Il San Gerardo testa
il vaccino anti-Aids

Monza - Il reparto di malattie infettive del san Gerardo è tra gli undici centri clinici in Italia dove è in atto la sperimentazione con il nuovo vaccino terapeutico anti-Aids messo a punto dal team di Barbara Ensoli all'Istituto superiore di sanità. L'annuncio del direttore del reparto Andrea Gori è una speranza all'indomani della giornata contro l'Aids che si è celebrata ieri in tutto il mondo. Sono 1200 le persone che vengono seguite dall'ambulatorio HIV positivi del San Gerardo, altri 50, ogni settimana, afferiscono da tutta Italia al nuovo ambulatorio Merlot (Metabolismo, endocrinopatie, rene, lipodistrofia, osso, tossicità) diretto da Nicola Squillace.

“Si tratta di un'esperienza che pochi centri in Italia hanno sviluppato – spiega Gori-: è un polo multi specialistico dove il paziente trova dal chirurgo plastico all'internista, dall'endocrinologo all'epatologo per essere preso in cura in modo globale. I farmaci antiretrovirali hanno allungato la vita ai malati, ma non sono privi di effetti collaterali. L'obiettivo del nostro ambulatorio è prevenire la tossicità e trattare le problematiche maggiori avvalendosi di competenze specialistiche”. A Monza però la parola d'ordine resta “fare prevenzione”.

“Purtroppo- spiega Gori- sull'Aids si è abbassata la guardia. I giovani con cui parliamo pensano all'Aids come ad una malattia vecchia, non si sentono coinvolti, sottostimano il rischio. Allo stesso modo sono pochissime le persone che si sottopongono al test Hiv; in molti scoprono di essere sieropositivi a dieci anni dall'infezione, quando è tardi”. Come intervenire? “Con la Asl stiamo portando avanti un progetto con i medici di medicina generale-continua Gori- bisogna cambiare mentalità e prescrivere il test Hiv come si prescrive l'esame del colesterolo”. Sul fronte dei giovani il centro monzese sta studiando una campagna informativa attraverso i social network: “Bisogna parlare ai giovani-spiega il direttore- usando il loro linguaggio. Spero che il progetto si realizzi al più presto”.

Se guarda indietro agli ultimi dieci anni di attività medica Gori traccia un bilancio positivo: “Grazie alle terapie antiretrovirali siamo riusciti ad allungare la vita ai nostri pazienti. Dieci anni fa era impensabile che una coppia sieropositiva potesse mettere al mondo un figlio, mentre adesso anche al san Gerardo è stato messo a punto un percorso ad hoc per le donne sieropositive che vengono accompagnate per tutta la gravidanza fino al parto,mentre il bambino è seguito in neonatologia fino a quando le sue condizioni si sono stabilizzate”.
Rosella Redaelli

m.rossin

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