Ecco il coccodrillo del Giurassico, cattivo come un T-Rex: l’ultima scoperta di Dal Sasso
La ricostruzione paleoartistica del Razanandrongobe sakalavae (Foto by Fabio Manucci)

Ecco il coccodrillo del Giurassico, cattivo come un T-Rex: l’ultima scoperta di Dal Sasso

Il paleontologo Cristiano Dal Sasso con Simone Maganuco hanno pubblicato la scoperta di un nuovo animale del Giurassico su ossa trovate in Madagascar: era un coccodrillo di sette metri, cattivo come un T-Rex.

Non era un dinosauro, eppure aveva gli stessi denti del T-Rex, nella sua stessa era. Se si aggiunge che arrivava a essere lungo anche sette metri, non è difficile immaginare come fosse ai suoi tempi in alto alla piramide alimentare, dalle sue parte. Per farla breve: un tipaccio. Che non era solo carnivoro, ma mangiava anche i cadaveri. Insomma: meglio stargli alla larga.

Razana: il nome facile per dirsi in una conversazione quanto cattivo e brutale fosse quel coccodrillo del Giurassico vissuto in Madagascar 170 milioni di anni fa. Per gli scienziati si tratta di Razanandrongobe sakalavae, che significa “lucertola antenata gigante della regione Sakalava”: gli scienziati sono Cristiano Dal Sasso e Simone Maganuco, che martedì 4 luglio hanno descritto per la prima volta sulla rivista Peer J un nuovo animale preistorico che colma un vuoto nella linea evolutiva dei Notosuchia.

Ricostruzione paleoartistica della testa del  Razanandrongobe sakalavae

Ricostruzione paleoartistica della testa del Razanandrongobe sakalavae
(Foto by Fabio Manucci)

Dal Sasso è concorezzese, paleontologo del Museo di storia naturale di Milano e ricercatore di fama internazionale: da Ciro in poi - lo Scipionyx Samniticus identificato come primo dinosauro italiano nel 1998 - una lunga serie di scoperte che hanno cambiato le carte in tavolta alla paleontologia.

A spiegare come fosse fatto Razana ci sono voluti almeno dieci anni: risale al 2006 la descrizione di Maganuco, Dal Sasso e Giovanni Pasini di un nuovo genere e specie di rettile arcosauro del Giurassico del Madagascar a partire da alcuni denti isolati e un frammento di osso mascellare, conservati al Museo di Storia naturale di Milano. Poi con il collega francese Guillaume Fléury hanno descritto nuovi resti cranici, tra cui un osso premascellare e un osso della mandibola depositati al Museo di Storia Naturale di Tolosa, riuscendo a ricostruire l’intero cranio dell’animale, grazie anche alla tecnologia. È stata infatti una stampante 3D con i dati della Tac sulle ossa a permettere di realizzare le parti mancanti in modo speculare, fino a ricostruire il muso di Razana. «A questo punto, verificato che l’occlusione dei denti e delle ossa era perfetta, perfino tra il bordo della mandibola e i solchi presenti sul palato, è stato chiaro che queste ossa appartenevano non solo alla medesima specie, ma anche al cranio dello stesso individuo» dicono gli studiosi.

Cristiano Dal Sasso (a destra) e Simone Maganuco (sinistra) con le ossa fossili del  Razanandrongobe sakalavae

Cristiano Dal Sasso (a destra) e Simone Maganuco (sinistra) con le ossa fossili del Razanandrongobe sakalavae
(Foto by Giovanni. Bindellini)

Razana aveva «robuste mascelle armate di enormi denti seghettati, che per forma e dimensioni si avvicinano a quelli di un T. rex» e «fanno pensare che Razanandrongobe sakalavae si nutrisse anche di tendini e ossa. Una combinazione di caratteri anatomici particolari identifica questo animale come un notosuco giurassico, affine ai baurusuchi del Sud America, che erano coccodrilli predatori altamente specializzati e adattati agli habitat di terraferma, diversi dai coccodrilli odierni: possedevano un cranio alto e massiccio, non appiattito, e camminavano eretti sulle quattro zampe, ben sollevati da terra. Come questi e altri coccodrilli giganti del Cretaceo, Razana poteva competere anche coi dinosauri teropodi (come il T-Rex, ndr), raggiungendo in Madagascar l’apice della catena alimentare, senza temere rivali».

«La sua posizione geografica, in un periodo geologico in cui il Madagascar si stava separando dalle altre terre emerse, fa pensare che Razana fosse una specie endemica. Al tempo stesso, è un indizio che rafforza l’idea che i Notosuchia si siano originati nella parte meridionale del supercontinente Gondwana» che esisteva milioni di anni fa unendo Sudamerica, Africa, India, Antartide e Australia.

La ricostruzione della mandibola del Razanandrongobe sakalavae

La ricostruzione della mandibola del Razanandrongobe sakalavae
(Foto by Giovanni Bindellini)

«Il cranio era enorme, come lo era probabilmente tutto il corpo - aggiunge Dal Sasso - . Ciò, insieme alle particolari abitudini alimentari indicate dai denti, fa pensare che Razana fosse in grado di competere coi dinosauri teropodi e di occuparne le stesse nicchie ecologiche». «Pare che Razana fosse un predatore attivo ma anche un necrofago - aggiungono i paleontologi -. Un mangiatore di carogne. Infatti le mascelle massicce azionate da potenti muscoli e i denti robusti e seghettati, con grandi dentelli rinforzati, suggeriscono che la dieta carnivora di Razanandrongobe comprendesse tendini e ossa. Molti denti hanno le punte usurate, con lo smalto scheggiato dal contatto con cibo duro. Inoltre Razana possiede denti “incisiviformi” che assomigliano ai denti premascellari dei tirannosauri e che, per la loro forma a scalpello piatto, venivano usati per scarificare la carne dalle ossa». Razana è il più antico rappresentante del suo gruppo, che anticipa le altre forme di ben 42 milioni di anni e documenta un improvviso aumento delle dimensioni corporee.

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