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Canada e Italia d'oro in chiusura
La fiamma olimpica va a Londra

Vancouver 2010: la bambina, o più probabilmente il suo papà, ha in testa un'idea olimpica (Foto by Marina Riva)

Un oro, il più atteso, per far andare fuori di testa i canadesi. Un oro, il più sospirato, per far tornare a casa l'Italia con un sorriso. Il sipario sui giochi olimpici di Vancouver è calato come meglio non avrebbe potuto. I padroni di casa hanno festeggiato (molto) il successo nella finale di hockey maschile, bissando quello già messo via dalle ragazze, con un 3-2 all'overtime sugli Stati Uniti; il tricolore ha finalmente sventolato dal gradino più alto del podio grazie a Giuliano Razzoli primo nello slalom speciale con una sicurezza da campione. Nelle sue mani, la bandiera ha fatto bella mostra di sé anche nella cerimonia di chiusura che ha sancito il definitivo passaggio della fiamma da Vancouver a Londra (sede olimpica nel 2012). Ma quella di domenica notte è stata una festa soprattutto canadese.
E proprio con due atleti di casa, di livello ma non dei “big”, si è concluso il viaggio a cinque cerchi realizzato grazie a Marina Riva, azzurra di skeleton, alle Olimpiadi come tifosa e inviata monzese allo Whistler sliding center.

«E' fantastico». Charles Wlodarazak, apripista alle Olimpiadi e skeletonista in Coppa Intercontinentale, non ha trovato altre parole per raccontare l'esperienza dei Giochi in casa propria.
Come ti è sembrato essere qui ma non essere uno dei protagonisti?
«Fantastico. Sapevo benissimo di non essere al livello di John (Montgomery, oro alla fine), Jeff (Pain, nono) e Mike (Douglas), ma la mia stagione è stata spettacolare: ho conquistato a sorpresa un posto in Coppa Intercontinentale proprio su questa pista e i risultati delle gare hanno parlato da soli. Qualche incertezza c'è stata ma fa parte del gioco. Ho pagato un po' l'inesperienza, ma per il resto sono contentissimo. Non potevo chiedere di più: è stato un grande onore essere parte attiva di questa Olimpiade. Sono davvero contento».
Come l'hai vissuta?
«Senza pressioni per cui mi sono divertito un sacco, e l'ho vissuta da tifoso. Go Canada!»

Entusiasta come Nathan Cicoria, allenatore della squadra olimpica e responsabile degli atleti a fine gara. Lui l'oro l'ha visto veramente da vicino. E anche la festa.
Com'è stato entrare nel BC Place durante la cerimonia di apertura?
«Una cosa pazzesca. Un'emozione da non crederci, almeno finché non la si è vissuta».
Un commento alla gara?
«Mi sono augurato il meglio per i miei atleti, perché le carte per fare bene le avevano e gli allenamenti lo avevano dimostrato. Sapevamo che sarebbe stata dura. Questi ragazzi hanno avuto addosso una pressione pazzesca: media, tifosi, loro stessi. Speravo prima di tutto in una buona gara e poi in una medaglia». È stato accontentato.
Ch.Ped.

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