Parole dispari (David Chinello)

Ho nostalgia per le parole che De Andrè e Gaber avrebbero potuto ancora dirci.

Amo correre, meglio sotto la pioggia con le gocce che mi picchiettano la faccia.

Adoro giocare al solletico con i miei figli.

Se un giorno scriverò qualcosa della mia vita lo farò narrando delle persone che ho incontrato.

di David Chinello

Martedì 01 Luglio 2014

Le chiavi della gentilezza

Il clima ricorda le pizzate di fine anno con i compagni di scuola. Invece è una cena tra colleghi, a Saronno a casa di Ciccia, che invece della pizza ha preparato una tavola colma di decine di assaggi: rotolini di sfoglia con wurstel, bocconcini di bufala, gamberetti alla curcuma, prosciutto e melone, nachos con salsa messicana anestetizzante, cubetti di mortadella e salame, gambi di sedano spalmati di zola... I colleghi mi spiegano che si chiama finger-food, ma aldilà dell’inglesismo io ci vedo solo le 200 calorie a boccone e la pericolosa percezione di sazietà che si manifesta solo al trentesimo assaggio.

È giovedì sera e, come in Brianza, anche qui non c’è comune che si rispetti senza i negozi aperti, tutti, rigorosamente al giovedì sera; dal terrazzo ascoltiamo la musica live di sottofondo provenire dalla strada. La base melodica sembra sempre la stessa sia che si tratti di Alan Sorrenti piuttosto che dei Beatles, Patty Pravo o gli Europe. Un'unica certezza: sembra che la musica si sia fermata alla prima metà degli anni ’80.

La cena scorre piacevole, rimbalziamo da un tema all’altro, politica, vacanze e famiglia, ma poi il discorso, dopo brevi divagazioni, come l’ago magnetico di una bussola che si riposiziona sempre a nord, torna ai temi del nostro lavoro. Si fa tardi: è quasi mezzanotte. Andiamo che domani si lavora; ci apprestiamo ad uscire e una collega cerca in borsa le chiavi della macchina. Non ci sono… ribalta la borsa, cerca nelle tasche, esplora tutta la casa passo a passo, terrazzo, cucina, bagno, ingresso. Ad un certo punto apre pure il portellone del frigorifero! Dalle risate si inizia a scivolare nel nervosismo e in breve si passa al panico. E’ l’unico mazzo di chiavi (quello di scorta è già stato perso in un’altra occasione) dell’unica auto: una Kia Picanto! E la collega abita a Limbiate. All’improvviso il dubbio: le avrà lasciate in macchina? Il panico cresce. Scendiamo in strada e la collega va verso il parcheggio di corsa ormai convinta di non trovare più la sua auto. Ma dai, le dico, chi vuoi che abbia il coraggio di rubare una Picanto verde limone? Ma l’ironia non viene apprezzata. Noi intanto, passo a passo, perlustriamo la via e la piazzetta. La macchina è lì nel parcheggio, chiusa, le chiavi non ci sono né nel cruscotto, né nella portiera, né nei dintorni: sconforto. Un’altra collega si avvicina e nota all’interno del finestrino del guidatore un piccolo biglietto: “abbiamo trovato le chiavi della sua macchina. Non si preoccupi. Mi contatti pure al n.339... ”. Panico e preoccupazione lasciano posto a sollievo e incredulità.

E poi un dubbio. È oltre mezzanotte: chiamare o non chiamare? La collega però è disperata: chiamiamo.

La collega: “mi perdoni se la disturbo a quest’ora, ho trovato il biglietto sulla macchina….”

La signora risponde assonnata: “ le servono proprio adesso le chiavi?”

La collega “mi spiace ma mi sono indispensabili è l’unica copia che ho, non saprei come fare”.

La signora: “abito qui vicino al parcheggio… scendo e gliele porto”.

Pochi minuti e compare una signora con un trench indossato sopra il pigiama, tranquilla e sorridente (probabilmente divertita) con le chiavi in mano.

Collega: “grazie, non so come ringraziarla, veramente è stata gentilissima”.

Signora: “niente, si immagini, anche a me è capitato di perdere le chiavi e nessuno me le ha restituite. Non volevo succedesse a qualcun altro. Anzi, mi scusi se ci siamo permessi di aprire la macchina per cercare il nome del proprietario e lasciare il biglietto”

Collega: “ma si immagini, è stata di una gentilezza straordinaria, grazie ancora, grazie”

Buonanotte. Domani si lavora. Tutti a casa a dormire con addosso una sensazione di incredulità: esistono ancora persone così.

In fondo basta così poco per riconciliare gli umani con l’umanità. Basta un mazzo di chiavi perso e una gentilissima signora bionda di Saronno.

di David Chinello

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