Martedì 29 Maggio 2012

Terremoto (non soltanto sotto i piedi)

Trema il pavimento sotto i piedi eppure non è questo il terremoto che mi preoccupa. Quello tellurico mi paralizza al letto o alla sedia, quando accade, incapace di prendere decisioni e concentrato sul percepire ciò che sta accadendo più che levarmi in piedi e darmela a gambe verso qualsiasi luogo al sicuro. Secondi lunghissimi ma non interminabili e comunque dalle nostre parti a portata limitata. Mentre c'è un altro terremoto, comunitario direi, che dura da anni, provoca sofferenze e non si sa ancora quand'è destinato a finire. Anche oggi alla mia porta si sono presentate due persone, che hanno perso il lavoro, lasciate a casa da questo o quel giornale milanese, e che sarebbero disposte a tutto pur di racimolare qualche impegno, qualche soldo che permetta loro di continuare a sperare pur senza riuscire a pagare le bollette di fine mese. Nella mia Como, ho sentito, è stato messo in liquidazione L'Ordine e anche le mie vecchie testate, Espansione Tv e Corriere di Como non sono messe bene ("Se non cambierà qualcosa tutte le televisioni locali chiuderanno nel 2013" ha detto papale papale dieci giorni fa Maurizio Giunco, che di quel network è il presidente). Uno sconvolgimento comune in molti altri settori, con il timore che alla crisi economica si sommi la ribellione sociale. L'altro giorno ho visto qualcosa che in quaranta e passa anni non avevo mai neppure immaginato: la contestazione al Papa. Una prova della fede, per chi crede, ma un campanello d'allarme che dovrebbe riguardare tutti: non esistono certezze eterne, il mondo quieto, pacifico, rigoglioso, sazio, così com'è iniziato potrebbe pure finire. Cercare di evitarlo è un impegno da cui nessuno deve considerarsi immune.

di Giorgio Bardaglio

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