Avvelenati dal tallio: lutto cittadino a Nova per i funerali di Patrizia Del Zotto e dell’Alpino Giovanni Battista
Nova Milanese, i funerali di Patrizia e Giovanni Battista Del Zotto uccisi dal tallio (Foto by Attilio Pozzi)

Avvelenati dal tallio: lutto cittadino a Nova per i funerali di Patrizia Del Zotto e dell’Alpino Giovanni Battista

Chiesa gremita a Nova Milanese, labari bardati a lutto, saracinesce dei negozi abbassate e lutto cittadino per l’ultimo saluto a Patrizia e Giovanni Battista Del Zotto uccisi da un avvelenamento da tallio che ha portato in ospedale altri sette parenti. L’uomo, 94 anni, era un orgoglioso Alpino e aveva ricevuto il Luit d’oro.

Chiesa gremita a Nova Milanese, labari bardati a lutto, saracinesce dei negozi abbassate e lutto cittadino. Ha scosso profondamente la comunità novese, e non solo, la tragedia che ha colpito la famiglia Del Zotto e che ha strappato alla vita Patrizia, 62 anni, e il padre Giovanni Battista, 95 anni da compiere a dicembre e una vita spesa a tramandare valori di libertà e giustizia alle nuove generazioni. Sono morti per un avvelenamento da tallio che ha portato in ospedale nove persone del nucleo familiare.

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L’ultimo saluto martedì, nella chiesa parrocchiale di Sant’Antonino nella centralissima piazza Marconi. In un giorno che, per la prima volta nella giunta Longoni, è stato segnato dalla proclamazione del lutto cittadino. La seconda volta a Nova.

«La tragicità dell’evento ci ha indotto a prendere questa decisione – ha sottolineato il sindaco Rosaria Longoni, presente alle esequie – la proclamazione del lutto cittadino voleva essere un segnale della vicinanza alla famiglia da parte dell’intera comunità».

«Non ho mai celebrato un funerale con due bare – ha sottolineato don Luigi Caimi, parroco di Nova da nove anni – e questo sottolinea la tragicità dell’evento».

Nova: Giovanni Battista Del Zotto con la figlia Patrizia alla consegna dei Luit d’oro

Nova: Giovanni Battista Del Zotto con la figlia Patrizia alla consegna dei Luit d’oro
(Foto by Giusy Taglia)

Una famiglia unita, tre nuclei familiari, che abitavano insieme in una villetta di via Fiume, nella zona Poste di Nova. Con Giovanni Battista e la moglie Gioia anche la badante e la figlia Laura, poi Patrizia e l’altro figlio Domenico con le rispettive famiglie. Ma non tutti i familiari hanno potuto partecipare all’ultimo saluto dei loro cari; per alcuni di loro continua la degenza in ospedale per cercare di debellare quel veleno silenzioso, il tallio, del quale è stata accertata la responsabilità dell’avvelenamento, ma non la provenienza.

Nova Milanese, i funerali di Patrizia e Giovanni Battista Del Zotto uccisi dal tallio: i labari listati a lutto

Nova Milanese, i funerali di Patrizia e Giovanni Battista Del Zotto uccisi dal tallio: i labari listati a lutto
(Foto by Attilio Pozzi)


Folla composta, profondamente scossa, composta da amici, parenti o semplici conoscenti. Accanto all’altare i labari di rappresentanza: del Comune di Nova, del Gruppo Alpini sezione di Nova e di Monza, dell’Associazione Combattenti e reduci, della Croce Rossa di Nova all’interno della quale la sorella di Patrizia Del Zotto è un punto di riferimento per la sua ventennale esperienza di volontaria.

Nova, l’alpino Giovanni Battista Del Zotto

Nova, l’alpino Giovanni Battista Del Zotto
(Foto by Giusy Taglia)

E poi c’era lui, Giovanni Battista Del Zotto, l’Alpino, del reggimento “Julia” come amava ripetere orgogliosamente lui stesso. Lui che era sopravvissuto alla Campagna di Russia e che, nonostante il racconto facesse riaffiorare ricordi dolorosi, sentiva il dovere di farlo per le nuove generazioni.

«Sono stato fortunato perché non sono mai stato colpito da malattie e avevo muscoli d’acciaio». Così aveva detto al Cittadino qualche anno fa in un’intervista per spiegare come era sopravvissuto alla prigionia in Russia durante la seconda guerra mondiale.

Era il 29 gennaio del 1941 quando venne arruolato nel 9° Reggimento Alpini della Divisione “Julia” 117esima Compagnia Armi da Accompagnamento. Il 22 gennaio partì per il fronte russo e l’8 agosto venne catturato. Trascorse la prigionia tra i campi di Gorki, Oraneki e Monastica svolgendo mansioni di facchino e taglialegna. Dal 7 gennaio del ’43 iniziò quella che lui chiamava la “via Crucis della mia divisione Julia in ripiegamento”. Tornò a casa il 9 maggio del 1946 dopo quaranta mesi di campi di concentramento.

All’alpino Giovanni Del Zotto il Comune di Nova aveva consegnato il Luit d’oro, la benemerenza civica, nel dicembre dell’anno scorso. In quell’occasione disse: «Ci sono tre parole che contano: libertà, verità e giustizia». E lui, l’Alpino Giovanni Battista Del Zotto, le ha onorate in pieno.

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