Sarò sincero (Carlo Monguzzi)

Leggere, scrivere e comunicare. Leggere per conoscere, comprendere, migliorarsi. Scrivere per talento, mestiere, diletto. Scrivere soprattutto per raccontare e per raccontarsi.

di Carlo Monguzzi
Lunedì 20 Novembre 2017

Lo stato parallelo dove tutto è il contrario di tutto

E' innegabile. Fare delle leggi non vuol dire poi avere la probabilità di conseguire giustizia. Siamo condizionati decisamente da prepotenze e prevaricazioni e da continue ansie di sopravvivenza, che ci stiamo assuefando allo Stato Parallelo. Inizialmente abbiamo inneggiato e brindato all'avvento della regola, del buono e onesto zelo dello Stato ufficiale, quello Stato che ci allinea sempre al concetto "del buon padre di famiglia". Che ci stimola a combattere il cattivo di turno, che ci parla di mafia con la emme minuscola come se non esistesse, che ci racconta di esserci ad ogni nostro bisogno. Poi ti guardi attorno e ti accorgi che i suoi sostenitori (quelli che noi definiamo stato), non sono i suoi alleati. L'evidenza di un reato non basta per farli intervenire. Ti chiedono la denuncia. E la denuncia ha i suoi tempi. E chi ha commesso il reato, continua nel suo iter di illeciti e doli. Poi arriva il momento. E ti aspetti una condanna esemplare dei dieci anni di illeciti. Non è così. Gli tirano solo le orecchie. Quattro denari di multa. Lui ti sorride e ti sberleffa. L'indomani tutto prosegue come prima. Come i dieci anni addietro. Tu continui a pagare. Nuova denuncia. E loro, i sostenitori dello stato,ti dicono " Ancora Lei?". Insisti. Nuovo iter. Questa volta i tempi raddoppiano. Lui riceve anche una diffida che gli ricorda il reato (lo scherzo) precedente. E si ricorda di te. Della tua tenacia. A questo punto si stanca e decide di stroncarti. Piano piano. Senza fretta. Una goccia oggi e un'altra domani, ti ritrovi a non capire più niente di quello che ti sta accadendo. Non solo paghi, ma le cose hanno preso una piega tale che tutto attorno a te si sta sbriciolando e quel pagare di prima che ti permetteva il pane, che era un castigo di Dio, non ti è più possibile. Ti chiedi chi te l'ha fatto fare. Credere nello stato è stato peggio che pagare. 

E io oggi sono affamato. Non ho più nulla. Sono additato anche dai miei sostenitori di allora, da quegli uomini e donne che come me e prima di me, pagavano. Uomini e donne a cui volevo dare l'esempio della ribellione, offrire quel concetto di giustizia che lo stato mi stava trasmettendo. E così capisco cosa intendesse dire Andrea, quel giorno sdraiati sotto l'albero:-" Ti spingeranno a farlo, ti diranno che il mondo ha bisogno di gente come te, onesta, laboriosa e con un alto senso di giustizia. Diranno che non ti dovrai preoccupare. C'è la Legge (elle maiuscola). Diranno addirittura che ti difenderanno dall'oppressore. Si arrabbieranno persino nel vederti restio. Quell'essere un pò avverso, che da anche un senso all'aver ...Paura? Pensare cosa mi accadrà poi è il minimo che ti dovrebbe venire in mente. Ti diranno che non dovrai tirare fuori un soldo. Lanceranno il principio indiscutibile che "rubare è un reato!!. Ti chiederai se chi, prima di te, abbia mai denunciato il reato. Ti svieranno subito da quel pensiero. Diranno che gli altri sono una massa di stupidi. Non capiscono. Ma tu...Tu! Tu hai capito tutto. E ti aiuteranno. Questo lo faranno. Ti aiuteranno a perdere tutto, limitandosi a dire "cosa vuoi è andata male". A nulla serviranno le tue richieste di spiegazioni. Anche perchè tu, nella scala degli umani, sei quello che si sporca le mani con il lavoro. Loro sono quelli che vivono sempre con le mani pulite. Sai quelli che vedi e sono sempre quelli e non cambiano mai? Ecco quelli sono loro. E ti chiederai come mai loro e quell'altro (quello che hai denunciato) se la stiano discutendo convivialmente e senza colpo ferire. E li capirai che ti stai facendo troppe domande e perlopiù stupide. E capirai. Ma sarà tardi e tu sarai ben oltre la linea che non avresti mai dovuto superare.

di Carlo Monguzzi

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