Sarò sincero (Carlo Monguzzi)

Leggere, scrivere e comunicare. Leggere per conoscere, comprendere, migliorarsi. Scrivere per talento, mestiere, diletto. Scrivere soprattutto per raccontare e per raccontarsi.

di Carlo Monguzzi
Martedì 06 Giugno 2017

Dio,uomini e mafiosi

Mio padre mori' a quarant'anni  per un'appendicite. Io avevo un anno. Pertanto sono cresciuto senza un papà. Piu' avanti mi dissero che Dio l'aveva voluto vicino a Lui e che il destino era nelle Sue mani. Divenendo grande mi chiesi in varie occasioni se la stessa cosa funzionasse anche nei confronti di coloro che muoiono ammazzati (con e senza virgolette). Guerre,carestie,pestilenze, inondazioni, terremoti...Semplici incidenti stradali. Ma soprattutto uccisi in difesa del mondo. Della Giustizia terrena.

 I carabinieri erano il mio idolo. Da piccolo,ricordo un vicino di casa in divisa,mi picchiava il berretto sul capo. Sorridendo. Andava al lavoro, ma non sapeva se sarebbe tornato. Poi capii nel tempo che tutti escono di casa e non sanno se tornano. Capii che il destino è qualcosa che non ti crei nella mente, ma è una combinazione di situazioni che in base al tuo essere, percepisci o meno in un modo o nell’altro e che poi persegui. Inizialmente lo fai incoscientemente, fintanto che poi la coscienza dell'adulto prende il sopravvento e allora discerni. In quell'attimo, in cui ne prendi coscienza, scegli chi potresti essere nella vita.

 Stamane qualcuno ha deciso di liberare Totò Riina. E’ anziano. No. Ho sbagliato scrivere. E’ vecchio e  ha problemi di salute. Quelli dei vecchi. Il cuore, il respiro, le ossa fragili. La vescica che fa i capricci, il passo lento, i tremori che sopraggiungono. Ma di una cosa siamo certi. Se per mio padre Dio ha preso un tipo di decisione, per lui ha deciso in altro modo. Mio padre quarant’anni, muore. Riina novanta rimane ed è ancora in vita. Strana la vita. Mio padre e Riina accomunati solo dalla giustizia di Dio. Una giustizia alla quale ci appelliamo, ma della cui pena non conosciamo gli esiti. Per saperlo – solo coloro che credono – dovrebbero  morire. Mai nessuno è tornato dall’aldilà per raccontarci e pertanto l’unica giustizia che ci rimane è quella degli uomini.

Qualcuno si deve assumere l’onere di condurre il mondo. Anche quello di pagarne le conseguenze davanti a Dio. Perché si sbaglia. Dove c’è Guerra non ci sono regole. Dove si uccide per scelta non ci sono redenti.  Quando si abbraccia “eternamente”  un mondo non si torna indietro. Per questo credo che qualcuno si debba assumere la responsabilità di dare a questo mondo un’indicazione sulla strada da percorrere. Falcone e Borsellino non sono due fotografie da appendere in una delle tante aule della magistratura o di qualche ufficio di Stato, ma sono un simbolo. Degli uomini. Non di Dio. E per gli uomini la Giustizia è fatta di gesti e azioni, di opere e di eroi. Lo Stato è e rimane solido e saldo, quando si sa assumere responsabilità che vanno oltre la Giustizia degli uomini comuni, senza mai pensare a quella di Dio. Diversamente che senso ha fare la Guerra alla Mafia, se poi come diceva Riina, non esiste? 

di Carlo Monguzzi

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