Tappa numero 10: Amati-Sobborghi, la piccola città nella città
Monza quartiere sobborghi sant Ambrogio cascina Grassa (Foto by Fabrizio Radaelli)

Tappa numero 10: Amati-Sobborghi, la piccola città nella città

La tappa numero 10 del viaggio Nel cuore di Monza ferma nel quartiere Amati o Sobborghi, come lo identifica la stazione. Le interviste, la mappa di una zona servita e vivibile, il Comitato che lo difende. Con un solo problema: i parcheggi. Tutto in edicola giovedì 16 febbraio 2017.

La tappa numero 10 del viaggio Nel cuore di Monza ferma nel quartiere Amati o Sobborghi, come lo identifica la stazione. Le interviste, la mappa di una zona servita e vivibile, il Comitato che lo difende. Con un solo problema: i parcheggi. Tutto in edicola giovedì 16 febbraio 2017.

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È un quartiere a tutti gli effetti: con la sua parrocchia, la sua posta, le sue scuole e persino il suo Comitato che in questi anni ha portato avanti importanti battaglie per la sicurezza e per il miglioramento del rione. Eppure è sparito persino dalle consulte.

È il quartiere Amati, da molti chiamato anche rione Sobborghi per la presenza della stazione ferroviaria di Monza Sobborghi. A metà tra Cederna e San Gerardo il quartiere è un punto nevralgico e importante della città che, soprattutto negli ultimi quindici anni ha visto una radicale evoluzione con una sempre maggiore presenza straniera.

A differenza degli altri rioni questa volta ci diventa complicato darvi i numeri perché è a metà tra il quartiere Libertà e Gallarana e tra quello Cederna e Cantalupo. Un rione piccolo, ma al suo interno ha importantissime realtà: diviso dal quartiere di San Gerardo dalla ferrovia e dal sottopasso ciclopedonale Amati-Bergamo, da quello Libertà dalla rotonda di via Prampolini e poi da Cederna dalla rotonda con viale Campania il quartiere Amati è tra i più popolosi e meglio serviti.

C’è il Policlinico, la casa di riposo di via Messa gestita dalle suore misericordie di monsignor Talamoni, la posta, la stazione ferroviaria, la parrocchia fulcro della comunità e numerosi negozi di vicinato che si susseguono lungo la via Amati e la via Rota che, per i residenti (ma non sempre per le divisioni in quartieri realizzate dai tecnici) appartiene al rione che sorge sotto la cupola di Sant’Ambrogio.

E poi, soprattutto, ci sono tantissime case: le storiche dell’ospedale San Gerardo di via Carlo Antonietti, quelle dell’Ina soprannominate le palafitte. Un tempo agricolo e circondato dagli orti il quartiere nel corso degli anni si è profondamente evoluto.

Era anche un rione industrializzato con la presenza della ex Ima che ha dato lavoro a tanti operai.

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