Monza, profughi e convivenza in via Umberto I: «Fare rispettare le regole»
Monza Residenza profughi via Umberto 1 (Foto by Fabrizio Radaelli)

Monza, profughi e convivenza in via Umberto I: «Fare rispettare le regole»

Richiedenti asilo, accoglienza e convivenza a Monza. La nuova segnalazione arriva da via Umberto I, a due passi dall’ex ospedale di via Solferino e dal comando di polizia locale di via Marsala. Civico 3: una dozzina i richiedenti asilo provenienti dall’Africa centrale ospitati in due monolocali con giardino. E il problema sono le “regole da far rispettare”.

Via Umberto I a Monza. A due passi dall’ex ospedale di via Solferino e dal comando di polizia locale di via Marsala. Civico 3, una palazzina rossa: piano terra e primo piano. Una dozzina i richiedenti asilo provenienti dall’Africa centrale ospitati in due monolocali con giardino: la segnalazione è arrivata alla redazione mobile di piazza Roma. Si arricchisce, così, di nuovi dettagli la mappa dei luoghi destinati all’accoglienza delle persone che hanno richiesto protezione internazionale. Non solo via Asiago e via Vittorio Veneto (ma non più via Manzoni).

«Comandano loro»: i residenti del piccolo condominio non hanno più pazienza. «Ma non perché – spiegano – siano “brutti e cattivi”: ci mancherebbe. Ma manca il rispetto delle regole, anche di quelle più basilari, che disciplinano la convivenza civile».

Monza Residenza profughi via Umberto 1

Monza Residenza profughi via Umberto 1
(Foto by Fabrizio Radaelli)


Insomma: per chi è scappato dalla fame e dalla guerra non è facile abituarsi a vivere in un condominio del borghese e residenziale rione di San Carlo. Gli odori derivanti dalla cottura di cibi della tradizione africana, la difficoltà a comprendere l’utilità della raccolta differenziata, lo scarso rispetto degli orari di riposo degli altri inquilini. La scarsa cura nella gestione delle parti comuni che porta a pareti imbrattate, cancelli aperti, rifiuti abbandonati qua e là. «Dovrebbero essere cinque, massimo sei per appartamento – spiegano i condomini – ma averne un conteggio preciso è difficile, perché il via vai è costante. Di giorno, ma soprattutto di sera, ospitano amici e amiche, anche se non potrebbero. Così, fanno festa fino a tardi e noi non dormiamo».

È un copione che si ripete, uguale, in ognuna delle palazzine che, nel corso dei mesi, hanno iniziato ad ospitare richiedenti asilo: palazzine che continuano ad aumentare. Perché dietro all’imponente facciata del condominio di via Asiago 8/D si nasconde una miriade di piccoli altri palazzi e di eleganti abitazioni nei cui appartamenti sono stati alloggiati – e chissà per quanto tempo resteranno ancora – decine e decine di richiedenti asilo. A fornire un elenco (sommario) la cooperativa Ubuntu, che gestisce in maniera diretta e indiretta circa duecento dei richiedenti asilo ospitati a Monza.

«Via Asiago – spiegano gli operatori – e poi via Cantalupo e via Doberdò. Via Duca degli Abruzzi, via Giordano e viale Lombardia. Via Vittorio Veneto, via Umberto I. Via Sabotino, via Brembo e via Tommaseo».

Un elenco in costante aggiornamento, visto il perdurare dell’emergenza profughi in tutto il paese. A occuparsi dei richiedenti asilo non solo la cooperativa Ubuntu, ma anche altre cinque o sei realtà, tra cui la Fondazione Comunità Monza Brianza. Alcuni dei ragazzi ospitati in via Umberto I stanno svolgendo due volte a settimana “attività di giardinaggio e di pulizia presso il parco di Monza in affiancamento alla squadra di operai” del Consorzio: hanno anche dato una mano in occasione della messa che papa Francesco ha celebrato in città.

Ma sono tante le possibilità che la cooperativa ha predisposto per aiutare i richiedenti asilo a recuperare la propria autonomia e la propria “dimensione relazionale e sociale”, in collaborazione «oltre che con il comune di Monza - precisano da Ubuntu - anche con Auser, Casa del volontariato, il centro civico di via D’Annunzio, Creda onlus e diverse altre realtà, tra cui la cooperativa Diapason, la Fondazione Tavecchio e l’associazione Ellisse. Oltre alle lezioni di italiano, vengono offerti anche corsi professionalizzanti e di orientamento al lavoro, oltre a percorsi psicologici mirati».

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Emanuele Manfredi i scrive: 21-04-2017 - 08:43h
Punto primo se vengono dall'Africa Centrale NON scappano dalla guerra, e viste le condizioni fisiche da palestrati NON scappano dalla fame. Punto secondo è assurdo pretendere da questa gente l'osservanza di regole di convivenza civile perchè non sanno nemmeno di cosa si parla. Punto terzo ne abbiamo piene le scatole che si parli di emergenza, perchè l'emergenza è qualcosa che deve finire mentre invece continuano a FARNE ARRIVARE degli altri. BASTA !!!!