Il Cittadino, giorno per giorno, visto dall'alto e raccontato da dentro
Ogni volta la ospito qui e soprattutto la leggo volentieri. Questa volta di più. Grazie Clementina.
Il ballottaggio spiegato a un bambino
Lunedì sera, a scrutinio ormai avviato, tripudio in casa B. Motivo? Il mio Alessandro scopre che a Monza ci sarà il ballottaggio. La sua gioia deriva non tanto dal fatto diciamo squisitamente politico, quanto per via dei due giorni supplementari di chiusura della scuola, che è sede di seggio elettorale.
Il ragazzino è in quarta elementare ma già tiene una specie di stecca dei giorni che mancano alle vacanze, come facevano i giovani militari quando c’era la leva obbligatoria. Così Alessandro si affretta a spuntare due giorni da quelli che mancano all’alba della sua liberazione. Gli dico sempre che se fa così non gli passa più, ma lui traccia soddisfatto le stanghette sul 21 e il 22 maggio.
Aggiornato il calendario, si ferma pensoso.
“Ho capito che se c’era il ballottaggio c’erano altri due giorni di vacanza, ma che cos’è il ballottaggio?”
Ecco cosa gli ho risposto.
“Dunque, a Monza c’erano undici persone che volevano fare il sindaco. Ognuno la pensava in modo leggermente diverso dall’altro e così ognuno si è messo per conto suo. Ovviamente non si può fare il sindaco per conto proprio, ma ci vuole dietro di luiuna lista di persone che si candidano a fare i consiglieri comunali, che sono un gruppo di persone che diciamo così aiutano il sindaco a fare il sindaco. I candidati sindaco di Monza non avevano dietro una sola lista, ma anche due o tre, dipende. Allora, degli undici candidati, se uno prendeva più della metà dei voti, cioè il 50% più un voto, diventava subito sindaco, ma siccome a Monza nessuno ha preso più del 50% più uno dei voti, allora tra due domeniche dobbiamo tornare a votare per decidere quale dei due vogliamo.”
Mio figlio mi chiede perché non si sono messi d’accordo per fare meno liste così magari non bisognava tornare a votare e allora arranco miseramente per qualche minuto. In effetti nemmeno io ho capito perché non si mettono d’accordo. Non mi ricordo nemmeno le differenze che c’erano tra una lista e l’altra, ma sicuramente dovevano esserci.
“Come si chiamano?”
“Uno Scanagatti e l’altro Mandelli.”
“E sono bravi?”
La domanda mi spiazza. Non me le l’ero mai chiesto, prima di votare, se quello che stavo per scegliere fosse bravo o meno.Questa sì che è una bella domanda, che mi mette in difficoltà. I bambini colgono sempre il punto cruciale.
“E quelli delle liste che lo devono aiutare cosa fanno?”
Già, cosa fanno? A questo punto cedo e confesso che non ho mai capito bene come funziona la faccenda. Aggiungo che forse, vista la mia ignoranza, forse sarebbe meglio che non andassi a votare.
E Ale: “Allora perché noi bambini stiamo a casa se voi grandi non andate a scuola?”
Ha proprio ragione, accidenti. Non avevo mai sentito un discorso più illuminante sulla necessità del voto. Se mio figlio ora non mi considera un idiota è solo perché è molto più saggio di me.
Clementina Coppini
''Non avrei mai pensato di vedere Grillo in apertura del Cittadino''. A dirlo è Andrea, l'ottimo grafico, mentre ritocca la scritta a caratteri cubitali ''Hanno vinto gli arrabbiati'' che compare sul giornale che va in edicola giovedì 10 maggio. Un giornale, detto tra noi, che a copia vale almeno cinque euro, pure se in edicola ve ne chiederanno tre volte meno. Servizi, inchieste, tabelle, statistiche, interviste, ritratti ai personaggi che nel bene e nel male si sono distinti nel voto del fine settimana corso (e poi curiosità, prezzi della spesa comparati... Un bendidio ). Nel frattempo, per chiudere il paragrafo odierno dedicato alle elezioni, riporto l'acconcio scritto dell'amico Alessio Brunialti, che elenca le frasi più origliate ieri camminando in giro per le città.
Buongiorno, le frasi che ho sentito di più ieri camminando in giro (tattica nota come simplegadia): - No, ma io non contavo di essere eletto, guarda mi sono candidato solo per dare una mano a... - Oh, non mi avrai mica votato eh... nooo, sai, era per dare una mano... - Ma come è possibile 6 preferenze, ma non mi ha votato nessuno? Tu non mi hai votato?... - Lo dicevo io, ma non mi hanno voluto ascoltare, e adesso guarda... - No, sai, noi siamo molto amici da anni, da un sacco di tempo, anzi dopo lo chiamo per fargli i complimenti... - Ma sai chi ha avuto la faccia tosta di chiedermi il voto? No, guarda, ho detto stavolta no, senti, non puoi chiedermelo, e poi avevo già promesso a... - Ho visto che hai preso zero, ma se io ti ho votato come hai fatto a prendere zero, cioè, devo avere sbagliato... Facciamo ricontare? - Comunque a mio suocero gli sta bene che gliel'avevo detto di non candidarsi. No io FIGURATI se l'ho votato... - Per curiosità tu chi hai votato, cioè, mi hai dato la preferenza? Così, per curiosità eh... - Ah ah ah, ben le sta, lei che credeva, ecco... - Sì, ma come fai a mettertelo in lista, dai? È lui che ha portato sfiga... - Se davano retta a me... - Oh, comunque ho preso pur sempre tre voti più di lui... Insomma... Votare significa non dover mai dire "mi dispiace". |
Nelle settimane scorse, quando sono stato a Limbiate e ho incontrato alcuni collaboratori, avevo detto di osare, di non fermarsi alla cronaca nuda e cruda (tanto meno a quella parzialmente vestita o mediamente cotta) bensì di provare a dare profondità alle notizie, di azzardare ogni tanto qualche commento. Era un consiglio, la segnalazione di un'opportunità. Il buon Diego Marturano, ragazzo sveglio e collaboratore fidato, mi ha dato ascolto e oggi mi ha mandato via mail un suo commento alla tornata elettorale di ieri e ieri l'altro. Ospito qua il suo intervento, in modo che possa esser condiviso.
Chi ha vinto davvero queste elezioni
Nel 2009, il giorno dopo le elezioni, mi colpì la frase di una collega: "Il cielo è sempre più azzurro, il prato sempre più verde e il rosso... il rosso dov'è?" Se all'epoca fu ritenuto sospetto il monopolio della coalizione Pdl-Lega, nella Brianza conquistata si parlò di voto di simbolo, ovvero di voto dato dai cittadini mettendo una croce sulla bandiera magari senza conoscere o fidarsi dei candidati, alcuni capaci proprio grazie al simbolismo di ribaltare tradizioni decennali ed oggi governare piccoli paesi e grandi città, seppur tra mille difficoltà e maggioranze raffazzonate, oggi è altrettanto di difficile collocazione il riflusso, la nuova ondata del centrosinistra, sempre che di nouvelle vague si tratti. Non sto parlando di equilibri politici nazionali, ma di locale. Di tanti nuovi e vecchi sindaci di centrosinistra. La realtà politica locale è un mondo a sé stante.
E' sempre stata mia forte idea che nei comuni dovrebbero governare le persone più dei partiti. Dovrebbero governare più sindaco e giunta, che segretari e segreterie. Eppure, i cittadini al voto ancora non riescono a capirlo. Il voto non è cambiato. E' cambiato solo il vento. Il Pdl è morto. Il cadavere è caldo fumante sul tavolo di un medico dell'ospedale di Arcore in attesa di rianimazione o sepoltura. La gente ha riversato su Pdl e pidiellini le colpe di una situazione nazionale da tragedia molto più che lo sdegno per la questione morale. (Questione morale? Di questi tempi?). La Lega Nord perde alcune roccaforti, in Brianza Lesmo vantava una decennale tradizione di sedie rinforzate e Sole delle Alpi, ma si salva laddove l'alleanza va oltre le ragioni politiche, con Tosi a Verona ad esempio, ed a Meda con Taveggia, che se avesse avuto l'appoggio del Pdl avrebbe forse sfiorato il 50%. Il Pd regge, ma non si avvantaggia come potrebbe dei misfatti delle altre forze, e (ri)conquista qualche vecchia seggiola. A Garbagnate Milanese, cancellato il centrodestra, al ballottaggio andranno il 72enne Pioli (sinistra, già sindaco per dodici anni, decano della politica) e Afker del Movimento 5 stelle, sul quale tornerò più avanti. A Cesano Maderno Ponti, dopo la mancata elezione (per i simboli?) a governatore della Provincia di Monza, ritorna sulla poltrona più cara. Per lui 9670 voti, 164 in meno di quanti ne aveva raccolti Vaghi, avendo a disposizione la stessa coalizione, quando nel 2009 fu scavalcato da Romanò (Lega), che oggi si è fermata a meno di 3000 preferenze, a fronte delle 10.450 di un primo turno in coalizione con il Pdl tre anni fa.
E allora chi ha vinto? I tantissimi astenuti? No, perché chi non si presenta ad una gara non può certo vincerla. Ben che vada lancia un segnale. Ma se il telefono è muto, nessuno ti sente. Il Movimento 5 stelle, il voto di protesta? Forse. Forse perché i voti li ha presi, tanti, contati, certificati, andrà anche ai ballottaggi da qualche parte. Forse. Forse anche perché, attenzione, a volte basta che gli altri facciano schifo per vincere, solo che dopo devi meritarlo. Devi dimostrare di valerlo. Non basta una rete wireless qua, un tavolo con i cittadini là. Ora devi far politica, non antipolitica. Dal momento in cui ti candidi diventi un politico. Dal momento in cui sei eletto, sei un amministratore, un rappresentante degli elettori. E se i politici eletti (gli altri) sono indegni, devi dimostrarti migliore di loro. E l'anno prossimo ci sono le politiche. I grillini si presenteranno? Certo non con Grillo, non può perché pregiudicato e lui i pregiudicati non li vuole, ed a livello nazionale non basta un po' di internet wireless.
E allora l'Italia chi la salva? La bacchetta magica non ce l'ha nessuno. Ma non basta la delusione, non basta astenersi. Serve cominciare dalle piccole cose: aiutare il vicino di casa in difficoltà, partecipare ai consigli comunali, informarsi correttamente. Mettere da parte i simboli, imparare a votare chi si conosce e conoscere chi si vota. Basta poco, checcevò?
Diego Marturano
Clementina non tradisce e mi ha mandato un puntata del suo (futuro) blog (ospitato provvisoriamente qui) anche nel dopo elezioni. Grazie a lei e buona lettura a chi passa da qui.
Ballottandi verso il futuro
Come volevasi dimostrare eccoci al ballottaggio. Ieri ho passato ore davanti a MonzaBrianza Tv a sentire pareri assortiti e le uniche due riflessioni che sono balzate potenti nella mia mente sono state in primis “Perché hanno tutti la fronte così lucida?” e poi “Quella che c’è di fianco al conduttore che pianta sarà, un ficus?”
Nel tardo pomeriggio avevo udito il nuovo ex-sindaco dire che se non è stato rieletto non è colpa sua e che c’è una parte di elettorato “qualunquista e superficiale”. Parole sue, non mie. Certo non carine verso lo stesso elettorato che cinque anni fa lo aveva votato in massa e che evidentemente, mentre prima era profondo e specificista, nello scorso lustro deve aver ultimato un percorso tutto suo verso la babbioneria e l’imprecisione. Sarà certamente così, non discuto. Saluto affettuosamente il vecchio Primo Cittadino, che peraltro incrocio spesso la mattina quando accompagno a scuola mio figlio (lui non mi conosce, ma io conosco lui). Più volte l’ho visto con i miei occhi mentre ritirava i bidoni della spazzatura del suo condominio. Nel bene e nel male non se l’è mai tirata, insomma, e in questo deve essere tenuto a esempio dal suo successore.
A urne chiuse vi confesso che ho parlato con tanti, ma l’unico che mi ha davvero conquistato è stato Gianmarco Venuto di Primavera Monza (una lista di giovinotti, che però ha scelto come simbolo una cosa antica, l’Arengario, il nostro palazzo pubblico per eccellenza). Un ragazzo di poco più di vent’anni che credo abbia passato tutti gli scorsi mesi al gazebo. Una persona che crede a quello che fa e che di sicuro potrebbe essere considerato ingenuo, ma la sua fiducia dà un’altra prospettiva al concetto di ingenuità, facendola aprire alla speranza, colei che sempre più ci manca.
La settimana scorsa l’ho incontrato tornando dal supermercato (come vi ho detto, era sempre in giro) e gli ho chiesto cosa avrebbero fatto lui e gli altri dopo le elezioni. Mi ha detto che avrebbero continuato la loro opera, che avrei potuto incontrarli nelle piazze e nei bar. Nei bar? All’inizio mi è venuto da ridere, ora non rido più. Trovo sia una splendida idea riappropriarsi dei luoghi pubblici, vedere i nostri figli in giro, sapere non solo che si interessano di quello che succede, ma che vogliono far succedere cose nuove.
Gianmarco non sarà in consiglio comunale, e mi dispiace molto perché vedere la mia città con i suoi occhi ha risollevato il mio cuore amareggiato dal piattume che avanza. Sapete cosa vi dico? Se fossi uno dei due ballottandi la prima persona con cui andrei a parlare, contro ogni convenienza e connivenza politica, sarebbe proprio lui. Se si vuole cominciare a progettare il futuro è con il futuro che bisogna confrontarsi.
Clementina Coppini
Ore 15.00 C'è un bel sole a Monza ed è uno spettacolo girare per il centro. Nessuno pare interessato alle elezioni, anche se decideranno chi amministrerà questa città (forse) per i prossimi cinque anni. Anche se in effetti, lo scrivo come autocritica, non è che potevo aspettarmi gente con fare circospetto o uomini rasenti i muri con un trench bianco e sguardo emeaciato o prefiche ululanti tipo coro da tragedia greca. Il mondo fuori continua a correre, siamo noi che ci fermiamo trattenendo il fiato. Di exit poll, sondaggi, statistiche neanche l'ombra. Accendo la tv su La 7 e c'è Mentana che parla sul nulla a macchinetta.Gli fa eco Rai Tre, ma di risultati zero al quoto. Ossservo i colleghi di Cittadino e MonzaBrianzaTv da dietro la vetrata: c'è fibrillazione. Sarà una lunga giornata.
Ore 15.20 Le tv hanno il fiato corto. Si riprenderanno man mano che passa il tempo, per ora si baloccano in un eziologia del grillismo (La 7) e in una dotta e raffinata analisi del voto francese barra greco (Rai Tre). Noi su Mbtv partiremo alle 19.15 perché conosco i miei polli (su Espansione Tv di giornate così ne ho vissute almeno una decina) e va bene menare il torrone, ma fino a quell'ora sono soltanto chiacchiere sul nulla sotto vuoto spinto. E poi, per anticipazioni e altro, c'è Internet. La nostra gioiosa macchina da notizia consta di tre panzer division: il web, appunto, con Max e Chiara che non perderanno un istante e faranno un live blogging voto per voto; la tv, con Lorenzo a coordinare il tutto e al suo fianco Lidia, Luca, Rosa e un manipolo di tecnici per garantire oltre al dibattito in diretta anche collegamenti dalla redazione e persino dai vari Comuni; il giornale che domani uscirà in edizione straordinaria (costo: un euro) con tutte le preferenze, i risultati, i commenti, a cui baderanno Ernesto, Angelo, Antonello, Mario, Paolo, Nicola, Arianna, Davide, Roberto, Stefano. Un bel gruppo, ma soprattutto la punta dell'iceberg, poiché dietro lavorano ancora più persone per consentire non soltanto di andare in edicola domani, ma anche dopo e dopo e dopo ancora, per anni anni e anni.
Ore 16.15 Nel mondo di Internet, tv e social network, i più lesti a dare qualche numero (in senso positivo) sono gli apparati di partito e in particolare dell'apparato più apparato, cioè quello erede di due fette rilevanti dei partiti mastondontici della prima Repubblica, Pci e Dc. Tra un istante lo metteremo on line. Primo dato: i grillini anche qui in Brianza potrebbero superare la soglia del 10%.
Ore 17.05 Dal torpore e dalle chiacchiere che stanno a zero si arriva a uno. Una, anzi. Il sindaco donna di Lentate, Rosella Rivolta, che ha battuto la concorrenza, compreso il sindaco uscente, Sasso. Pure a Lesmo, in un feudo dove il ritratto di Bossi ce l'aveva in casa il cinquanta per cento degli abianti, vince il centrosinistra. Il Carroccio non viene più trainato: mogli e buoi dei paesi tuoi, ma lì i buoi se li sono pappati tutti e cominciavano anche a insediarti le mogli. Urge esame lombardo di coscienza.
Ore 18.00 Qui l'atmosfera si fa pressante. Il web continua a sformare aggiornamenti, il giornale si sta componendo come se fosse un Lego (anche se mancano ancora i mattoncini, essendo nulla ancora certo nei grandi centri, mentre nei piccoli ci sono già i sindaci e perciò le notizie possono già andare in pagina), mentre è la televisione a far la parte da regina. Da qui vedo i preparativi per la postazione di Lidia, nel bel mezzo della redazione. Poco fa hanno smontato un pannello della scrivania, per permettere alla telecamera di spaziare ad ampio raggio, e provato gli auricolari che consentiranno alla stessa Lidia e a Lorenzo, il conduttore in studio, di capire cosa succede e stare collegati con la regia. Alla diretta vera e propria manca più di un'ora. Con Lorenzo ci sarà anche un'altra colonna portante dell'intera struttura, Luigi Losa, che oltre a vestire i panni di commentatore (ha visto più elezioni lui qui in Brianza che puntate di Bruno Vespa a Porta a Porta).
Ore 18.30 Comincio a preparare un editoriale per il giornale di domani in edicola. Niente di che, solo qualche appunto, perché non so come si metterà la serata e avere un abbozzo mi trasmette sicurezza. Poi però partirà la diretta tv, in redazione parleremo di quanto sta accadendo ed è possibile, anzi, probabile che cambierò tutto dalla A alla Z. Il paracadute però fa comodo ed è una lezione, quella del ''portarsi avanti'' che mi ha dato il mio amico Mauro Migliavada quando lavoravamo insieme, a Etv. I televisivi intanto qui mangiano qualcosa, perché poi non avranno più tempo per rifocillarsi. Altro che politica magna magna...
Ore 22.00 Chiedo scusa per la vacanza (non mare o montagna, bensì assenza temporanea dovuta a cause di forza maggiore: diretta tv, collegamenti esterni, problemi di varia natura da risolvere per riuscire ad andare in edicola, domattina). Abbiamo un problema con le preferenze, soprattutto nei comuni maggiori, poiché lo spoglio è assai lento e non è facile ottenere tutti i dati, candidato per candidato. I giornalisti si cono attivati per organizzare una rete di protezione e recuperarli al volo, appena saranno pronti.
Ore 00.20 Siamo tutti qui, anche se leggermente meno allegri che al Braccobaldo Show. Dalle dieci di sera a mezzanotte - come avviene puntualmente più o meno ad ogni elezioni - si sono inanellati tutti i prooblemi possibili ma non immaginabili, condensati soprattutto nella difficoltà a raccogliere le preferenze comune per comune, lista per lista. Qualche collaboratore vispo s'è accollato il compito di bussare alla porta della custode del municipio per prenderne nota, qualche altro s'é arreso di fronte alla burocrazia legnosa e levantina di uno spicchio di Italia provincia di Bisanzio. A Monza siamo fermi a novanta sezioni su centodieci e passa, a Cesano Maderno si sono incartati sulla tredicesima sezioni, come Dorando Petri davanti alla regina d'Inghilterra. Speriamo in bene: per chiudere il giornale abbiamo ancora un'ora, mentre la diretta elettorale è già bella che finita.
01.00 La stanchezza si fa sentire (la stracchezza, mi verrebbe da scrivere, perché a quest'ora il lessico entra in automatico e la mediazione è più faticosa) e dalla fibrillazione di metà sera si sta passando a un clima da ''compattiamoci e per amor del cielo chiudiamo tutto''. I colleghi più fortunati, quelli dei centri con meno abitanti, che hanno potuto chiudere la partita già alle otto e mezza, un po' ciondolano, un po' prestano attenzione a ciò che avviene sulle scrivanie di quanti sono stati più sfortunati, ciascuno tuttavia cerca di dare una mano come può, sapendo che a volte il modo migliore per darla è quello di toglierla, cioè di non intralciare le già difficili operazioni di rendiconto delle preferenze. La buona notizia è che Cesano, grazie al buon cuore di un'impiegata, ha fornito i dati ufficiosi, mentre Monza pare voglia fare marcia indietro e cucirsi la bocca e Meda chiede ancora mezz'ora di tempo, promettendo che poi però ci darà ogni cosa. Paghiamo le conseguenze di un regime napoleonico (magari napoleonico, qui sembrano più i due regni di Sicilia) e un regolamento che non ha eguali in tutta l'Europa democratica. Altro che le elezioni in un qualsiasi giovedì, in Inghilterra, o quelle di ieri, in quattro e quattr'otto, in Francia. Ai seggi brianzoli, tra colla coccoina, nastro gommato, spago e matita copiativa, sembra un racconto di De Amicis, senza neanche il fervorino moralista.
01.10 Una parentesi sulla tecnologia che avanza. Nel senso che proprio avanza, cresce, è inutile per tutti i candidati, persino i giovani che pure dai social network dovrebbero trovare nuova linfa. Invece niente. Le pagine ufficiali di Facebook e Twitter sono cimiteri abbandonati. Piffer l'ultimo cenno di esistenza in vita lo ha dato alle 15, per ricordarci che i seggi chiudevano (meno male che ce lo ha detto lui, altrimenti eravamo ancora lì ad attendere, in coda), di Fuggetta, Mandelli e compagnia briscola nessuna traccia. Solo Scanagatti, sul profilo Facebook, ha messo due frasi di circostanza, dicendo che ringrazia.
02.00 Siamo davvero in dirittura d'arrivo. Qualche dato è sbagliato per cui richiamiamo le pagine dalla tipografia per apportare le modifiche agli errori di battitura delle preferenze. E' lo sforzo conclusivo. Candidati, eletti ed elettori sono già sotto le coperte da un pezzo, noi siamo ancora qui ma il prodotto che vedo a computer è un gioiellino, vale ben più dell'euro che tra quattro ore verrà dato in edicola. Ora non resta che incrociare le dita e sperare che tutto vada per il meglio, per offrire un buon servizio, per non sprecare tanta fatica.
Monsignor Bagnasco mette in guardia dalla deriva populista, dice stop all'antipolitica e tutti pensano al popolo, agli elettori, mentre a me pare che le orecchie che devono sentire siano proprio quelle dei politici, di chi per troppi anni è vissuto come se non dovesse render conto ad alcuno, tanto meno a quegli uomini e a quelle donne che li hanno messi lì, devolvendo ogni mese una parte del loro ricco o povero stipendio per garantirne uno sicuro e spesso grasso a loro. L'antipolitica non è la causa della crisi, bensì l'effetto. Lo dimostra l'affluenza alle urne in questa prima giornata, specialmente qui, a Monza e in tutta la Brianza, dove pur ho visto con i miei occhi l'attaccamento della gente al proprio Comune, l'interesse per la cosa pubblica. Restare sotto il cinquanta per cento, per delle elezioni amministrative, in una domenica greve di nuvole e pioggia, per cui nemmeno si può incolpare le gite al mare o in montagna, è un campanello d'allarme e una sveglia. Speriamo che il suono arrivi fino alle stanze ovattate dei palazzi del potere, perché non esiste altro modo di sconfiggere l'antipolitica: darsi una mossa.
Mancano poche ore al voto e a Monza l'atmosfera si scalda (se avessi scritto ''diventa incandescente'' mi sarei vergognato di me stesso, così invece sono soltanto lievemente imbarazzato per la scontata retorica). Ecco dunque la terza e (speriamo di no) ultima puntata del ''blog ospitato'' (blog suo, ospitato da me) di Clementina Coppini sulle elezioni.
In bocca all’urna
È già venerdì e domani ci sarà il silenzio elettorale, che segue settimane di nulla elettorale. Ma l’hanno fatto apposta a eclissarsi o sono io che non li ho cercati abbastanza? Panico: e adesso cosa faccio? Non ho capito niente dei programmi, ho anche dei dubbi sulla configurazione delle liste. Una signora davanti a scuola oggi mi ha detto che lei ha scollinato e che non sta a vedere di che parte politica è il candidato: le basta che sia bravo. In teoria sarebbe anche giusto, ma se poi lei o lui sono bravi e invece gli altri no? Un mio amico si darà al voto disgiunto: sarà un voto alle sue simpatie politiche e un voto a uno che gli è simpatico umanamente. Sarà una buona idea? Ciò non creerà ancora più scompiglio? Se in troppi votano disgiunti non scollineremo oltre la ragionevolezza? Cosa faccio, mi reco in gabina o mi nascondo in cantina? Ho ascoltato tanti pareri di vivi, ma sempre ho in mente quello che mi diceva la mia amatissima Nonna Ida, cioè che per lei andare a votare era una festa, perché quando c’era la guerra non pensava mai che l’invasore se ne sarebbe andato, non pensava mai che sarebbe stata libera, e nemmeno immaginava che avrebbe potuto esprimere liberamente il proprio parere. Così voterò per mia nonna, più che per me, e anche per i miei figli, che vengono prima di me. Mi ricordo, cento anni fa, quella volta che facevo la scrutatrice. In una scheda avevamo trovato una fetta di salame con la scritta “E adesso mangiatevi anche questa!” Credo che stavolta, oltre alle schede non ritirate di chi non si è presentato e alle schede bianche, dentro le urne ci si deve aspettare di trovare una salumeria. Con tutte le liste che ci sono, mi sa che rischiamo di trovarci pure ad affrontare un ballottaggio. Lì si che ci sarà da ridere, perché Monza, che è già complicata, diventerà una Bisanzio di congetture e astrusi apparentamenti. Prima di scegliere, vi giro dieci domande che si è fatto un mio caro amico. Non farina del mio sacco, insomma, e appunto per questo interessanti. Fatele in via ipotetica ai vostri candidati, e poi decidete chi merita la vostra X (e se la merita).
1-Chi ti ha dato i soldi per la campagna elettorale?
2-Hai specificato con chi andrai o non andrai se c’è il ballottaggio?
3-Cosa hai intenzione di fare riguardo al vecchio Piano di Gestione del Territorio? Ti andrebbe di farne uno migliore?
4-Cosa farai della nostra meravigliosa Villa Reale?
5-Ti sei accorto che la viabilità a Monza è un disastro? Che proposte hai a riguardo?
6-Renderai trasparente la tabella dei compensi degli Amministratori della cosa pubblica? Abolirai le dispendiose collaborazioni esterne? Abolirai i benefit dei politici locali, visto che i poveri cittadini non ne hanno?
7-Farai in modo che i comportamenti degli Amministratori pubblici siano del tutto trasparenti?
8-Cosa farai per la cultura? Spenderai soldi a vanvera per iniziative pseudo-culturali che non servono a niente? Metterai gli spazi comunali a disposizione delle associazioni serie che hanno qualche buona idea?
10-In questi tempi oscuri, cosa farai per aiutare le imprese? Cosa farai per i malati che hanno bisogno di cure in casa e in ospedale? Come aiuterai i più poveri e i più deboli?
9-Cosa farai per i giovani? Per le loro scuole, per il loro lavoro?
Tutti su questi argomenti hanno detto cose ampiamente condivisibili, giuste e belle. Se trovate qualcuno che ha detto qualcosa di sensato e realizzabile, votatelo. Che aggiungere? In bocca all’urna a tutti voi.
Seconda puntata (che é poi la terza) di Clementina (Coppini) alle prese con le elezioni (a Monza). I precedenti li trovate qui.
Balle di paglia del West
Tutto oggi che mi arrovello su una questione: perché gli ultimi giorni di campagna elettorale al posto di infiammarsi il dibattito si ammoscia. Magari invece (metaforicamente) si infiamma, ma evidentemente non nella Monza che frequento io. Mi pare di stare, politicamente parlando, nella classica città del west dei film western: un deserto dove al massimo puoi incontrare il vecchietto del west che si lamenta e le balle di paglia che rotolano. La balla di paglia che rotola è peraltro il segno distintivo del momento, a ben vedere. E l’unica cosa che si infiamma è la coda di paglia dei politici o degli aspiranti politici locali. L’altro giorno allo Spalto Maddalena ho visto il funerale dei partiti, con tanto di sacello e fiori. Scenografico. E poi? Che i partiti erano un funerale l’avevo già capito. E poi? Poi, oltre ai grandi proclami sulla pace e il bene universale, solo balle di paglia nel deserto. C’è quello che gli interessa non far costruire il distributore nel parco, c’è quello che gli interessa il problema del black carbon nell’aria. Certo è orrendo un distributore nel parco, così come è orrendo respirare una specie di fumo solito che ti si incolla ai polmoni. Ma è come combattere per la salvaguardia del Paguro delle Galapagos mentre fuori c’è l’Armageddon. Sì, convergere su un problema alla volta aiuta noi volgo informe a indirizzarci, ma non aiuta a dirimere la complessità, non è una spia di ciò che sarà fatto in futuro da chi eventualmente ottenesse l’incarico di guidarci (dove non si sa). Comunque meglio questi di coloro che si interessano solo degli affari propri, che nemmeno si sentono in dovere di nascondere i propri particolaristici intenti. La mia paura è proprio che vincano quelli che non dicono niente di niente, contando sul fatto che alla fine, quando l’elettore è in dubbio, preferisce il nulla al qualcosa, almeno con il nulla dopo può dire che è rimasto deluso, mentre con il qualcosa deve ammettere di essersi sbagliato. In ogni caso uno non può nascondersi dietro al fatto che sono tutti uguali e che quindi non va a votare. O meglio, può farlo benissimo, però sappia che finirà per mettere lì uno a caso degli undici, che all’apparenza sembrano tutti uguali, ma che sicuramente non lo sono. Certo, se si degnassero di passare i prossimi tre giorni a un banchetto, oppure girando per i quartieri, forse noi avremmo il piacere di conoscerli. Non hanno tempo? Non mi sta bene. Il tempo lo trovano, e se non lo trovano adesso che hanno interesse a incontrarci, come faranno a trovarlo quando saranno stati eletti e quindi non serviremo più? Diranno che ho torto, che non è così, che loro sono e saranno al nostro servizio. Va tutto bene, ma il servizio dovrebbe partire da qui, dall’essere presente e visibile, nell’esporsi. Non ho visto un candidato sindaco che umilmente stesse lì in un angolino ad aspettare i poveri cristi, le anime pellegrine che vagano alla ricerca di un’indicazione sensata. Ai gazebo trovi i loro seguaci, gli aedi, i vice, i collaboratori. Forse non ho avuto la fortuna di incontrare nessuno di questi undici, che invece magari sono sempre lì a spendersi come dei dannati per illuminarci sul da farsi. Sarà, ma siccome in teoria l’arbitro sono io (io nel senso di elettore comune, beninteso) vorrei che la squadra avesse la simpatia di giocare, quando c’è la partita. Scendere in campo è espressione abusata, ma l’idea insomma sarebbe quella. Campi da arare a Monza ce ne sono pochi, in compenso di braccia rubate all’agricoltura ce ne sono tante quanta la confusione che abbiamo in testa noi reietti, noi monzesi. Intanto per le strade rotolano le balle di paglia del west.
2. Continua... (Speriamo)
Gira e rigira (soprattutto rigira) il tema delle elezioni a Monza tiene banco in questi giorni: domenica e lunedì si vota e sono tuttora molti gli indecisi. Da parte nostra, grazie alla meticolosità di Chiara, oltre ai mille servizi su tv e giornale, sul sito internet abbiamo pubblicato un articolo con i link a tutti i candidati, così che chi vuole scegliere può farlo senza mediazioni, documentadosi direttamente alla fonte. In più ci sono i commenti di Clementina (a breve la terza puntata) mentre oggi vorrei pubblicare il testo completo della lettera che mi hanno mandato Francesco e i capi scout di Monza 1, con le loro richieste ai candidati. Il nocciolo del discorso l'ho usato, per altro, nell'editoriale del giornale che andrà in edicola domani, il testo completo lo riporto qui.
Gentile Direttore,
la ringrazio per lo spazio dedicatomi a margine della cronaca della serata di presentazione dei candidati sindaco per Monza, e colgo l’occasione della promessa fatta per porgerle qualche riflessione e qualche domanda che viene da persone che credono fermamente che una Monza migliore sia necessaria.
In breve mi presento mi chiamo Francesco Sangalli ho 26 anni (ormai quasi 27) abito e vivo a Monza da sempre e, cosa fondamentale, sono uno Scout. Le scrivo insieme alla comunità della quale faccio parte (comunità capi del gruppo scout Monza 1) perché dal dibattito di giovedì 26 aprile siamo usciti molto delusi. Come comunità scout uno dei nostri obiettivi e far crescere delle persone che diventino dei buoni cittadini che abbiano a cuore la nostra città e il bene dei propri concittadini. Come gruppo di giovani che si impegnano in questa direzione e che credono fortemente nel cambiamento e nella possibilità di lasciare il mondo un po’ migliore di come lo abbiamo trovato, ci troviamo in difficoltà : il degrado morale, l’egocentrismo e la costante mancanza di rispetto del prossimo che viviamo in questi tempi riescono facilmente a nascondere i valori sui quali si fonda la nostra società. Noi giovani scout del Monza 1 crediamo che sia possibile e doveroso cambiare e per questo siamo rimasti delusi dalla serata di giovedì! Noi vogliamo semplicemente sapere cosa i candidati sindaco hanno in programma di fare per sostenere i giovani, gli adolescenti e i bambini. Il futuro di Monza sono (siamo) loro (noi), non sono di certo ne parcheggi, ne i lavori in corso! Non si può dedicare un intera serata al cemento e non parlare delle molte realtà presenti sul territorio ( pensiamo per esempio ai centri di aggregazione giovanile )che compiono un’azione importante a livello educativo e si trovano in difficoltà: i Centri di Aggregazione Giovanile o Centri Giovani che dir si voglia, la scuola, lo sport, le biblioteche. La politica ha l’obbligo di agire per chi opera in questi campi. E allora noi chiediamo agli 11 candidati cosa vogliono fare per sostenere chi opera per le nuove generazioni? Che impegno si vogliono prendere di fronte alla cittadinanza? Come vogliono agire per far si che i più piccoli diventino un giorno dei cittadini validi e che abbiano a cuore la propria città? Se vogliamo una Monza migliore, e crediamo che questo lo vogliamo tutti indipendentemente dalla differenti idee politiche, dobbiamo pensare al futuro, e il futuro sono i più piccoli; è necessario fornire loro sostegno alla crescita personale e aiuto a promuovere le loro idee per farli così crescere uomini e donne, cittadini, appassionati e volenterosi. In particolare pensiamo a quei piccoli e a quei giovani in difficoltà nel loro cammino di crescita: si deve dare loro la possibilità di formarsi come persone in una società dove chi ha problemi è aiutato e sostenuto e non abbandonato.
Da parte nostra noi scout del Monza 1 continueremo a portare avanti la nostra azione educativa; alla base di essa c’è la promessa che abbiamo recitato molti anni fa nella quale è indicato chiaramente che noi ci impegniamo per aiutare gli altri. Chiediamo inoltre a chi a deciso di spendersi per il bene della città di agire, non limitandosi a governare dall’alto, ma entrando in contatto con le molte realtà di impegno socio-educativo e volontariato che operano sul territorio! E di ricordarsi soprattutto che se vogliamo cambiare le cose in meglio è assai più importante lavorare sulle persone che sul cemento!
Francesco e la comunità capi del Monza 1
Clementina Coppini è una scrittrice di razza, che collabora con il Cittadino, con Giornalettismo e con altri giornali e riviste di varia e composita natura. In questi giorni, abitando a Monza, si imbatte in gazebo, comizi, candidati e così ha deciso - anche per colpa mia - di non tenere tutte le impressioni per sé, bensì di scriverne. E non potendo ancora creare un blog apposito per lei la ospito eccezionalmente nel mio. Con le prime due puntate, una in fila all'altra.
1 - O VOTO CIAO CIAO CIAO!
Ho cominciato da zero, come uno che non ne sapeva niente. Infatti non ne sapevo niente, di queste elezioni amministrative a Monza (peraltro neppure adesso ci ho capito ancora niente). Così ho cominciato a fermarmi ai gazebo che ci sono in centro nel week end. La prima cosa che ho pensato è stata: “Ci dev’essere stata un’impennata nelle vendite del gazebo modello Sfigatron, ultimamente.” Il secondo pensiero invece è stato: “Ma quanti candidati sindaci ci sono in questa città? Manco fossimo a New York.” Anzi, probabilmente a New York ce ne sono meno, di candidati, quando fanno le amministrative. Per prima cosa mi sono fermata a guardare e a prendere i volantini (ci dev’essere stata un’impennata anche nella vendita della carta patinata), senza parlare con nessuno dei gazebari. Mi sono detta: “Adesso vedo che aria tira, poi chiedo a tutti, uno per uno, cosa pensano e cosa vogliono fare. Tanto questi non si scollano di qui fino al 5 maggio.” Invece ho scambiato pareri con amici, conoscenti, negozianti e con chiunque capitasse. Volevo sapere chi avevano intenzione di votare, come vedevano la faccenda.
Alla fine il pensiero del corpo elettorale si può riassumere in alcuni versi:
Una mattina mi son svegliato,
o voto, ciao! voto, ciao! voto, ciao, ciao, ciao!
Una mattina mi son svegliato
diventando un elettor.
O assessore, vattene via,
o voto, ciao! voto, ciao! voto, ciao, ciao, ciao!
O assessore, vattene via,
porta anche il sindaco a ranar.
E se io voto un candidato,
o voto, ciao! voto, ciao! voto, ciao, ciao, ciao!
E se io voto un candidato,
dovrò ancora e ancor pagar.
Se eleggo Tizio o eleggo Caio,
o brutto, ciao! brutto, ciao! brutto, ciao, ciao, ciao!
Se eleggo Tizio o eleggo Caio,
per il palazzo comunal.
Poi lui va in Piazza Trento Trieste
o brutto, ciao! brutto, ciao! brutto, ciao, ciao, ciao!
Poi lui va in Piazza Trento Trieste
e ci concia per le feste.
Io non mi muovo, mi chiudo in casa
o brutto, ciao! brutto, ciao! brutto, ciao, ciao, ciao!
Io non mi muovo, mi chiudo in casa
tanto tutto resta ugual.
E la gabina elettorale
o voto, ciao! voto, ciao! voto, ciao, ciao, ciao!
E la gabina elettorale
per me può smobilitar.
Con tutto ciò non si può dire che i monzesi siano qualunquisti. Piuttosto si può dire che sono proprio stufi marci. Come dar loro torto? Chiarita la posizione di una buona fetta della cittadinanza, giorno dopo giorno mi sto informando su chi siano questi benedetti candidati. Ho deciso di intraprendere la via crucis dei gazebi, facendo le domande che una persona qualunque come me legittimamente si pone. Osservo i cartelloni elettorali e leggo i volantini.
2 - ELEZIONI DI MISS UNIVERSO
Ho tanti di quei volantini da accendere il camino per tutto l’inverno, se non fosse che questo tipo di carta fa tanto fumo (e sicuramente poco arrosto, visto cosa c’è stampato sopra). Quelli di cui parlo li ho raccolti negli scorsi giorni. Il mio preferito è quello che ritrae un signore elegante, il quale, per far vedere che lui è il migliore amico del cittadino monzese, si è fatto immortalare con il suo bellissimo cagnolone. Come si fa a non fidarsi ciecamente di uno così? Guardo la medaglietta del cane. Sopra c’è scritto “Lupin”. Non era meglio se, avendo in animo di entrare in politica, lo avesse chiamato “Fido”? Stupenda la trovata dell’ottico che propone arguti giochi di parole tipo “In politica meglio vederci chiaro” e “Apri gli occhi”. Mi aspettavo che nell’immaginetta strizzasse l’occhio all’elettore. Invece no, è impassibile. Un altro ha la “Congiuntura di valori”. Porgo auspici di pronta guarigione, poverino. Forse potrebbe farsi consigliare un buon collirio dall’ottico di cui sopra.
Perentorio il baldo giovanotto che elenca le seguenti priorità: piste ciclabili, riduzione degli sprechi, abbattimento di tutte le barriere architettoniche possibili e immaginabili nonché iniziative culturali come se piovesse. Gli manca solo di dire che vuole l’eliminazione della povertà e la fine di tutte le guerre così, se non va a buon fine l’avventura politica, può partecipare a Miss Universo. Non contento intende proporre Monza come “Capitale Europea della Gioventù”. Capitale Europea della Gioventù? Due le ipotesi: o non esce di casa da almeno quindici anni oppure vive a Shangai.
Spunta anche un altro candidato al titolo di Miss Universo, che invece ha come obiettivi “il benessere dei cittadini, la trasparenza della azione politica, la correttezza amministrativa, l’ascolto delle esigenze di tutti, l’attenzione ai disagi dei più deboli”. Soltanto? E inoltre “solidarietà, verde, sicurezza, partecipazione, trasparenza, parcheggi, turismo”. Sottinteso ovviamente “Pace e bene universale e cultura a go go per tutti”. C’è anche quell’altro che ci dice prima l’anno di nascita e a seguire quanti anni ha (cala che non riusciamo a fare il conto da soli) e utilizza come slogan la frase: “Persona, passione e … il XXX che non ti aspetti” segue lista di meritorie iniziative che egli porterà avanti in caso di elezione. Domanda: perché non dovremmo aspettarci che un esponente del partito in cui questo candidato milita faccia le belle cose elencate sotto? Perché ci tiene a specificare di essere diverso e inaspettato rispetto ai suoi colleghi, che evidentemente rappresentano il XXX che mi aspetto? Mistero.
Ed ecco infine colui che apre le nostre piccole squallide menti spiegandoci come Monza sia “un bene ambientale, un bene culturale, un bene giovane, un bene sociale”. Mamma mia, quanto bene! Inoltre ci spiega come si fa a votare. Sarebbe un’ottima iniziativa, se non fosse che ci spiega non come si fa a votare in generale, bensì come si fa a mettere la crocetta proprio sulla lista sua, non su quelle degli altri. Egli ci esorta ad andare a votare giacché “l’antipolitica porta al populismo che mette a rischio la nostra stessa democrazia.” Il populismo allora è male, mentre invece lo spiegazionismo è bene. Egli, a malgrado delle nostre scarse qualità umane e intellettuali, è sceso ugualmente tra noi benigno, a spiegarci come si fa la O con il bicchiere e anche la X sulla scheda elettorale.
Mitico quello che nel suo volantino si fa le domande e si risponde da solo. Domanda: “Come devo chiamarla? Cavaliere? Segretario generale? Presidente?” Pensavo avrebbe detto: “Mi chiami pure Sua Maestà. E comunque può darmi del lei.” E invece no, la risposta è: “Mi chiami pure con il mio nome che è più che sufficiente per definirmi come persona e come cittadino.” Che bravo a scendere generoso e pio tra noi comuni mortali che non possiamo fregiarci di alcun titolo. Più avanti, all’auto-domanda “Ha un programma, un progetto?” egli risponde non già “No, passavo di qui per caso” bensì “Il mio principale obiettivo è quello di intervenire ogni qualvolta vi sia prevaricazione e prepotenza nei confronti del cittadino.” Pertanto ora possiamo dire che anche a Monza abbiamo il nostro Zorro.
Carnate fa rima con Lurate, il mio paese, ed è per questo che m'è simpatico e per cui sono qui, nonostante ieri sia andato a letto tardi e che stamattina mi sia svegliato presto e che sono lontano decine di chilometri da casa e che la settimana è stata dura e che oggi è il giorno in cui mandiamo in stampa quattro giornali e che questo e quello. Alle sette e mezzo infatti un diavoletto m'è spuntato sulla spalla, sussurrandomi all'orecchio che a casa la sera manco da domenica, che anche i figli e la moglie sono importanti, che avevo già saltato il pranzo e che una cena dopotutto me la meritavo, Carnate non è poi una metropoli, forse non si sarebbero neppure accorti della mia assenza, che tanto Luigi è bravo e se la cava sempre e comunque, a prescindere dalla mia presenza. C'è voluto un quarto d'ora buono per cacciarlo via. Se fossi lontano, in vacanza, passi. Ma ero a Monza e non passare da qua non mi pareva giusto. Non tanto per i carnatesi, quanto per me, poichè il dibattito pubblico è un'occasione di conoscenza unica. La sala, come sempre nei faccia a faccia finora, è piena. Oltre cento persone sedute e qualcuna in piedi, nella sala luminosa ai piani alti della scuola media. Gli argomenti più sentiti, a spanne, sono la stazione e villa Banfi. E da questa si parte, anche se posso mettermi comodo e seguire il dibattito senza dovermi concentrare, poiché al live blogging oggi pensa un mio valido collega, Davide Perego, che in queste lande è (quasi) di casa. Dunque spengo il computer e mi guardo attorno: stasera sono a lezione di genuinità in questo angolo di terra dove la Lombardia rimane vera.
Carnate fa rima con Lurate, il mio paese, ed è per questo che m'è simpatico e per cui sono qui, nonostante ieri sia andato a letto tardi e che stamattina mi sia svegliato presto e che sono lontano decine di chilometri da casa e che la settimana è stata dura e che oggi è il giorno in cui mandiamo in stampa quattro giornali e che questo e quello. Alle sette e mezzo infatti un diavoletto m'è spuntato sulla spalla, sussurrandomi all'orecchio che a casa la sera manco da domenica, che anche i figli e la moglie sono importanti, che avevo già saltato il pranzo e che una cena dopotutto me la meritavo, Carnate non è poi una metropoli, forse non si sarebbero neppure accorti della mia assenza, che tanto Luigi è bravo e se la cava sempre e comunque, a prescindere dalla mia presenza. C'è voluto un quarto d'ora buono per cacciarlo via. Se fossi lontano, in vacanza, passi. Ma ero a Monza e non passare da qua non mi pareva giusto. Non tanto per i carnatesi, quanto per me, poichè il dibattito pubblico è un'occasione di conoscenza unica. La sala, come sempre nei faccia a faccia finora, è piena. Oltre cento persone sedute e qualcuna in piedi, nella sala luminosa ai piani alti della scuola media. Gli argomenti più sentiti, a spanne, sono la stazione e villa Banfi. E da questa si parte, anche se posso mettermi comodo e seguire il dibattito senza dovermi concentrare, poiché al live blogging oggi pensa un mio valido collega, Davide Perego, che in queste lande è (quasi) di casa. Dunque spengo il computer e mi guardo attorno: stasera sono a lezione di genuinità in questo angolo di terra dove la Lombardia rimane vera.
Ore 21.05. Eccoci qui, cinque minuti dopo l'inizio della serata, in cui m'è toccato l'onore di porgere i saluti alla gente in sala e alle persone che ci guardano in tv, da casa. Un quarto d'ora fa ero preoccupato, perché al teatro Manzoni c'erano molti posti vuoti ma in pochi minuti poi si è riempita. Meno male: vuol dire che anche a Monza c'è passione, voglia nonostante tutto di partecipare alla vita della propria città.
Ore 21.10. Luigi è spigliato come al solito, sente il palcoscenico come un'arena e snocciola le regole del gioco (che ormai, dopo una mezza dozzina di dibattiti, ho imparato a memoria). Prima ho salutato i candidati, mi sono sembrati tutti distesi. I più tesi parevano i più giovani. Con il sindaco uscente Marco Mariani, a cui com'è noto sto simpatico come un calcio sulla gengiva, c'è stato un saluto cordiale. Per la verità sono stato un po' ruffiano: gli ho parlato in dialetto e gli ho detto della Juventus, che unisce entrambi al di là di ogni diffidenza.
Ore 21.12. La prima domanda è sulla terza e più terribile piaga di Palermo: il traffico! (citazione da Johnny Stecchino). Santoro ha illustrato il suo percorso casa lavoro e lavoro casa (chiedo scusa, mi sono perso già quando ha imboccato viale Lecco). Ascrizzi si vede che è politico più navigato, parla con disinvoltura alternando lo sguardo tra moderatore e pubblico. Illustra un piano organico che se fosse in Germania sarebbe magnifico: purtroppo siamo in Italia, temo sia comunque una Caporetto.
Ore 21.18. Tagliabue, lo scrivo subito, mi è simpatico. E' il nonno che avrei sempre voluto e non ho mai conosciuto. Consiglia di andare in bicicletta e già mi sembra di pedalare qui attorno al teatro. In alternativa ''piccoli bus'', che girano modello Disneyworld. Troppo bello per essere vero: forse è per questo che non verrà mai eletto (anche perché se lo fosse poi, causa burocrazia, si attaccherebbe al tram, altro che bicicletta). Paolo Piffer è un oratore di razza, con l'unico limite che essendo bravo a parlare può sembrare forse un saputello. Tra bike sharing, car pooling e qualche altro termine in inglese sembra di essere a Manchester. Io intanto scendo (d'attenzione). I candidati sono troppo rapidi: chiedo scusa, non riesco a rendere conto di tutto. Sollevo la testa dal computer e tiro il fiato. Vedo Mandelli ridere ed è come vedere il sole a mezzanotte: una chicca. Del resto l'ha detto anche lui che ''ha imparato a ridere''. Stasera lo dimostra.
Ore 21.26. Scanagatti ha cominciato in sordina, con l'aplomb da calze che scendono di funzionario di partito. Però si vede che ha studiato non soltanto i manuali di burocrazia: alla fine del breve discorso se ne esce con una battuta lieviemente populista che scatena l'applauso più forte sentito sinora: ''Facciamo tornare i vigili a fare il loro lavoro! In strada!''
Ore 21.28. Tocca a Mariani, un lontano parente del sindaco pane e salame a cui ci ha abituato, preparato e professionale come un docente della Bicocca. Difende quello che ha fatto e inanella opere su opere. Mi domando se rimane sempre così o prima o poi si scalda. Dopo di lui Anna Mancuso, che non parla nel microfono: grida. Anche chi voleva appisolarsi così rimane sveglio, all'erta, in campana.
Ore 21.30. Piccolo spazio, pubblicità. La gente, come all'Ariston di Sanremo, tira il fiato, si alza, telefona.
Ore 21.34. La pubblicità dura molto. Non so se fare i complimenti oppure tirare le orecchie a Fabio Latella (il capo della nostra sede Spm, seduto qui, al mio fianco). Propendo per i complimenti: con i tempi che corrono, ben venga. Luigi dice che siamo tornati in diretta e ripartiamo con un bel mattone (in tutti i sensi): il Pgt. L'urbanistica.
Ore 21.35. Comincia Mandelli, che lamenta una litigiosità eccessiva e sostiene che non esiste bacchetta magica. Fa la battuta azzeccata (''Non ho ricette, quelle le do in farmacia''), se la cava egregiamente nell'enunciazione di principio, ma sulla Cascinazza glissa. Scanagatti la fa breve: dice che un Pgt c'è già ed è quello approvato un mandato fa, dal centrosinistra (a me non sembrava gran che neppure quello, ma la gente applaude in platea). Ascrizzi boccia l'ultima proposta sulla Cascinazza. Piffer (quello del car sharing, bike pooling, car poling eccetera eccetera) ovviamente dichiara che non si costruirà nulla e che la Cascinazza non si tocca. Mancuso rivendica che è uscita dalla maggioranza proprio sul Pgt ed è grazie a loro che non è stato approvato. Anche a lei va bene il documento urbanistico del 2007. Propone un aumento di volume (non quello del suo microfono, per amor del cielo, ch'è già roboante). Tagliabue giura che lui ''no, proprio no, di non insistere, che tanto lui non ci ripensa, la sua risposta è no, proprio no, no no, senza se e senza ma. No. Ripeto, senza ne se e ne ma!'' (va bene, no. Ma su che cosa ''no''? Non l'ho capito mica).
Ore 21.44. Oh!!!! Eccolo qui il vero Mariani! Prende la parola, sbotta e dice a nonno Tagliabue di ''mangiare meno pesante, perché se no dice un sacco di bilottate''. Metà pubblico applaude, mentre l'altra fa buuu. Mariani scende a miti consigli tra sé e sé e si modera. Martinetti sostiene che non si vive di solo Pgt e chiama a raccolta le circoscrizioni, anche sulla Cascinazza (malumore in sala). Santoro parte subito dalla Cascinazza e finisce in dodici secondi: dicendo che ci vuole aria pura. Brioschi ammonisce che non si devono disattendere le promesse elettorali, sostenendo che non esiste un verde di sinistra, soltanto un verde del buon senso. A lui (apriti cielo!) fa schifo pure il piano regolatore Faglia. Sono usciti dal Pdl proprio per quello. A Fuggetta chiedo scusa, me lo sono perso un'altra volta. Giuro che alla prossima domanda gli dedico almeno due righe sulla fiducia.
Ore 21.50. Pubblicità. Intanto il teatro è pieno zeppo. Ottocento persone sedute e abbonate.
Ore 21.57. Altra domanda must by Losa: il ballottaggio (una domanda - tra l'altro - che tutti i candidati dicono: ''Scontata'', ma poi fanno fatica tutti a rispondere, sintomo che è una buona domanda). Cercherò di sintetizzare ogni risposta. Brioschi: libertà di scelta. Martinetti: decideremo poi. Santoro: libertà di scelta. Fuggetta: non ci pensano nemmeno di votare qualcun altro. Tagliabue: gli va bene chiunque. Ascrizzi: sceglieremo insieme al movimento. Mancuso: appoggerà liste civiche. Mariani: Pdl tutta la vita. Scanagatti: tutti, tranne Pdl e Lega. Mandelli: non dice Lega. Piffer: decideranno dieci giovani, sondando i social network.
Ore 22.10. Pubblicità.
Ore 22.14. Altro giro, altra corsa: la Villa Reale. Fuggetta sposa la posizione del Comitato La Villa reale è anche mia, cioè una visione più culturale. Non si fidano del sindaco come figura di garanzia, chiunque esso sia (gli avevo promesso due righe, gliene ho dedicate tre: compensato. Ora posso dedicarmi al commento vero e proprio e chiedo scusa se è meno ingessato e posato e misurato di un normale commento da direttore, ma la tecnologia seduce ed è giusto che ci passa da qui abbia in cambio una sincerità piena, non mediata da eccessive responsabilità. Se poi, rileggendolo, mi accorgerò di aver esegerato, chiederò scusa).
Ore 22.19. Qualche sottolineatura sui candidati, come persona. Fuggetta e Piffer, si assomigliano. Sono giovani, fini, rampanti, d'un rampante però poco ruspante, un po' radical chic, se m'è concessa l'espressione un po' abusata. Piffer, mi scrive chi sta seguendo la diretta, sembra uno dei due (o forse tutti e due, dice Chiara) tra Ficarra e Picone (alzi la mano chi sa distinguerli. Potrei chiamare mio figlio maggiore, che credo sia l'unico in Italia, ma telefonare dal teatro è da burini in gita). A proposito di coppie, non si assomigliano soltanto Piffer e Fuggetta, anche Brioschi e Santoro sembrano fratelli. Tagliabue se ne esce con una battuta che fa calare il gelo in sala (''Ebbene sì, ho un amante: si chiama Lambro''. Sette persone applaudono, gli altre settecentonovantatre fingono di non aver capito, si guardano i piedi, zufolano e mostrano per lo più indifferenza).
Ore 22.28. Pubblicità. E intanto ci penso meglio, li guardo bene e trovo un'altra coppia di gemelli. Fratello e sorella questa volta: Mandelli e la Martinetti. Ma forse sono gli occhiali che da qui, a mezza altezza, falsano la prospettiva. Però qualcosa in comune ce l'hanno: il piglio arcigno, che raramente - o con gran sforzo - si distende in un sorriso, in un filo di dolcezza, in una galanteria.
Ore 22.32. La prima domanda dal pubblico è una e bina: cosa faranno i candidati se diventeranno sindaco rispetto alle infiltrazioni mafiose e quelle odorose (la puzza che c'è e rimane a San Rocco). Mi aspetto che qualcuno si richiami a Montanelli e inviti a votare turandosi il naso ma nessuno ci pensa.
Ore 22.38. Guardo il pubblico. Ci sono tantissimi giovani (molti a sostegno di Piffer) e questo mi riempie il cuore di speranza. Le persone più mature e compassate sono nella parte davanti della platea. Se dovessi scattare una fotografia della sala, dovrebbe essere assai eterogenea. Infatti la gente è varia, di tutte le età e i tipi sociali, con gente in giacca e cravatta accanto a ragazze vestite come gli Intillimani e così via. Anche questo mi fa piacere. Sono tutti attenti, curiosi di conoscere, non ci sono truppe cammellate o provocatori di professione. Nessuno ha la puzza sotto il naso (nonostante si parli ancora di depuratore e miasmi fetidi).
Ore 22.43. Mariani continua a recitare bene una parte che però non è sua: quella del sindaco a modo, pacato, competente. Sembra uno Scanagatti o un Mandelli o una Martinetti qualsiasi e non so se in termini elettorali gli porta voti o la paga. Lui invece ha fisico e tempra da Braveheart della Bassa, nei panni di un ministro finlandese sta stretto e non solo per una questione di girovita. Intanto Tagliabue, sarà l'ora, ogni tanto s'imparpaglia, ripete cose già dette, ma si accalora e continua a starmi umanamente simpatico.
Ore 22.47. Ne parlo con Fabio, qui a fianco, tra una pausa e l'altra. Tante parole, tante enunciazioni di principio, promesse e dichiarazioni, però nessuna proposta concreta. San Rocco, ad esempio, rimarrà con la sua puzza, a prescindere da chi sarà eletto sulla prima poltrona. Mi spiace per chi abita lì.
Ore 22.53. Dopo un'ora e cinquantatrè minuti Scanagatti dice qualcosa di sinistra (''Farò le consulte di quartiere''). Peccato che le cose di sinistra, queste cose di sinistra, sono quelle che da molti anni fanno perdere la sinistra.
Ore 23.00. La pubblicità, almeno qua in sala, ci perseguita (benedetta sempre sia però, lo dico ad uso e consumo di Fabio Latella, che con questa ci fa campare e ci campa): sono le esigenze della televisione, bellezza. Televisione che per altro ci ha abituato male. Ci aspettiamo da un momento all'altro uno Sgarbi che prenda a schiaffoni il suo vicino di sedia oppure Belen che mostri un minimo di farfallina o la Clerici che cucina dei bocconcini di tonno alla diavola... Invece ci troviamo i serissimi e stimatissimi e rispettabilissimi, educatissimi, rispettosissimi candidati. Il rischio, lo diciamo a denti stretti, è la noia. Per fortuna le persone qui presenti sono assai più civili di chi guarda Amici o La vita in diretta. Stanno attenti, ascoltano, annuiscono, applaudono, al massimo, al colmo del dissenso e dello sdegno, sbuffano e scuotono la testa.
Ore 23.10. Ci sono volute oltre due ore, ma alla fine la Martinetti una cosa concreta l'ha detta: voglio le scuole aperte tutto il giorno e anche la sera. Bene, brava, bis.
Ore 23.12. L'ora diventa tardi. Brioschi dice cose condivisibili ma parla con una verve da scaloppa impanata. Voce più stentorea ha il signore che chiede la parola (Giorgio Tencani) e fa una domanda su viale Lombardia.
Ore 23.18. Visto che tra una mezz'oretta abbiamo finito, tento un virtuosismo arduo e pericoloso (perché si rischia di far arrabbiare tutti e non soddisfare nessuno): la pagella. Una pagella, sia chiaro, sulla persona e sulla bella o brutta figura fatta stasera, non sulla proposta elettorale, il cui giudizio spetta solo ai cittadini, nell'urna. Fugetta: 7. Alternativo e precisetti quanto basta, la fa facile su troppe questioni ma si capisce lontano un miglio che non si candida per governare, bensì per stare in minoranza, contro tutto e tutti, come i cowboy nel cerchio della carovana. Ascrizzi: 6. Bravo a parlare e buon attore di scena, latita un poco nel concreto, più adatto a candidarsi al parlamento che all'amministrazione di una città come Monza. Tagliabue: 7. Nonostante sia partito bene perdendosi man mano, con qualche confusione di troppo e battute fuori tempo, ha attirato una generale simpatia. Sembra uno dei due vecchietti dei Muppets. Non lo voterei mai, ma andrei volentieri con lui per il parco, in bicicletta. Martinetti: 6. Tendente al cinque (ma non do insufficenze, per scelta - una scelta un po' da pavido, me ne rendo conto, ma pur sempre una scelta -). Troppo rigida, evanescente sui contenuti, quasi indispettita dal dover parlare in pubblico e dare risposte. Non è abituata a fare politica e lo ripete spesso, ma non è colpa nostra se s'è candidata: nel conto doveva mettere anche i contro e non soltanto i pro dell'impresa. Scanagatti: 7. Qualche retaggio da partitosauro ce l'ha ancora, ma stasera ha tirato fuori una grinta inaspettata e anche un filo di qualunquismo, che alle elezioni non guasta. Mancuso: 6.5. Un po' più in forma della Martinetti ma meno di quanto ci saranno aspettati. Forse paga un'aggressività e un'ansia nel comunicare che stonano con l'immagine che dà di sé, matura e appassionata, senza però esagerare. Brioschi: S.V. Non pervenuto, come negli anni Settanta la temperatura di Mosca nelle previsioni del tempo del colonnello Bernacca. Vorrei dargli di più (o anche di meno, comunque qualcosa) ma se chiudo gli occhi non mi viene in mente nulla che abbia detto e ciò, sul piano comunicativo, vale una condanna. Piffer: 8. Il bello di Ficarra e Picone è preparato sui temi specifici, della città, del quartiere, persino delle case, delle stanze, dell'anticamera delle persone di Monza. In più si vede che ha seminato non soltanto negli ultimi giorni, ma lavora sul territorio da una vita. Mandelli: 6. Parere personale: è il miglior presidente nazionale dell'ordine dei farmacisti che esista, ma per diventare un amministratore locale di razza deve lavorare ancora tanto, andando tra la gente senza aspettarla dietro il banco della sua farmacia. Lo diciamo per il bene suo, se vuole che questa esperienza, a prescindere da come vada, sia un trampolino di lancio e non una pietra tombale pubblica. Santoro: S.V. Idem con patate del suo alter ego, Brioschi. Niente di memorabile e ciò la dice lunga (anzi, cortissima). Mariani: 5 e 8. Cinque per il Mariani a cui siamo abituati, effervescente, frizzante, scoppiettante, anche maleducato, talvolta, ma sempre accalorato e che agisce con istinto e passione. Otto per il Mariani che non ti aspetti, uscito dal municipio di Oslo con dati e tabelle che anche l'Istat impallidisce. Spero di non aver dimenticato nessuno. E se me lo sono dimenticato una ragione ci sarà: vuol dire che è passato inosservato e allora di esser dimenticato se lo merita.
Ore 23.50. Siamo in conclusione. Applauso ai candidati sindaco (mi associo. Ne ho scritto anche in maniera caustica, ma sincera, schietta). Luigi saluta. Sipario anche questa sera. Complimenti a tutti. E anche a Francesco Sangalli, uno dei giovani presenti, che non ha potuto fare una domanda sui giovani. Prometto che gli darò spazio, sul giornale o con Internet, la prossima volta.
Ieri, mentre ero nella sede di Bergamo e parlavamo di tutt'altro, m'è corso un pensiero: se nessuno avesse rischiato con me, se tutti si fossero limitati a camminare sul sentiero tracciato, certamente sarei dove ero quattro anni fa. Anzi, no. Ancora prima, quindici anni fa, terminata l'università e con un carriera davanti, in tutt'altro campo e orizzonte alla finestra.
''Non abbiate paura!'' è il titolo di un libro firmato dagli ultimi due papi, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Lo traduco leggendelo sul lato dritto della tela: abbiate coraggio, non misurate con il bilancino solo i pro e i contro, affidatevi al cuore oltre che alla testa. Sul lavoro e nella vita.
Oggi era il 25 aprile ed essendo in redazione a preparare il giornale che sarà domani in edicola non ho partecipato ad alcuna iniziativa. Per un verso mi spiace, perché fare memoria è un dovere che mi impegna. Dall'altro invece sono sollevato, restando svincolato dalla retorica di chi tira la giacca da un parte e chi strappa nella direzione opposta. Per me la Festa della Liberazione coincide con il tributo a quelle persone, poche o tante che fossero, che non si sono mai arrese, che hanno combattuto a viso aperto o nelle retrovie a favore della libertà di pensiero, di voto, di scelta e di parola, contro la dittatura di un uomo e soprattutto di una larga fetta d'Italia. I miei eroi non sono quelli di cappa e spada, bensì le persone pur miti che all'arroganza, al potere della forza, hanno opposto resistenza. In particolare i dodici professori universitari, per la maggior parte liberali e cattolici, che rifiutarono di giurare fedeltà al fascismo e persero la cattedra, a volte la salute, non la cattedra. ''Preferirei di no'' è lo splendido libro di Giorgio Boatti, che ne parla. Onore a quegli uomini, che hanno posto le basi della nostra Liberazione, ben prima che arrivasse la guerra.
Ore 21.00. Piove, fa freddo, è autunno anche se sul calendario c'è scritto primavera e il faccia a faccia non è alle scuole di via Giovanni XIII (come è scritto sul sito, scusate, è colpa mia) bensì poco distante, in via Verdi, in un bel teatro di una scuola paritaria. La sala è piena e sarà ora di dare a queste persone una medaglia, al valor civile. Perché ci vuole una gran passione per la propria terra per uscire in una sera come questa. Luigi è già sullo sgabello dell'anchorman (all'inglese), i candidati sono al loro posto, silenzio in platea, si può cominciare. Così sia.
Ore 21.10. Le regole del dibattito ormai io le conosco a memoria, la gente sta attenta mentre vengono snocciolate, c'è attenzione, un gran silenzio, nessuno applauso. Sembra di stare in chiesa. Per ora.
Ore 21.15. I primi applausi (tiepidi) li chiede per i candidati Luigi Losa, che inizia con una domanda da ''tolto il dente tolto il dolore'': l'urbanistica, il Pgt. Quali le vostre intenzioni?
Ore 21.16. Comincia Vilma Galimberti, medico, presidente del consiglio comunale uscente, voce un poco tremula e fiato corto: con l'emozione non si scherza. L'idea chiave è sentire la gente, con il Pgt da "revisionare". Gli fa eco Flavio Agostoni, lista Civiltà Italiana. E' un tecnico, in tutti i sensi. Punta a rimettere urbanistica e archiettura ''in contatto dialogico'' (non esattamente un proposito da strapparsi i capelli per l'entusiasmo). Gianni Caimi - centrosinistra - comincia caustico con una battuta sul centrodestra e in due parole definisce il suo programma: tutela massima del territorio. Bruno Molteni - Pdl con La Destra e un paio di liste civiche a corredo - la prende larga (niente meno che Milano) torna a bomba (per modo sul Pgt) per bocciarlo, pur se con discorsi che non capisco nella loro interezza (giuro però, non è colpa dell'ottima pasta che mi ha offerto Maria Giulia). Giorgio Taveggia - storico sindaco leghista - schiaccia anch'egli l'occhiolino al design, alle fabbriche d'arredo, che sono l'orgoglio del circondario e sta sul vago, evocando i parchi, ma anche i tribunali, che bloccano l'azione amministrativa. Conclude Vermondo Busnelli - Udc e Meda per tutti - che ha un nome stupendo quanto raro e dà la priorità al recupero dell'esistente, invece che costruire di nuovo. Voto complessivo ai candidati: sei meno meno. Potevano stupirci anche senza effetti speciali, si sono limitati al compitino.
Ore 21.33. Per scaldare l'ambiente (sembra di assistere a un dibattito in Svezia: tantissima partecipazione ma disciplinatissima) Luigi lancia l'esca del ballottaggio da che parte stare. Inizia Caimi, con una battuta colta da sei persone con un applauso stitico, caduto in un batter di ciglia in disgrazia. Caimi, che ha barba e chioma sale e pepe da far invidia a un attore di cinema, è un bel peperino e si lancia a metà tra polemica e promessa ("Nei primi cento giorni faremo tutto questo") e dalla prima del pubblico un paio di signore gli replicano a voce alta: "Cala, Trinchetto!". Erano vent'anni che non lo sentivo... Busnelli dichiara che il dualismo tra destra e sinistra è finito, vuole competenza. Belle parole ma fatti e nomi zero. Idem con patate Vilma Galimberti, per il ballottaggio idee confuse più che carte coperte. Molteni fa eco a entrambi, invitando al dialogo con tutti, facendo un appunto alla Lega, definito ''il gruppo più chiuso''. Taveggia scarica le responsabilità sulla politica anni Ottanta e dichiara guerra al metro cubo. Ce ne fosse però uno che abbia detto: ''Sì, noi siamo favorevoli a nuove costruzioni!''. L'edilizia è un po' come le necessità fisiologiche: si fa, ma non se ne parla (e soprattutto non ce se ne vanta).
Ore 21.50. Il rappresentante del centrosinistra, Caimi, dichiara che la propria lista è ''degeometrizzata'' (neologismo nostro, per spiegare che non hanno candidato geometri, architetti, costruttori, neanche un muratore, per sbaglio, nel fine settimana).
Ore 21.55. L'ho detto che Meda è in provincia di Stoccolma. Seguo dibattiti da una vita, da quasi cinque mesi anche qui, in Brianza, ed è la prima volta che sei candidati su sei si giocano il programma su... l'energia alternativa! In più se la cantano e se le suonano da soli. Ciascuno con i suoi progetti, programmi, idee.
Ore 22.00. Dall'imprescindibile macchina per riciclare il rifiuto solido urbano (una svolta per l'umanità, mica solo per Meda) al concreto della Pedemontana. I candidati però ci sono rimasti male (secondo me volevano parlare ancora una mezz'oretta su Co2, biossido di carbonio e roba varia) e rispondono senza entusiasmo, come se dovessero recitare una parte già scritta. L'impressione (questa volta seria) è identica a quella degli altri centri della Brianza, cioè di un'opera detestabile ma ineluttabile, come se nessuno possa modificare un destino compiuto, imposto dall'alto. Qui Taveggia rivendica le opere accessorie, tipo due sottopassi, un by pass viabilistico e undici e passa milioni cash, che hanno trasformato - a suo dure - una iattura in una cosa positiva. In più si toglie un sassolino dalla scarpa, tira le orecchie a Seveso e dice soprattutto una cosa che non sapevo (e che spero non sia vero, pur se temo lo sia): percorrere dall'inizio alla fine costerà dai cinquanta ai sessanta euro. Una bella sberla.
Ore 22.08. Primi cenni di cedimento nella diga di aplomb scandinavo, con qualcuno in terza e quarta fila che perde la pazienza. Niente di trascendentale, per amor del cielo, ma qualche parola a voce alta, qualche mugugno, persino un applauso ironico, isolato. Nove su dieci tuttavia non fiatano, stanno attenti, non si distraggono, sono in religioso silenzio. Se non parlassero i candidati sentiremmo volare persino una mosca.
Ore 22.15. Domande dal pubblico. Il primo a chiedere ha una sintesi e un'efficacia da premio Pulitzer. Chiede all'ormai ex sindaco: ''Perché in cinque anni non avete approvato il Pgt?''. Taveggia non vuole essere tecnico, ma non è neanche chiaro. Un estraneo, come me, capisce che in cinque anni non l'hanno approvato per colpa di... Cermenate. Boh...
Ore 22.20. Altro giro, altra corsa: la trasparenza. Un consigliere comunale uscente (Ferrari) chiede come i candidati intendano garantirla. Agostoni ha un termine inglese per ogni cosa (la chiama ''Smart City'') ma avverte sui limiti di Internet: meglio partecipare di persona. Caimi invece rimbrotta gli atteggiamenti dei consiglieri precedenti (compreso Ferrari), troppo litigiosi a suo dire.
Ore 22.33. Ogni volta mi stupisco dall'incisività delle domande del pubblico. Un signore, maturo ma non anziano, con occhiali e barba, chiede ai sei candidati un approfondimento sl Pgt. Mica un approfondimento qualunque, bensì una risposta secca e precisa sull'indici di edificabilità (''lo terranno dello 0.50 medio su tutto il territorio comunale o lo abbasseranno?'') e sulle zone dove è previsto altissimo, cosa faranno?
Risposte in ordine sparso, non li riporto tutti perché non faccio lo stenografo. In più l'ora comincia a farsi tarda. Qualcuno è categorico, altri si perdono in arzigogolate operazioni matematiche, altri ancora cercano di essere semplici ma scivolano nel tecnicismo. Mi piacerebbe (sono un romantico, lo so) che si dicesse: ''Nella via tal dei tali costruiremo condomini di dieci piani'', ''Nel quartiere Tizio faremo sei palazzine per avere in cambio un parcheggio''. Cose così insomma. Invece si fa di ''perequazione'', ''indici volumetrici'', ''housing sociale''. Parla come mangi, mi verrebba da dire a qualche candidato, ma me ne sto zitto: chi parla così deve mangiar anche male.
Ore 22.45. In seconda fila un signore denuncia che ad oggi non è possibile ancora avere la trascrizione dei consigli comunali del 2008. Una ragazza, dal fondo, chiede invece dei servizi sociali. ''Sono tra i migliori in Lombardia'' dice, con la consuera calma, Taveggia, ''ma non entro nel tennico'' (dice proprio così, tennico). Poi solleva un problema serio: le richieste sempre maggiori di chi ha perso o perderà il lavoro. Busnelli non può entrare nei dettagli (''scusatemi, ma nel mio programma i punti sul sociale sono undici''). Ne cita due: la casa e la collaborazione con le associazioni. Caimi esordisce con un'altra battuta ma non ha il passo da cabaret e il pubblico lo gela con un'indifferenza che stroncherebbe un capo comico. Si ripiglia facendo l'uomo serio, biasimando i contributi a pioggia. Un cavallo di battaglia di ogni buon candidato (salvo poi faticare a mantenere le promesse, perché il contributo a pioggia crea consenso). Molteni è preciso quanto un ragioniere dell'ufficio tributi. Peccato che del ragioniere dell'ufficio tributi abbia pure la verve. Parla bene, ma sta sempre sul vago. Troppo sul vago. Galimberti rivendica l'attenzione ai servizi sociali (''come potrei non averla, visto che sono medico''. Per la verità noi conosciamo tantissimi medici che l'attenzione verso il sociale non ce l'hanno, ma non glielo diciamo perché siamo uditori, in questo dibattito). Di concreto vuole un asilo nido comunale. Agostoni promette il recupero tramite il privato di edilizia economica convenzionata (vi prego, l'ho scritto così come l'ho scritto, non chiedetemi di spiegarlo traducendolo dal burocratese all'italiano).
Ore 22.58. Tra il pubblico, tale Beppe Volonterio, cerca di fare il grillo parlante ma lo stroncano tutti, candidati e pubblico. Peccato, ha la faccia da uomo simpatico.
Ore 23.03. Una ragazza chiede a Taveggia i criteri del Pgt adottato ma non approvato dalla sua maggioranza. Mi pare di poter sintetizzare il suo intervento così: non vogliamo più persone (che costano) e vogliamo più negozi (che rendono). Temo tuttavia che la crisi abbia sconvolto non poco questo paradigma, ma non glielo dico. Busnelli, ma in parte anche Taveggia, rimpiangono l'erba verde del vicino. Seregno, a loro dire, pur per aspetti diversi, ha fatto meglio.
Ore 23.10. Si parla di Meda Servizi. Non so cosa sia (chiedo perdono) ma ho capito che è fallita e che è costata oltre cinque milioni di euro, più quattrocentomila euro per le spese legali, più altre spese, per un totale di dieci milioni di euro. Lo dice Vilma Galimberti e finalmente (dopo due ore e un quarto) parte un applauso concreto. Rincara la dose il candidato del Pdl, che parla di inefficienza che non si deve ammettere. Taveggia incassa ma senza sbracare. E' il meno leghista degli amministratori leghisti che conosco, inteso come folclore. Qui si vede che ha toppato e invece di sbraitare, confondere le acque, dare le colpe non a lui ma a Roma ladrona, al governo Monti, alla vecchia Dc, a Cappuccetto Rosso e ai sette nani, preferisce stare in silenzio. Caimi fa un discorso pedagogico giusto ma dispersivo e alla fine, incredibilmente, invece di affondare il coltello nel vizio, se la prende con gli applausi del pubblico. ''Era un applauso ironico'' gli suggerisce qualcuno, ma lui tira dritto. Non dico di essere populista e demagogico, però se fosse un po' più attento alla saggezza del pubblico non sarebbe un danno, tutt'altro. Lo ripeto: qui a Meda è un dibattito strano. Mi pare che candidati e pubblico non si capiscano. Un'impressione privatissima e parziale, me ne rendo conto, tuttavia mi sembra onesto scriverlo.
Ore 22.27. Taveggia non ce la fa. Ed è un peccato che non continui a star zitto sull'argomento Meda Servizi, perché si arrampica sui vetri. Unico risultato: il battimani della sua fetta di pubblico.
Ore 23.32. E' tardi, qualcuno scappa, meglio salutare e chiudere. Alla prossima tappa.