Martedì 27 maggio 2014

I direttori passano, il Cittadino (e la passione) resta

Ci siamo. Senza enfasi né scene da Lehman Brothers ho svuotato i cassetti, sgombrato la scrivania e prima di uscire, stasera, staccherò dalla parete il ritratto di Achille Grandi, il primo comasco alla guida del Cittadino di Monza e Brianza, che in questi anni mi ha fatto da monito e tenuto compagnia. Oggi è l'ultimo giorno da direttore e si chiude l'esperienza sia nella via Longhi reale, quella della bella e moderna sede di giornale e tv, sia in quella virtuale, cioè questo blog. Per non perdermi in frivolezze, riporto qui ciò che ho scritto sul Cittadino di carta: l'ultimo editoriale di prima pagina, comparso sull'edizione di giovedì e di sabato scorso.

I direttori passano. Me lo disse l’amico Mario Schiani anni fa e mi è rimasto sempre in testa.

I direttori passano ed è arrivato il momento che a passare sia io: arrivato sulla soglia dei tre anni, lascio il Cittadino. Lo scrivo qui, senza girarci attorno, con dispiacere per l’affetto che provo per colleghi e lettori, ma anche convinto che sia la scelta migliore.

Il giornale in queste settimane ha cambiato l’assetto societario, nuove forze e spinte vitali sono state iniettate per dare linfa alla testata, è giusto siano loro a rinnovare una realtà troppo preziosa per essere sprecata.

L’ho ripetuto praticamente tutti i giorni da quando sono qui, in prima pagina, nei circoli pubblici e privati, in piazza: una città senza un suo giornale è debole, fragile, povera. Il Cittadino non è uno dei tanti, è l’unico sopravvissuto a Monza e in Brianza in oltre cent’anni di storia, capace pur nelle difficoltà di resistere e inventarsi ogni volta. Al mio successore, ai nuovi soci che si sono assunti l’onere e l’onore di renderlo ancora più solido, va la mia riconoscenza.

Mi mancherà più di tutto il contatto con le persone, il dialogo con voi lettori, che mi avete spesso dimostrato affetto e sommerso ogni settimana di lettere, qualche volta anche critiche, ma proprio per questo più care: ci si confronta soltanto con chi si stima.

Nel mio piccolo spero di non aver fatto troppi danni e chiedo scusa per i limiti che ho avuto, per tutte le volte che ho mancato in sensibilità, saggezza, intelligenza. Quand’è avvenuto è stato esclusivamente per colpa mia, poiché tutto si potrà dire di questi anni, non che la direzione non sia stata libera. Ho avuto la fortuna di ragionare e anche di sbagliare con la mia testa, un dono rarissimo e prezioso per cui dico grazie ai componenti del consiglio di amministrazione e in particolare all’editore.

Monza in questi anni è cambiata. È cambiato il sindaco, l’amministrazione comunale, sono cambiati pure i cittadini, messi a dura prova da una crisi epocale, che tempra i più forti e i deboli li stronca. Spero di essere riuscito a raccontare la città, così come mi auguro di aver saputo rinnovare l’essenza di una tradizione antica, popolare ma anche alta, orientata a quei valori dell’umanesimo cristiano che pretendono più testimoni che bandiera.

I direttori passano, il Cittadino resta. E proprio perché resta, un po’ qui rimarrò anch’io. Sono arrivato nel 2011 scrivendo di voler dare a tutti i lettori una stretta di mano, me ne vado salutandovi oggi, con un abbraccio. Grazie per il bene che mi avete voluto.

di Giorgio Bardaglio

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