Carate, profughi in arrivo nell’ex mobilificio? Lavori a porte chiuse, il Comune stoppa il cantiere
L’ex mobilificio che potrebbe ospitare alcune decine di profughi

Carate, profughi in arrivo nell’ex mobilificio? Lavori a porte chiuse, il Comune stoppa il cantiere

Arriveranno nuovi richiedenti asilo a Carate? «Non è una voce smentibile» dice il sindaco Francesco Paoletti. Verrebbero insediati nell’immobile situato all’intersezione tra via Trento e Trieste e via Oberdan, un ex mobilificio. I lavori di ristrutturazione sono in corso ma il Comune li ha stoppati con un’ordinanza.

Arriveranno nuovi richiedenti asilo a Carate? «Non è una voce smentibile» dice il sindaco Francesco Paoletti. Anche se sul numero di arrivi e sulle tempistiche non si sa ancora nulla. Discorso differente per l’ubicazione dei profughi, che con tutta probabilità verrebbero insediati nell’immobile situato all’intersezione tra via Trento e Trieste e via Oberdan: da anni inutilizzato, mostra ancora sulla facciata la scritta “Mobili Mario Colciago e figli”.. Le voci sull’arrivo dei richiedenti asilo sono iniziate a circolare nel quartiere che si sviluppa attorno a via Trento e Trieste (andando verso il Ponte Grande) in queste ultime settimane, dopo che «nel mese di agosto abbiamo notato l’avvio di un cantiere all’interno della struttura» dicono alcuni commercianti e residenti della zona.

Ora quei lavori sono stati fermati da Comune che con un’ordinanza ad hoc, dopo il sopralluogo effettuato mercoledì 6 settembre, ha ordinato all’azienda che sta procedendo con i lavori di ristrutturazione, la Camedi srl, di sospendere il cantiere. Durante il sopralluogo, è emerso che «in cantiere non era reperibile alcuna documentazione relativa alle opere, alla sicurezza e ai lavoratori presenti” e che lo stabile era stato dichiarato inagibile fin dall’agosto 2012.

Tutto era iniziato dopo il passaggio di proprietà dai Colciago a una società privata, la “Camedi srl” appunto, tra l’altro proprietaria di una serie di centri medici nel milanese (ecco forse spiegato il motivo per cui «all’inizio si diceva in giro che dovesse arrivare qui un centro diagnostico»). Ma la società sarebbe la stessa che di recente ha acquistato e sistemato l’immobile di via IV novembre ad Albiate (definito dal sindaco albiatese Diego Confalonieri “non idoneo”, tanto da organizzare una fiaccolata per opporsi a una tale sistemazione dei richiedenti asilo), per poi affittarlo a una cooperativa di accoglienza.

Ma torniamo al quartiere. Dal punto di vista di un osservatore esterno, «i lavori in corso tutto ci sembravano, fuorché opere di ordinaria manutenzione; ma nessuna segnalazione di cantiere era stata installata verso la strada». Assieme ai dubbi sulla regolarità dei lavori, a stretto giro di posta iniziano a prendere piede anche affermazioni sull’arrivo di richiedenti asilo, proprio in quell’immobile sviluppato su 2 piani, a ferro di cavallo. «Nei giorni scorsi siamo stati in Comune per segnalare la situazione» dicono i commercianti.

«Non avevamo alcuna notizia dei lavori, che tra l’altro venivano effettuati con tapparelle e porte chiuse – spiega Paoletti -. La Polizia locale ha effettuato un’ispezione pochi giorni fa». Per quanto riguarda le voci sull’accoglienza dei richiedenti asilo (dati gli spazi, potrebbero essere qualche decina), la Prefettura avrebbe confermato che l’immobile in questione abbia tale fine. Se il Comune ha ora le antenne sollevate per l’aspetto di questa vicenda che resta di sua competenza (controllo di abilitazioni e permessi edilizi e abitativi), diversa è la questione se si parla dell’ipotetico arrivo di richiedenti asilo (a Carate ce ne sono già più di 50), su cui il Comune non può avere interferenza.

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