Opportunismo o fair play? Caso Aru, «in gara conta vincere»
Fabio Aru, in maglia tricolore, durante lo scatto incriminato al Tour de France

Opportunismo o fair play? Caso Aru, «in gara conta vincere»

Guasto meccanico a Froome durante il Tour de France: Fabio Aru attacca in salita per avvantaggiarsi. Radaelli, Coni Mb: «Giusto sfruttare l’occasione». Il Cittadino Young ripercorre la nona tappa della Grande Boucle.

Fino a che punto è corretto, nel mondo dello sport, scegliere il fairplay, anche a discapito del puro agonismo? Del resto, forse, non è lo sport stesso una competizione con sé stessi e con gli altri? Una domanda, apparentemente senza risposta, diffusa negli ambienti del Tour de France.
È successo di tutto durante la nona tappa del 104esimo Tour de France 2017.A spuntarla su tutti è il colombiano della Cannondale-Drapac Rigoberto Uran che vince la Nantua-Chambery di 181,5 km al fotofinish strappando la prima posizione a un incredulo Warren Barguil.

Durante questa tappa ci sono state diverse cadute, come appunto quella del gallese Geraint Thomas che a 100 km dall’arrivo ha dovuto ritirarsi lasciando la gara dopo essersi procurato una frattura alla clavicola che lo ha portato in ospedale. Anche Richie Porte è caduto rovinosamente a terra, scivolando poi lungo l’asfalto e centrando Daniel Martin, che non ha potuto far nulla per evitarlo. Entrambi sono poi finiti contro la parete di roccia di fianco alla strada che ha costretto Porte all’abbandono del Tour. Tra le molte cadute ci sono stati anche diversi colpi di scena come il cambio della bici di Chris Froome sul Mont du Chat che gli ha fatto perdere tempo lasciandosi superare dagli altri corridori.

Il gruppo accortosi di quello che era successo ha cercato di applicare il fairplay rallentando, in modo da aiutare l’inglese a recuperare terreno. Finita la gara e decretato il vincitore è sorta una polemica tra Froome e Fabio Aru perché mentre il capitano del team Sky cercava di chiamare l’ammiraglia per il cambio della bici, il 27enne italiano di origini sarde, approfittando della situazione, ha accelerato aumentando il distacco con l’inglese per permettersi una migliore posizione a fine gara e un avvicinamento in classifica.

Oltretutto, quando Froome finalmente ha raggiunto il gruppo, volutamente o no, avrebbe tirato una spallata ad Aru sbilanciandolo, creando ancora più critiche tra i media. “Il contatto con Aru non è stato intenzionale, ho sbagliato in un tornante perdendo l’equilibrio e ho sbandato verso destra. È stato un errore e mi sono scusato subito e poi avevo la bici in riserva, non avrei rischiato un incidente”, questo è quello che Froome ha dichiarato durante un’intervista a fine gara. “non mi ero accorto dei suoi problemi alla bici. La spallata? Ha sbagliato e si è scusato, tra noi nessun conflitto”, questa è la risposta di Aru ai media che lo hanno criticato per non essersi fermato e per non aver tenuto fede a quel che avrebbe suggerito il fairplay e aver pensato solo a se stesso e a vincere.

Secondo Froome, “c’è una regola non scritta che impone di non attaccare il leader con problemi meccanici”. Questa vicenda tra i due è destinata a concludersi su strada e non sui social, dove spesso i contrasti vengono alimentati e non sopiti. Detto questo, rimane solo una cosa da chiarire: in queste competizioni importanti, capaci di determinare il successo di un’intera carriera, è preferibile prediligere il fairplay o cercare esclusivamente il risultato sportivo, anche sacrificando le altre considerazioni?

Secondo il delegato Coni di Monza, Enrico Radaelli, è difficile interpretare questo episodio e dare risposta netta al quesito. Anche se, spiega il delegato, “la concitazione delle fasi di gara è quella che detta la risposta, in quei momenti”. Infine chiarisce il rappresentante provinciale Coni, la scelta di Aru “è stata giusta, perché ha voluto sfruttare il malfunzionamento occasionale della bici di Froome per distanziarsi dall’inglese e vincere la gara”.

(*ha collaborato Luca Panzetti, classe 3B Liceo scientifico Maxwell Milano)

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