Ti cerco nel buio, nel silenzio e nella luce. Ma c'è qualcosa che ci divide oltre ogni tempo. A volte ti sento. Ma sei tu? Giro nella casa vuota e sento la tua ombra. La tua casa. Il piccolo mondo che tu hai predisposto e ordinato, che tanto amavi e incarnavi,oggi è pesante. E vuoto. Sedermi sul tuo divano, accarezzare le lenzuola del tuo letto.Osservare l'armonia e la cura con cui disponevi tutto, curandoti del vecchio e del nuovo con pari rispetto. E l'amore con cui domavi tutto, il cui ricordo mi addolora. Mi manca la tua voce, il tuo bacio del mattino e la tua frase di sempre..."Ti voglio bene. A stasera." Mi manca il tuo ascolto. Il tuo sostegno. Mi manchi e non so a chi raccontarlo.

di Carlo Monguzzi

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