La lingua cambia e il congiuntivo non fa più paura
Il congiuntivo, uno scoglio fin dai primi anni di scuola

La lingua cambia e il congiuntivo non fa più paura

L’Accademia della Crusca spiega che la lingua è qualcosa che si trasforma in continuazione

Che fine ha fatto il congiuntivo? Esiste ancora qualcuno che lo usa?

«Ni» risponderebbe Francesco Sabatini, il presidente onorario dell’Accademia della Crusca, l’istituto nazionale che studia la lingua italiana.

Con il suo nuovo libro “Lezione di italiano” (Mondadori, pagine 224, €18,50) spiega che la lingua è qualcosa che si trasforma in continuazione.

Per capirne un po’ di più abbiamo chiesto aiuto a Luca Serianni, professore di storia della lingua italiana all’Università “La Sapienza” di Roma ed a Valeria Merola, professoressa e ricercatrice di letteratura italiana all’Università di Macerata.

Serianni dice che il congiuntivo viene sostituito dall’indicativo già da molti secoli. Ad esempio si dice: “Penso che va bene” al posto di “Penso che vada bene”. Non sono errori veri, ma degli usi che si sentono nel parlato. La professoressa Merola afferma: «Credo che l’uso del congiuntivo sia sempre preferibile. In una conversazione orale informale l’indicativo può essere ammesso, ma in un testo scritto lo percepirei come un errore».

«Per evitare strafalcioni in grammatica bisogna leggere, parlare di argomenti non banali e riflettere sulla lingua», sostiene Serianni. Anche Merola è d’accordo: ai suoi studenti dice che il trucco per parlare e scrivere bene è leggere.

Ci sono degli errori che non si possono proprio fare! Secondo il professore quelli ortografici sono i peggiori. Alla professoressa di Macerata dà molto fastidio il “piuttosto che” disgiuntivo, l’accento al posto dell’apostrofo (pò invece di po’), il qual è con l’apostrofo. L’uso scorretto della punteggiatura è uno degli errori più pericolosi: mette a rischio la comprensione del testo.

Dobbiamo ricordarci che il parlato e lo scritto sono due cose molto diverse: mentre scriviamo dobbiamo prestare maggiore attenzione alla grammatica e alla sintassi, rispetto a quando parliamo con un amico. Merola aggiunge: «L’oralità modifica le regole grammaticali, rendendole molto più elastiche, perché adeguate all’uso reale della lingua».

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